Dalla rassegna stampa Personaggi

Rufus Wainwright: «La mia musica è un affare di famiglia»

Nuova icona gay. Padre, madre e sorelle celebri …Rufus: «Tanto io sono un favoloso fiore omosessuale, quanto lei è una donna di fuoco, mi ricorda un personaggio di Fellini…

Il cantautore Wainwright, pop barocco che punta all’opera

MILANO — Le colpe dei padri ricadono sui figli. Anche i meriti. In questo caso, aggiungiamo anche quelli di mamma. I Wainwright sono una famiglia di artisti. Di questi tempi il più in vista è Rufus, cantautore, icona gay, cinque album e due nomination ai Grammy in carriera. Ma ce ne sarebbe da mettere in piedi una band: mamma Kate, canadese, negli anni Settanta formava con la sorella le McGarrigle Sisters, un duo folk di discreto successo; papà Loudon III, oltre ad essere uno dei protagonisti della scena folk ha fatto qua è là anche l’attore (nella serie tv «M*A*S*H» e al cinema in 40 anni vergine , Big Fish e altre pellicole).
Una coppia così, anche se si sono separati presto, non poteva che sfornare due artisti. Rufus, che ha appena pubblicato «Milwaukee at Last!!!», un cd e dvd live da cui escono tutta la forza della sua voce tenorile, il suo stile pop orchestralbarocco e il suo amore per i costumi fuori di testa (sul palco osa pure i lederhosen, i pantaloncini di pelle tipici tirol-bavaresi). E Martha, pure lei cantautrice.
Al telefono il maggiore ci racconta come è stato crescere in una famiglia così. Ha mai sognato, chessò, di fare l’avvocato? «Forse avrei potuto fare il ballerino — confessa —. Quella è l’occupazione più vicina a un lavoro normale che possa immaginare. Non è una questione di sognare altro, è proprio come parlare di un altro pianeta: non avrei potuto essere altro che un artista».
In attesa di un concerto natalizio che lo vedrà sul palco della Royal Albert Hall di Londra con mamma e sorella, ci racconta così i Wainwright. Si parte con mamma Kate, con lei è cresciuto dopo il divorzio avvenuto quando aveva tre anni: «Lei è il centro della mia educazione artistica. Mi ha insegnato tutto quello che so, è stata lì ad ogni passaggio con commenti, critiche e incoraggiamenti », dice oggi il 36enne. Papà, che gli ha dedicato canzoni (anche «Rufus is a Tit Man», in cui lo descriveva come sempre attaccato al seno della mamma) e di cui lui ha fatto delle cover? «È un incredibile performer e un grande cantautore.
Non l’ho visto molto crescendo, ma sul palco sono sempre stato devastato dalla sua potenza. Ci assomigliamo molto, a volte mi sembra di vedere un me stesso più vecchio». Martha, 33enne sorella minore, ha cominciato come corista di Rufus: «Tanto io sono un favoloso fiore omosessuale, quanto lei è una donna di fuoco, mi ricorda un personaggio di Fellini. È così forte che ringrazio Dio di non essere etero, altrimenti… », scherza. C’è un’altra sorella, Lucy, 28 anni, nata dalla nuova compagna (Suzzy Roche, cantante pure lei) di papà: «Ha visto tutti i diversi elementi già presenti e ha scelto qualcosa che non c’era ancora. È abbastanza femminile, ma non si presenta come un sex symbol. I suoi suoni sono puri e semplici».
Fra le passioni di Rufus, abbandonato un periodo autodistruttivo con le droghe, ci sono Judy Garland (le ha dedicato uno spettacolo) e l’opera. In «Barcelona», brano presente anche nel dvd, una parte del testo viene dal Macbeth di Verdi. «La canzone parla di Aids. Ne ho paura, ognuno dovrebbe averne, e quando la scrissi ne avevo ancora di più perché non c’erano cure. Vedevo quella malattia come il fantasma dell’opera». Wainwright è un fan di Verdi. «Ricordo quando mamma ha portato a casa il Requiem cantato da Leontyne Price. Quel– l’ascolto è diventato il requiem della mia adolescenza: dal giorno dopo ho smesso di sentire gli Eurythmics. Ancora adesso sono ossessionato dall’opera: sono appena stato alla Scala di Milano per l’ Orfeo di Bob Wilson e ho dormito nella camera d’albergo dove Verdi è morto».
Il cantante, nato vicino a New York e cresciuto in Canada, ha anche scritto un’opera intitolata Primadonna , storia di un soprano che torna sul palco dopo anni di assenza. Era stata commissionata dal Met di New York, ma poi qualche dissapore con il teatro ha spinto Rufus a spostare il debutto, avvenuto quest’estate, a Manchester. Sogna la Scala? «Sarebbe bellissimo, ma il mio desiderio è l’Opera di Parigi perché il libretto è in francese. Mi piacerebbe anche l’Arena di Verona, me la ricordo ancora quando ho aperto un concerto di Sting».

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