Dalla rassegna stampa Cinema

Gli abbracci spezzati: poca passione ma tanto Almodóvar

Gli abbracci spezzati parla di cinema e cinema ancora, parla di Pedro Almodóvar e delle sue fissazioni, della duplicità e dei ricordi, dell’amore e del rapporto genitori-figli…

L’ultimo lavoro del seducente regista spagnolo arriva con ritardo nelle sale italiane, il 13 novembre, dopo esser stato presentato nel maggio scorso a Cannes. E rinnova per la quarta volta la collaborazione con Penélope Cruz che è Lena, bella, fatale e povera, che cede facilmente all’interessamento del magnate Ernesto Martel (José Luis Gómez), ben più vecchio di lei e che pur di assicurarsi la sua fedeltà le asseconda le ambizioni da attrice. Sul set di Ragazze e Valigie Lena si innamora del regista Mateo Blanco (Lluís Homar), poi diventato il suo doppio Harry Caine. Il tutto ripreso dal making of girato dal figlio gay di Martel (Rubén Ochandiano), incaricato dall’odiato padre di riprendere tutto quello che c’è attorno al film.

Ma basta. La trama, che assume man mano tinte noir, non è importante, anzi sembra solo un pretesto per Almodóvar per rappresentare le sue ossessioni. Finito il film, quando mi alzo dalla poltroncina, quasi faccio fatica a rintracciarne ricordi lineari. Addosso mi rimane un delicato buon sapore, un po’ troppo evanescente.
Avevo atteso tanto Gli abbracci spezzati, come attendo sempre ogni creazione di Almodóvar, ma la pellicola fatica ad appassionare, seppur confermi indubbiamente il buongusto stilistico di Almodóvar e il talento di una Cruz impegnata a essere sia Lena che Pina di Ragazze e Valigie, il film nel film.

I richiami al cinema sono tanti tanti tanti. L’arte di Talia, più o meno direttamente, è usata per descrivere la vita. Lena e Mateo, fuggiti a Lanzarote, guardano Viaggio in Italia di Rossellini. Le lacrime di Ingrid Bergman di fronte a una coppia morta nel sonno, in un abbraccio eterno sotto la lava di Pompei, riflettono quelle di Lena (Cruz).
Ragazze e Valigie, poi, è senza troppi veli una sorta di riadattamento di Donne sull’orlo di una crisi di nervi dello stesso Almodóvar.
Il buon Pedro si è lasciato andare… ha fatto un film dove rinchiudere un po’ tutto se stesso, e il cinema prima di tutto.

“Sento che è la prima volta che faccio una dichiarazione d’amore così esplicita al cinema; non con una sequenza specifica, ma con tutto un film” ha ammesso. “Amore al cinema, ai suoi materiali, alle persone che si fanno in quattro sulle luci, agli attori, ai montatori, ai narratori, a quelli che scrivono, agli schermi dove si vedono le immagini che muovono intrighi ed emozioni. Ai film come si facevano nel momento in cui furono fatti. A qualcosa che sebbene dia da vivere, non è solo una professione, ma una passione irrazionale“.

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