Dalla rassegna stampa Cinema

Tom Ford, lo stilista dell’amore

Debutto da regista con «A single man»: il dramma di un uomo che ha perso il compagno

MOSTRA DEL CINEMA. STASERA SI ASSEGNANO I PREMI. APPLAUSI PER MENDOZA CHE RACCONTA IL LATO OSCURO DELLE FILIPPINE. FOLLE «MR.NOBODY» DI VAN DORMAEL

È arrivato il giorno dei «Leoni». Questione di ore. Archiviati ieri gli ultimi tre film in Concorso, oggi tutti sono in attesa del verdetto della giuria.
Un altro film, che raccconta dell’amore omosessuale, punta al Leone d’Oro, quattro anni dopo il premio ai cow boy amanti dell’ormai cult «Brokeback Mountain» di Ang Lee. Si tratta del film d’esordio dello stilista Tom Ford : «A Single Man» tratto dal romanzo omonimo di Christopher Isherwood, considerato la pietra miliare del movimento di liberazione gay.
Tom Ford consegna un film che ha il merito di ricordare che l’amore non è sinonimo di sesso, per cui la storia che racconta, dichiaratamente omo, potrebbe avere per protagonisti anche un uomo e una donna. Il film infatti racconta della lenta sedimentazione del dolore da parte di un professore universitario che perde l’uomo con cui condivideva la vita da 16 anni, per colpa di un incidente. La sua disperante fatica per sopravvivere alla perdita lo porta a decidere di suicidarsi, ma l’ incontro con un suo affascinante studente sembra ridare senso alla sua vita. Ben interpretato da Colin Firth, nella parte del professore, e da Julianne Moore, in quello della sua unica amica, il film è ben confezionato, sembra il pacchetto di un vestito d’alta moda, fotografia avvolgente, scenografie e costumi di grande ricchezza, musiche in la minore sovrabbondanti, ma infine manca di anima: dentro la bella confezione c’è il nulla. Applausi scroscianti dalla stampa. E al Lido già si mormora che il film possa vincere un premio.
Ben più duro e vero e vivo è «Lola» (Nonna) che esalta il fare cinema di Brillante Mendoza, sporco e poetico. Qui è essenziale e chiaro nel dipingere un mondo di povertà, di miseria totale, in cui gli istinti più bassi e i fiori più profumati convivono in situazioni dove è impossibile vivere. Il regista filippino, che pochi mesi fa aveva vinto a Cannes il premio per la miglior regia per «Kinatay», film che deve ancora uscire in sala, ci porta nelle periferie del suo paese, invase dall’acqua putrida, infestate dalla pioggia battente, dalla fragilità del vivere, e mette a confronto due nonne, una, la buona, deve sistemare il funerale di un nipote assassinato e spinge perché la giustizia faccia il suo corso contro il giovane assassino del nipote. L’altra, la meno buona, è la nonna del ragazzo incarcerato, sa che è colpevole, ma lo vuole a casa, per i suoi traffici: vende abusivamente verdure, imbroglia spudoratamente i clienti, è convinta che tutto abbia un prezzo in quella primitiva foresta di mattoni. Vedendo in difficoltà la nonna buona, lei cerca di comprare il ritiro della denuncia e ci riuscirà, perché i buoni sono sempre «umiliati e offesi» in un mondo di lupi affamati.
Applausi sulla via di un Leone che porterebbe Brillante Mendoza sulla via di un grande slam cinematografico.
Terzo film in concorso «Mr. Nobody» di un Jaco van Dormael che torna a fare cinema dopo 11 anni. E che cinema, folle, fantastico, perché distrugge le morali, colmo all’inverosime di amore. Di tanto impossibile straodinario amore. Siamo nel 2092 e il protagonista è l’ultimo uomo mortale, destinato a morire nel suo letto, mentre intorno tutti gli altri uomini sono diventati immortali. Uno psicologo e un giornalista cercano di carpirgli i ricordi: è l’ultimo testimone di mondo perduto. E lui ricorda confondendosi e confondendo, e riricoda il senso profondo e bello del dover morire, del poter amare. U.B.

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