Dalla rassegna stampa Teatro

GENIALI RICCI&FORTE. MACADAMIA NUT BRITTLE

Ultima sera al Teatro Belli di Roma per “Macadamia Nut Brittle” del duo Ricci & Forte. Assolutamente da non perdere…

Ultima sera al Teatro Belli di Roma per “Macadamia Nut Brittle” del duo Ricci & Forte. Assolutamente da non perdere. Un percorso di poco più di un’ora denso di emozioni. Addirittura troppe per certo pubblico che finisce in lacrime, alla fine dello spettacolo, dopo aver dato libero sfogo alle proprie emozioni attraverso la personale ovazione. Applausi che finiscono per supportare una storia-non-storia frammentata, eppure così chiara all’occhio –ma soprattutto all’anima- di tutti. Perché Ricci&Forte anche questa volta vanno dritti, senza timore, senza ombra di dubbio, senza incertezza alcuna, vanno dritti –dicevo- al centro dell’anima dello spettatore sconvolgendolo impigliandolo nella fitte rete delle emozioni più profonde. E non sono certo le scene di sesso, eterosessuale, bisessuale e omosessuale mimate esplicitamente in un groviglio di corpi a turbare; e non certo i momenti di violenza; tutto sempre incorniciato da una musica che stride e dolcemente accompagna con la visione in atto sul palcoscenico. E nemmeno il lungo, appassionato e maledettamente vero bacio tra i due protagonisti che ci cercano e si ritrovano l’uno con l’altro in quel contatto così intimo. Quello che lascia senza fiato è il vuoto. Quello stesso vuoto che si percepisce ogni giorno dalle cronache dei media, che altro non sono che riflessi di un vuoto che abbiamo accanto, magari proprio dentro le nostre case, e non ce accorgiamo. O ancora peggio, quello stesso vuoto che abbiamo dentro di noi e non lo sappiamo. O fingiamo di non accorgecene. Garimberti parla del nichilismo come del male odierno, quel sentimento che tutto appiattisce, omologa e annulla, schiaccia. Impedisce la visione di qualsiasi futuro al punto da costringere a vivere solo il presente, ma senza quella saggia consapevolezza dei Classici, senza quel sano hic et nunc. Costringe alla vita del qui e ora per inerzia, perché nulla c’è di diverso da fare. E il Vuoto avanza e ingloba le anime e i corpi. Perché stupirsi allora se gli adolescenti usano il sesso come gioco tra loro, se vendono il proprio corpo, se vanno incontro a esperienze forti per noia o per vacuo divertimento? Perché stupirsi, alla fine, se quello che rimbomba nella mente dei giovani protagonisti, nel loro cuore altro non è che il rumore del amore? La solitudine sa schiacciare, il dolore fa male. Non resta che tentare di stare uniti ognuno come può a se stessi. Il rischio è di finire di affondare come il Titanic in un Oceano di Nulla. Ognuno, in fondo, non cerca altro. Non vuole altro. Solo amare ed essere amato. Come tutti al mondo. E nell’impossibilità di realizzare questo desiderio non rimane che rifiutarsi di crescere e restare così per sempre nel proprio ovattato mondo di eterni fanciulli. Quattro gli attori, tre ragazzi e una ragazza. Imbarazzante, per me, non saper trovare aggettivi per qualificare il loro lavoro, la loro bravura, la loro presenza scenica senza cadere nel trito e nello scontato. Sono assolutamente e incredibilmente bravi, ognuno con le proprie peculiarità, con le proprie corde messe magistralmente in risalto dal genio (perché ormai non ho dubbi che lo sia) di Ricci&Forte. Alcuni poi di una bellezza, affatto comune, straripano oltre ogni confine. Così i quattro in scena avanzano, incalzano e inglobano il pubblico risucchiandolo nel loro vortice emotivo.
Raramente sono uscito tanto emozionato da un teatro. Impossibile –per me- rimanere professionale, magari rigido come uno stoccafisso come spesso sanno essere i critici imbalsamati dal prorio piglio accademico. Mi sono abbandonato da subito a quel turbinio tra risate, e pianti. Perché si ride e si piange e sempre quanto meno ce lo si aspetta. Il titolo? E’ solo il nome di un tipo di gelato di una nota marca, Haagen Dasz, simbolo di una trasformazione costante e continua della forma. E’ il nome dei tre ragazzi.
“…Non sappiamo quale sia la verità… l’importante è che l’ambiguità sia chiara.
Per questo, nell’epoca delle passioni precotte, dei sentimenti in doppiopetto di grisaglia ci siamo saziati famelicamente alla tavola di Dennis Cooper, alla scabra poesia di cui è imbandito il suo universo letterario. Abbiamo tentato di raccontare, con mozartiana impudenza, una fiaba crudele sull’adolescenza. Scardinare le porte della cosiddetta normalità sessuale, suonare la grancassa del mondo dei foreveryoung, spargendo sale sulle ferite di una realtà brutalmente viva, è stato quasi automatico mentre sfilavano sotto gli occhi i temi ossessivi di Cooper….” (Ricci & Forte)

fino a oggi 11 giugno
Teatro Belli, Roma – per la Rassegna “Garofano verde”
MACADAMIA NUT BRITTLE (primo gusto)
di ricci/forte
con: anna gualdo, andrea pizzalis, giuseppe sartori, mario toccafondi
movimenti scenici: marco angelilli
assistente regia: fausto cabra
diario di bordo: francesco paolo del re
regia: stefano ricci
http://www.myspace.com/ricciforte
photo mauro santucci

da http://podoff.splinder.com/

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