Dalla rassegna stampa Teatro

Kushner e i sensi di colpa - Angels in America , parte seconda. Titolo: Perestroika .

Angels in America 2 Ottimo cast, vitale De Capitani, Ida Marinelli gran classe

La regia è la stessa della prima parte, al lavoro insieme Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, che è anche uno dei protagonisti nel ruolo dell’avvocato maledetto Roy Cohn, colui che mandò i coniugi Rosenberg sulla sedia elettrica. Anche il cast è lo stesso, ciascun attore con più maschere che nella prima parte, Si avvicina il Millennio .
Ma la moltiplicazione dei personaggi è già un sintomo che qualcosa non funziona come prima. Prima era una macchina, in cui tutto filava alla perfezione: un ristretto gruppo di persone legate tra loro, negli anni della scoperta dell’Aids: la tragedia d’essere gay non perché gay, ma per quella nuova, sconosciuta malattia. L’arredatore di interni Prior Walter, ora sempre in scena, aveva dichiarato al compagno Louis, impiegato alla Corte d’Appello, d’avere contratto la malattia. Louis non lo aveva sopportato e l’aveva tradito. Vi era poi un altro personaggio importante, anche lui omosessuale, ma non dichiarato, anzi sposato con Harper, una donna frustrata e dipendente dal valium. Era Joe Pitt, capo cancelliere del giudice Wilson alla stessa Corte d’Appello di Louis. Personaggi relativamente secondari: Hannah, la madre di Joe; Belize, infermiere dell’avvocato morente Cohn; e l’Angelo, colui che secondo l’autore, Tony Kushner, rappresenta la Centralità Continentale Americana.
In Si avvicina il Millennio, questi personaggi noi li scopriamo poco a poco e il dramma è davvero un dramma, il cui epilogo è l’apparizione dell’Angelo. In Perestroika , a parte la morte di Roy Cohn, non succede nulla di nuovo. È come se Kushner, soddisfatto del lavoro fin lì compiuto, volesse in esso specchiarsi; o pretendesse conferirgli lo statuto di un’epopea, se non di un’apocalisse con finale rovesciato, finale da commedia. Vi sono un mucchio di «Ti amo», «No che non mi ami», «Sì ti amo», «Tu credi di amarmi ma è solo l’entusiasmo del neofita». C’è l’idea fissa della generazione: «La mia generazione, eravamo lucidi. Guardavamo impavidi in profondità fin dentro al miasma del cuore del mondo, per vedere quale incubo vi sia laggiù». C’è l’altra fissazione della grande scena che avvolge la piccola: «Oh, se la gente come te non avesse il presidente Reagan da demonizzare cosa farebbe?». C’è il tema ossessivo della colpa (cito a memoria): «Ho scopato a destra e manca più di lui. Perché lui e non io? Non è giusto». (Si vorrebbe obiettare che colpa ci sia a «scopare» di più o di meno. Ma soprattutto, spostando il discorso dal piano morale a quello teologico, si vorrebbe chiedere a chi sia rivolto quel «perché? »).
C’è infine come coronamento proprio di questo lacerante ma innocuo interrogativo l’apparizione di Ethel Rosenberg davanti al letto di morte di Cohn. La signora Ethel di Kushner si frega le mani. Ora tocca a lui, al suo indiretto assassino: una scena, dal mio personale punto di vista, imbarazzante, per non dire spiacevole. Non mi soffermerò sull’angelologia, sulle allegorie a ripetizione, le invettive antiamericane, così struggenti e ricolme di non troppo velata ammirazione (per l’America). Non posso d’altra parte non ribadire l’eccellenza del cast. Antipatico e vitale fino all’ultimo il Roy di De Capitani. Possente, suggestivo, il Prior di Edoardo Ribatto. Sara Borsarelli è l’onniavvolgente Angelo. Un po’ caricaturale il Belize di Fabrizio Matteini. La mia preferita è Ida Marinelli, Hannah: un’attrice d’una classe, d’una consapevolezza davvero rara.

Angels in America 2
di Kushner/Bruni-De Capitani
Teatro dell’Elfo di Milano Personaggi Da sinistra, Ida Marinelli, Hannah; Sara Borsarelli, l’Angelo

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