Dalla rassegna stampa Cinema

Good Morning Aman

Incontro di solitudini

Aman è un ragazzo di origine somala. Vive a Corviale, periferia romana, il più lungo palazzo del mondo. Parla romanesco meglio di Totti, ma il colore della pelle lo rende «straniero ». I suoi amici sognano di mollare Roma e di vedere il mondo, di andare magari a Londra (e uno ce la fa), ma Aman vuole essere profeta in patria e poi si è invaghito di Sara, una ragazza che ovviamente non se lo fila per nulla.
Aman ha una strana mania: gli piace salire sui terrazzi dei vecchi palazzi umbertini dell’Esquilino e osservare la città dall’alto. Su uno di quei terrazzi, una notte, incontra Teodoro: romano, 40 anni, ex pugile, scorbutico come pochi. Aman lo scoprirà solo tempo dopo, ma la sera del loro primo incontro Teodoro era uscito di casa per la prima volta da mesi, ed era salito in terrazzo per buttarsi di sotto. L’incontro con Aman gli salva la vita. È l’incontro fra due solitudini, e l’italiano è ancora più «scoppiato» e disperato dell’extracomunitario – che poi tale non è, essendo italiano a tutti gli effetti…
ROMA MULTIETNICA
Raccontato così, Good Morning Aman potrebbe sembrare uno spaccato sociologico della Roma multietnica. Se poi aggiungiamo che è lo sviluppo di un documentario girato dallo stesso Claudio Noce – qui all’esordio nel lungometraggio – qualche anno fa, l’approccio da «cinema civile» diventa ancora più invadente. In realtà non è così: il film è soprattutto lo studio di due personaggi, ai quali il giovane Said Sabrie e il bravissimo Valerio Mastandrea aderiscono con grande, partecipe intensità. La regia, con inquadrature strettissime e mobili, è sì da cinema-verità, ma il film ha momenti onirici – come il finale simil- western – davvero sorprendenti. Noce è partito da un tema ma ci ha messo sopra uno stile. Mastandrea, anche produttore, è stato bravo e coraggioso a crederci. AL.C.

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