Dalla rassegna stampa Media

La polizia i gay schedati e la privacy

«Noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni». La frase, riportata dal Giornale …

«Noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni». La frase, riportata dal Giornale come parte di in un atto di un procedimento giudiziario, non è passata inosservata. Più d’uno, ieri, è saltato sulla sedia a chiedersi se in Italia un cittadino possa essere oggetto di attenzione da parte delle forze dell’ordine – schedato, insomma – per il proprio orientamento sessuale o per le proprie frequentazioni. Già, perché da quanto si capisce, Boffo sarebbe stato «attenzionato» non perché sospettato di essere un molestatore – il reato poi contestatogli – ma per il «genere» delle sue frequentazioni.
Nessuna schedatura, fanno sapere dalla Polizia di Stato dove la notizia ha suscitato una qualche meraviglia. L’unica schedatura possibile è quella relativa a fatti che costituiscono reato. Altro, si osserva, non trova spazio in archivio. Ma il dubbio ieri si è insinuato anche perché in passato questo genere di informazioni veniva effettivamente raccolto. Franco Grillini, allora presidente di Arcigay, ricorda bene quando nel 1994 si rivolse al ministro dell’Interno Roberto Maroni – e lo stesso fece quando al Viminale sedeva Giorgio Napolitano – per lamentare le «schedature di omosessuali» da parte della polizia. «Ogni volta – ricorda Grillini – ci è stato detto che non era vero. Questo articolo del Giornale sembra invece una nuova conferma».
Anche il Garante per la privacy si occupò di denunce del genere. «In più di una occasione – racconta l’ex presidente dell’Autorità Stefano Rodotà – il Garante di fronte a casi di cronaca o a segnalazione degli interessati, si era rivolto al ministero dell’Interno. La risposta fu che non c’era più alcuna raccolta di notizie». «È comunque da escludere – aggiunge – che una persona possa essere schedata in base all’orientamento sessuale». Se, insomma, la frase riportata dal Giornale fosse confermata, dice Rodotà, ci sarebbe da «sbalordire».
A schedature non crede Imma Battaglia, presidente di DiGay Project. «Ci sono stati anni in cui accadeva – dice – ma non sono più questi. Se fosse vero sarebbe gravissimo ma non ci credo». In ogni caso, «sono contenta se iniziano a uscire fuori, non in questo modo, i nomi di persone influenti che potrebbero cambiare la percezione negativa della omosessualità. Spero che dopo il suo ne escano anche altri, come tutti sappiamo che ci sono». «A noi – dice Aurelio Mancuso, presidente Arcigay – risulta che la schedatura degli omosessuali fosse pratica dismessa da tempo. Se ciò non fosse vero, allora si aprirebbe in questo paese una vera e propria questione democratica. Di questo chiediamo conto all’attuale ministro degli Interni Maroni».
E a Maroni ne ha chiesto conto anche l’Italia dei Valori. Antonio Di Pietro, infatti, ha annunciato una interrogazione parlamentare per «per sapere se è vero o no che i corpi di polizia, evidentemente su disposizione delle autorità politiche, stanno schedando gli omosessuali così come Mussolini e Hitler fecero a loro tempo quando ad essere schedati furono gli ebrei, gli zingari e gli stessi omosessuali». E potrebbe non essere finita qui. Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità Garante della Privacy, spiega infatti che «l’indicazione riportata dal Giornale è estremamente sintetica e che allo stato non sono pervenute richieste di fare accertamenti o verifiche. Se la situazione lo giustificasse o avessimo richieste – aggiunge – l’Autorità, come già in passato, non mancherà di intervenire».

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Vendola: «Squadrismo giornalistico»

«Chi non condanna il modo in cui si è scavato nella vita privata del direttore di Avvenire, vuol dire che accetta la barbarie del quotidiano di Vittorio Feltri e quello che io considero, a tutti gli effetti, “squadrismo giornalistico”».
Nichi Vendola condanna senz’appello le “rivelazioni” del Giornale su Dino Boffo. Al governatore della Puglia, omosessuale e cattolico, non è piaciuto affatto l’outing forzato sul direttore del quotidiano dei vescovi.
Vendola, sta pensando anche lei a uno scoop a orologeria?
Dal giornale della famiglia Berlusconi è arrivato un concentrato delle stesse velenose caratteristiche che il premier attribuisce ai suoi detrattori: siamo in balìa di diffamatori e ciarlatani, di una cultura parafascista che usa il tema degli omosessuali come un randello. Guardate quello che sta succedendo a Roma, una città avvelenata e intollerante, in cui la destra istituzionale attacca ciò che in realtà ha covato con le sue uova di serpente. E il tutto avviene nel momento in cui c’è il massimo grado di espansione dell’ipocrisia di regime che ha nel presidente del Consiglio il suo massimo interprete. Il punto è che dietro gli attacchi del Giornale a Boffo c’è il tentativo di nascondere una verità acclarata.
Quale?
La frattura tra il berlusconismo e il cattolicesimo italiano è ormai insanabile.
Ne è così sicuro?
Certo. A questo scenario la destra sta rispondendo in due modi: il primo è quello del ricatto istituzionale, usato dalla Lega Nord; il secondo è quello dello squadrismo giornalistico.
Resta però la condanna per molestie e il patteggiamento di Boffo.
Sappiamo davvero come andò quella vicenda? Ne conosciamo tutti i dettagli in modo da darne un giudizio serio? No, tutt’altro. E poi, siamo sicuri che sia giusto sapere di cosa si tratta? A me, sinceramente, non interessa scandagliare in questo modo nella vita privata del direttore del giornale dei vescovi. E sa perché? Perché alle posizioni oscurantiste della Chiesa sull’omosessualità non si può certo rispondere con la barbarie…
Insomma, l’outing violento non le è piaciuto affatto.
Guardi che non c’è alcuna correzione a sinistra di Feltri. Né il direttore del Giornale può essere scambiato per un novello Pasolini oppure per uno spirito libero. I ritardi della Chiesa cattolica sulla questione omosessuale non si possono risolvere a colpi di ricatti.
Però Silvio Berlusconi ha preso le distanze da Feltri, ha visto? «Mi dissocio dal Giornale, il rispetto per la vita privata di tutti è sacro», ha detto il Cavaliere.
Il presidente del Consiglio è esperto nell’arte del dissociarsi da quello che dice lui stesso. Figuriamoci se ha difficoltà nel prendere le distanze da quello che scrivono i suoi tiratori scelti. No, non gli credo: veicola una cultura belluina, irrispettosa delle persone, politicamente scorretta. E di fronte a questo scempio, tutto il mondo cattolico ha risposto «non possumus».

di Tommaso Labate


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