Dalla rassegna stampa Cinema

Crudeli passioni en travesti per corpi e desideri estremi

Morire come un uomo di João Pedro Rodrigues è stata una delle più belle sorprese del Certain Regard… Per questo suo nuovo film João Pedro Rodrigues, cineasta superbo del cinema portoghese, che si era fatto conoscere col primo e sorprendente O fantasma, confermando il suo talento col …

Morire come un uomo di João Pedro Rodrigues è stata una delle più belle sorprese del Certain Regard, vinto dal greco Yorgos Lanthimos con Canini (il film più conteso del festival, lo voleva anche la Quinzaine), regista che avevamo molto amato per il precedente Kinetta, e che qui invece subisce un po’ troppo il fascino di un cinema autoritario (Haneke nelle sue prove peggiori o Uli Seidl, anche lui austriaco), privo di necessità e sedotto dal gusto di una provocazione fine a se stessa che potrebbero presto condurlo sulla strada di Lars Von Trier (speriamo per lui di no).
Che sia piaciuto a Sorrentino presidente della giuria – mai più la pasta «alla sorrentina», dice un’amica francese arrabbiata – non c’è da stupirsi: il suo Divo infatti non si discosta molto da questi compiacimenti, coi ralenti volgarizzanti stragi reali, come se così lo shock sia più alto. Morire come un uomo allora. Le prime immagini sono notturne e misteriose: un gruppo di soldati in un bosco, due di loro vengono mandati in avanscoperta: una guerra? Un’esercitazione? I ragazzi arrivano davanti a una casa, dentro una coppia di elegantissimi travestiti suonano il piano conversando. I due militari fanno l’amore con violenza, poi uno spara all’altro e fugge. Ma Morire come un uomo (Morrer como um homem) racconta una guerra, la battaglia che ogni giorno affronta con se stessa Tonia, travestito un po’ invecchiato, la cui vita si divide tra il palco di uno scassatissimo cabaret a Lisbona en travesti, e Rosario, appena un ragazzo bello, eroinomane, teneramente crudele, di cui è perdutamente innamorata.
Tonia ha un figlio che la odia, sente la vecchiaia che avanza, ormai non è più la regina del locale, i clienti le preferiscono la più giovane e nerissima Jenny, il boss vuole licenziarla. Ma soprattutto Tania si sente lacerata dalla scelta che le impone Rosario, passare dalla condizione di travestito a quella di transessuale, farsi operare lei che però è cattolica e non vorrebbe mai trasgredire l’ordine di Dio.

Per questo suo nuovo film João Pedro Rodrigues, cineasta superbo del cinema portoghese, che si era fatto conoscere col primo e sorprendente O fantasma, confermando il suo talento col melò cimiteriale Odete, si è ispirato alla figura leggendaria di un travestito, star delle notti lisbonesi negli anni Ottanta, ma anche a un libro di americano degli anni Cinquanta, Casa Susana, di fotografie anonime con una galleria di uomini in travestimenti femminili.
Amore e morte sono l’intreccio che guida il cinema di Rodrigues, le storie e i suoi personaggi appassionati estremisti del sentimento. Ma più che Sirk, anche se amato, le sue immagini sontuosamente barocche come il barrio di Lisbona, mischiano atlantico e mediterraneo, umorismo nerissimo della letteratura portoghese e canzonette italiane, spagnole, del fado, un musical dove si ama sempre fino a morire (come in un film di Tonino de Bernardi), o una sceneggiata che si può cantare solo con riccioli biondissini e trucco pieno di ombretto azzurro luccicante. Tonia soffremille pene, il corpo rifiuta questo passaggio, le tette al silicone piangono sangue e latte sintetico. Insieme a Rosario, e agli amati cagnetti, la piccola Augustina e Vagabondo, Tania parte verso la campagna, laddove Rosario è nato e vive il fratelllo. Ma i due si perdono, attraversano un bosco (un luogo primario e ricorrente quest’anno nei film sulla Croisette) e arrivano nella villa dei due travestiti dell’inizio: Maria Bakker è elegantissima, Irene la sua compagna di solitudine, ne asseconda i riti e le scelte di vita raffinati. Devi imparare a piacerti come sei, diceMaria a Tania che infine vorrà morire come un uomo, anche se ha vissuto sempre da donna, ovvero col vestito e cravatta.
È un filo sottile che srotola Rodrigues lungo i complicatissimi intrecci delle sessualità. Non è questione di morale, e nemmeno di religione, ma di piacere. Come Ed Wood che adorava mettersi i golfini rosa d’angora, e giocare sul filo di un doppiomultiplo e di piaceri non codificati, Tania non vuole rinunciare al gusto delle tette e del pene, dei suoi imponenti abiti colorati e delle parrucche, di un’identità la cui cifra ambigua è la potenza più seducente e lo spazio irripetibile di libertà (le autorità religiose iraniane infatti puniscono gli omosessualima approvano il cambio di sesso). Codice contro flusso desiderante, genere contro contaminazione., contro il sogno che sembra ormai impossibile, o almeno rifiutato dal tempo, di una cultura che ama inventare. È il cuore profondo del cinema di Rodrigues che vi si rispecchia, ancora un altro gioco di doppi, che il conflitto di Tonia sprime in ogni fotogramma, atto di amore commuovente verso un immaginario non classificabile, e mondo fuori dal tempo di inafferabile libertà.

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