Dalla rassegna stampa Cinema

Quell’esercito New age di Clooney

Commedia eccentrica sugli esperimenti sul paranormale compiuti dall’esercito Usa George dribbla le domande sulla vita privata

MOSTRA DEL CINEMA. PIÙ DURO E DIRETTO DI «GOMORRA» IL FILM DI FERRARA «NAPOLI, NAPOLI, NAPOLI»: RIFLESSIONE SULL’ITALIA PARTENDO DALLA CITTÀ CAMPANA

George Clooney è un abitudinario della Mostra, e come sempre convoglia su di sé l’interesse di tutti, costringendo il cinema, quello vero, a nascondersi in attesa di tempi migliori visto che ora trionfa solo i gossip. L’attore così non risponde alle domande sulla sua presunta omosessualità e sul rapporto con l’ex velina Elisabetta Canalis. Questa volta Clooney ha accompagnato fuori concorso «The men who stare at goats» (Gli uomini che guardano le capre) di Grant Heslov, attore per lo più tv e socio del bel George nella casa di produzione Smokehouse.
Alla base del film, un libro inchiesta di Jon Ronson sugli esperimenti sul paranormale compiuti dall’esercito americano e poi sfruttati per torturare fantasiosamente i prigionieri di Guantanamo e Abu Ghraib.
La vicenda viene narrata fuori campo da Bob (Ewan McGregor) che ha visto la sua vita cambiare dopo il divorzio dalla moglie, ma soprattutto dopo l’incontro con Lyn (George Clooney) con cui si avventura in Iraq, scoprendo che l’esercito degli Usa ha qualche scheletro in più in un armadio stracolmo.
Il confuso film si chiude con un party all’LSD che coinvolge «fricchettonamente» un intero campo di militari in Iraq, e con Bob che, affinata la tecnica appresa da Lyn, passerà attraverso i muri.
Meglio, sempre fuori concorso, Abel Ferrara che, con il suo «Napoli, Napoli, Napoli», ha conquistato il pubblico. Si tratta di un film che, mescolando interviste alle detenute del carcere di Pozzuoli, a intellettuali e politici, con due storie di fiction che si intrecciano – una raccontando di una ragazza destinata allo sfregio morale e allo stupro, l’altra di amici che si ammazzano tra loro in nome della camorra – riesce a rendere in tutta la sua drammaticità il problema di una città dove è impossibile sfuggire al potere mafioso, con giornalisti che scappano e una signora sindaco che alza le braccia impotenti. Più duro e diretto di «Gomorra», il film di Ferrara è grande cinema civile e spettacolare, una riflessione sull’Italia di oggi, di cui il caso Napoli è solo l’elemento più macroscopico del degrado.
In concorso si è visto l’attesissimo «Lebanon» dell’israeliano Samuel Maoz. Un’altra rimeditazione, dopo l’intenso «Valzer con Bashir» di Ari Folman, di un regista costretto a fare i conti col suo passato di violento soldato, in quell’invasione israeliana del Libano nel 1982 che culmino col massacro di Sabra e Chatila. Maoz ambienta l’intero film all’interno di un carro armato che accompagna un gruppo di paracadutisti nella «bonifica» di una cittadina.
Ben sceneggiato e inquietante, il film manca però di emozione per l’incapacità del regista a rendere claustrofobico il piccolo ambiente interno del carro. Sembra talvolta che giri in spazi enormi, non riesce a comunicare la pressione del ferro sulla carne, resta in superficie. Peccato: poteva essere un grande film. U.B.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.