Dalla rassegna stampa Libri

In Paola Presciuttini due diversi s´incontrano

Gli editori non volevano questo libro perché non c´è violenza … Il ragazzo orchidea (Gaffi) parla dell´incontro e dell´innamoramento tra due diversità: Beatrice, una trans che vive nella normalità seppure in conflitto con il suo corpo; Nazim, un venditore ambulante marocchino…

Quando Paola Presciuttini ha bussato alle porte delle case editrici proponendo il suo nuovo romanzo Il ragazzo orchidea, si è sentita rispondere sempre lo stesso luogo comune: non c´è violenza, e quindi manca di aderenza alla realtà. Possibile che in Italia esista un transessuale risolto, che non si prostituisca ma sopravviva senza vendersi? Possibile che tra gli immigrati marocchini ce ne sia uno che, di fronte allo svelarsi di un mistero (per lui tragico) non si vendichi con la sopraffazione su chi fino a quel momento l´ha tenuto nascosto? Perché Il ragazzo orchidea (Gaffi) parla dell´incontro e dell´innamoramento tra due diversità: Beatrice, una trans che vive nella normalità seppure in conflitto con il suo corpo; Nazim, un venditore ambulante marocchino con regolare permesso di soggiorno. Paola Presciuttini dice sì, certo che due persone così possono esistere: «Mettere Nazim sulla strada di Beatrice per me ha significato tirare fuori lati diversi di ciascuna personalità: Nazim s´innamora di una persona ancora più straniera di lui, perché una trans è sradicata sempre e ovunque; lei incontra un uomo portatore di una cultura altra, entra in contatto con una diversità ulteriore invece di fermarsi a osservare la propria. Ognuno ha da dare molto all´altro: Nazim trasmette a Beatrice una relazione con il tempo che la cultura occidentale ha ucciso, Beatrice dona al ragazzo quell´istruzione che, in Marocco, è un privilegio».
Ambientato tra Bobolino e Settignano, luoghi cari all´autrice, Il ragazzo orchidea racconta tre Firenze diverse: «Quella in divenire di Beatrice, quella dell´apertura all´altro di Nazim ma anche quella popolana di Gemma e quella intellettuale di Sirio, il professore universitario che aiuta Beatrice a stare lontana dalla vita di strada. I nomi non sono a caso. Gemma Donati era la moglie di Dante, che amava Beatrice. Nazim richiama Hikmet, il grande poeta». È un romanzo d´impegno civile. Ma anche d´amore, «non l´avevo mai fatto prima, e mai lo rifarò. Io sono una cantastorie, mi piace raccontare la vita: l´amore è solo un aspetto». Forse è per questo che mai lo stile di Paola Presciuttini è stato così ridotto all´osso: «Ho sottoposto la mia scrittura ad una massacrante opera di scarnificazione, cercavo luminosità e leggerezza. L´unico virtuosismo, qui, è quello dell´essenza».
L´argomento si sarebbe prestato a tentazioni psicanalitiche, «invece credo che la letteratura non debba essere un luogo di divulgazione della psicanalisi. Ma che debba rispondere alle ragioni della narrazione. La psicanalisi è un modo di leggere la narrazione». Ne Il ragazzo orchidea c´è casomai una prospettiva utopica della realtà, «volevo raccontare l´amore come strumento di conoscenza del mondo». La scelta non è piaciuta all´associazionismo gay, «hanno detto che è un romanzo edulcorato. Io volevo dare una speranza, un´opportunità alla diversità, e non immergerla nel solito dramma sociale».
(f.p.)

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