Dalla rassegna stampa Teatro

Garofano Verde al Belli/ Ricci e Forte omaggiano Cooper

…Sesso e autolesionismo. Sesso e quotidiana insoddisfazione, Sesso e crudeltà. Fino a non riconoscersi. Perché questo forse è il senso: non voler dire chi sono e come amo, cosa sento e perché sono diverso. …

Sogni implosi. Di amanti seriali. Persone che si sono svuotate per necessità esistenziale. Vivono perché subiscono. Subiscono, perché non sanno come ribellarsi. Amano, compulsivi e morbosi, agitati e disperati. Impauriti. Le emozioni perciò sono indicibili, sopportate grazie a una motivata quanto meditata banalizzazione. “I personaggi seguitano ad essere mossi da forze opposte: affetto e aggressività, pietà e gelida indifferenza. Pensano di sopprimere l’oggetto dei loro desideri, ma finiscono per torturarsi. Il sesso resta una droga potente”. Un metodo diventato vizioso per seguitare a sognare. E così, “questa confusione organizzata svela i meccanismi ad orologeria che operano in simultanea”. Desiderio violento. Sexual Addiction. L’esplorazione del limite. Cicatrici interiori. “La pornografia ti prende visceralmente, nel mio lavoro è una cartina di tornasole: confusione, paura, emozioni sfrenate… mi galvanizza tutto del corpo dell’altro”. Il corpo dell’altro, il contenitore delle mie frustrazioni. Questo autore vomita il disagio adolescenziale e si nutre di un’innocente cattiveria sviluppata come autodifesa. I due registi se ne appropriano con divertimento. La scena è colorata, ma di colori stantii, i colori abusanti e densi dell’IKEA. Sulle pareti c’è scritto “amore”, ma è una scritta che sbiadisce presto, mentre a terra, più durevoli, vengono lasciati i resti, poi dispersi, della voracità. Briciole di muffin. Sangue che è solo vernice. Lacrime che sembrano finte. E quattro ragazzi che divorano tutto senza essere mai sazi. La carne, e quello che c’è dentro. Tutto, per evadere da una realtà fatta di morte, quando muore tua madre, simbolo di attaccamento. È così che non conservano più niente, tanto meno il dolore. E fingono, perché anche la finzione è fantasia. E divorano se stessi mentre spietati si masturbano per dimenticare. Ed è una successione di atti sconnessi, mentre tutto si fa gioco, ripicca, dispetto: lei ama e lui picchia, lui ama mentre abusano selvaggiamente di lui senza sosta, lei rimane schiacciata da troppi corpi sopra di lei, lui resta in ginocchio a lungo…ognuno diventa il buco nero dell’altro, dove mettere troppo sesso agonizzante. Sesso e autolesionismo. Sesso e quotidiana insoddisfazione, Sesso e crudeltà. Fino a non riconoscersi. Perché questo forse è il senso: non voler dire chi sono e come amo, cosa sento e perché sono diverso. Diverso come tutti siamo diversi, nell’omologazione del corpo che ci sottrae all’altro, e all’amore. Bravissimi i quattro interpreti (Anna Gualdo, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Mario Toccafondi), sopportano con impegno mutilazioni, scarnificazioni, colpi a terra e torture indicibili, nudi e soli. Feroce la regia. (Garofano Verde/Scenari di teatro omosessuale)

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