Dalla rassegna stampa Televisione

L’omicida recita nella fiction tv.

Uccise l’ex bidello Galaurchi conosciuto in chat line, a Rebibbia lavora al Call center. Verdoni, condannato a 21 anni, nel cast di “Reparto trans”.

A Rebibbia dove finisce di scontare la pena per omicidio, è addetto al Call center del carcere. Quindici anni fa, fu una chat-line telefonica dell’144 a metterlo in contatto con la vittima: un ex bidello di Castiglion Fiorentino assassinato per soldi e abbandonato nella vasca da bagno di casa. E fu sempre il telefono (le primissime indagini su tabulati e ponti radio) ad inchiodarlo insieme al complice: 21 anni e mezzo di carcere a testa in Corte d’Assise ad Arezzo. Angelo Domenico Verdoni oggi non è più un giovanotto alternativo, ha superato i 40. Quando ad Arezzo venne processato insieme ad Alfredo Spezzacatena, davanti ai giudici popolari e a una folla di curiosi, a fronte alta dichiarò di essere gay. Alto, capelli lunghi, aria trasognata, a San Benedetto mostrò subito inclinazione per la cultura e il teatro. Già allora recitava nella compagnia della casa circondariale. E siccome la prigione è una punizione, ma anche un’opportunità, Verdoni in questi tre lustri ha affinato le sue qualità artistiche. Attore in carcere, ma anche sul piccolo schermo. Ha interpretato una parte in una docu-fiction trasmessa dal canale Cult della piattaforma Sky. “Reparto trans” è il titolo della serie (10 episodi) ambientata nella sezione transessuali del carcere maschile di Rebibbia, a Roma, che racconta le storie e gli amori di cinque detenuti. La serie (già andata in onda) è stata firmata da un gruppo di autori (Matilde D’Errico, Maurizio Iannelli e Marco Penso) che ha realizzato per RaiTre altre docu-fiction a cavallo tra denuncia e intrattenimento. Unico gay del reparto (gli altri sono tutti transessuali) Angelo aveva a fianco un argentino condannato per lesioni aggravate a 5 anni, un romano che deve scontare 21 anni per omicidio durante una rapina, un peruviano col vizio di derubare i clienti adescati per strada (8 anni la pena), un napoletano che si definisce trans filonazista, in galera per furto e ricettazione di motorini. Nelle recensioni, quanto ad Angelo Domenico Verdoni, si legge: “40 anni, unico gay del reparto trans, condannato a 21 anni per una storia iniziata in chat e finita con un omicidio, che oggi lavora (ironia della sorte?) nel call center del carcere.” La chiave di lettura degli episodi passa per l’amore: le relazioni ora tenere ora movimentate tra i trans che hanno nomi come Ginevra, Cinzia, Perla. A chiudere il cerchio c’è proprio Angelo, che invece odia il travestitismo e non sopporta i trans. Nell’autunno del 1994 lui e Alfredo Spezzacatena, originari di Montemilone in Basilicata ma residenti a Roma, si fecero ospitare dal Galaurchi, 58 anni, separato. Le indagini e la sentenza dicono che i due, in combutta, per spillargli altri soldi lo ammazzarono e abbandonarono il corpo nella vasca da bagno della casa di via Trieste a Castiglion Fiorentino. Poi via. Si tradirono anche con gli attingimenti col Bancomat della vittima. Scrive su internet Verdoni in un “messaggio in bottiglia” inviato dal carcere all’attuale compagno attraverso un sito autorizzato: “…Il destino ci ha riservato anni di privazioni e mancanza di luce. Quanti i sorrisi forzati, quante le lacrime che si confondono con i giorni cupi della detenzione! Oggi tu sei presente sempre con pazienza e dolce ironia… Fai filtrare dei raggi di sole nella mia alienazione, e con quanto sacrificio riesci a cogliere parti di me per farmi in qualche modo sentire non più colpevole di un errore che commisi anni fa…”

Corriere di Arezzo

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.