Dalla rassegna stampa Cinema

MA SAISON SUPER8. Il "Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire"

… ho iniziato ad interessarmi al FHAR, il Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire, fulcro del movimento di liberazione sessuale francese (che ha ispirato i vicini europei, tra cui il FUORI italiano),…

Il mio primo lungometraggio, Ma saison Super8, si svolge a Parigi fra il maggio ’68 e gli anni ’70. Sono sempre stato affascinato da quel periodo storico, non solo perché rappresenta la nascita di un movimento ideologico internazionale basato su dei valori fondamentali come le libertà individuali e il pacifismo, ma anche per l’influenza che ha esercitato su di me il cinema di quegli anni, con dei grandissimi registi: da Visconti a Ferreri, da Godard a Pasolini, da Fassbinder a Fellini.

Quando mi sono trasferito a Parigi e ho iniziato ad interessarmi al FHAR, il Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire, fulcro del movimento di liberazione sessuale francese (che ha ispirato i vicini europei, tra cui il FUORI italiano), mi sono accorto che non esistevano film che parlassero di questo momento fondatore delle nostre libertà attuali. Tralascerò le ragioni storico-politiche di questa mancanza, trattandosi solo di mie ipotesi personali. Quel che è certo è che, malgrado una sceneggiatura apprezzata da molti professionisti, il progetto non ha trovato nessun finanziamento, né pubblico, né privato.

Parlando con uno storico regista indipendente, Lionel Soukaz (che ha co-diretto con Guy Hocquenghem il primo film gay francese, “Race d’Ep”, 1979), mi parve evidente il fatto che un film su un movimento anarco-libertario come il FHAR non potesse che essere girato nella maniera più libera possibile. Decisi quindi di autoprodurlo. Poco tempo dopo, iniziai il casting ed ebbi la fortuna di incontrare dei giovani attori e attrici sorprendenti…

Le riprese di Ma saison Super8 sono durate soltanto nove giorni, con una equipe ridotta al minimo (una decina di persone) per via del carattere underground del film. Mi sono occupato personalmente anche dei costumi e delle scenografie anni 70, cercando vestiti vintage e accessori arancioni e/o a rombi nei vari marchés aux puces parigini… L’equipe era composta da giovani tecnici e attori esordienti. Nonostante il ritmo frenetico delle riprese (dalle 9 alle 23, con una media di 11-12 scene al giorno, quando di solito se ne girano 2-3), l’atmosfera era stimolante, cosa che ha permesso di sviluppare la storia del film nel corso della sua realizzazione. In effetti, in principio la sceneggiatura era prevista per un mediometraggio. In seguito, fra intere scene basate sull’improvvisazione o aggiunte nottetempo, dialoghi scritti all’ultimo minuto e un lavoro di montaggio durato 3 mesi, il film ne ha tratto un maggior respiro.

Temevo un po’ la presentazione ufficiale davanti al pubblico parigino. In realtà, le due proiezioni in occasione del Festival des films gays et lesbiens de Paris 2005 sono state accolte con un certo entusiasmo e il film è stato editato in Dvd. Proprio in occasione dell’uscita del Dvd, decisi di includere fra gli extra un breve documentario composto da interviste con dei militanti che avevano vissuto quell’epoca e partecipato a quel movimento che univa gay e femministe. Proposi a Gabriele Ferluga, che aveva già contribuito in veste di storico alla prima fase della sceneggiatura di Ma saison Super8, di lavorare con me in maniera più stretta su questo nuovo progetto. Dalla nostra collaborazione è nato un nuovo film, quasi un parallelo storico rispetto al primo, il documentario La révolution du désir che completa e termina la mia recherche su questo avvincente periodo storico.

http://www.cinema-invisibile.com/

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