Dalla rassegna stampa Cinema

"Il mio film per salvare il cinema"

Almodóvar e la Cruz ancora insieme per “Los abrazos rotos” – Cruz: “E´ stato faticoso. Ma la gioia di lavorare con Pedro supera ogni fatica”

Si chiamava Mateo Blanco e faceva il regista. Dopo aver perso la vista e la donna amata in un drammatico incidente, ha assunto lo pseudonimo di Harry Caine e fa lo scrittore. La sua agente Judith si occupa di lui con gelosa dedizione. Diego, il figlio di lei, assiste Harry nel lavoro e nei problemi quotidiani. Lena è la segretaria di Ernesto Martel, potente uomo d´affari, al quale chiede aiuto quando suo padre ha bisogno di un intervento chirurgico urgente e costoso. Ernesto ha un figlio aspirante regista, che offre una storia a Harry, ma viene respinto.
Sono i personaggi di Los abrazos rotos che Pedro Almodóvar introduce nella prima parte del film, ciascuno con le sue angosce e i suoi silenzi, apparentemente sconnessi, come in un lungo prologo in cui nulla accade. Basta accettare l´attesa e, quando sui giornali si annuncia la morte di Ernesto Martel, il film parte, appassionante, bello. I rapporti si svelano, la storia si compone, i brandelli di foto stracciate che Harry conserva in un cassetto riprendono vita. Tra flashback e presente, Almodóvar recupera i suoi ritmi e i suoi colori e al centro del film s´impone Lena, Penelope Cruz. Nel passato Lena è diventata l´amante di Martel per gratitudine, ma non le basta, ha il sogno dell´attrice e quando Mateo Blanco prepara un cast si presenta per un provino. Va malissimo, ma tra i due è subito amore: il ruolo è suo. È un amore impossibile. Pur di non perderla, Martel finanzia il film e manda il figlio sul set a girare il backstage e nelle sequenze in cui ascolta una ragazza che con tono monocorde e professionale decifra dai movimenti delle labbra le parole di intimità che Mateo e Lena si scambiano c´è il migliore Almodóvar, genio del grottesco nella disperazione. Per sfuggire all´ira di Martel, gli amanti fuggono a Lanzarote e sarà lì che accadrà il misterioso, tragico incidente.
C´è la morte, ci sono malati e ospedali in Los abrazos rotos, c´è tutta la malinconia che si è insinuata nel cinema di Almodóvar durante gli anni Novanta, esaltata dalle origini del film che, ricorda il regista, «ho scritto in un periodo in cui soffrivo di emicranie feroci e devastanti. Così è nato il personaggio di Mateo, l´attore Lluis Homar, un regista cieco. Che, dopo l´incidente, si rifugia nello pseudonimo di Harry Caine per non confrontarsi con il passato troppo doloroso di Mateo. Ma quando ritrova la pellicola di “Chicas y maletas”, liberamente ispirato a “Donne sull´orlo di una crisi di nervi” e decide di rimontare il film che era stato massacrato da Martel – un regista deve completare la sua opera anche se è cieco – il confronto con il passato è inevitabile e giusto, non si può vivere a lungo con i buchi neri nell´anima. Il personaggio è una metafora della Spagna, che negli anni 70 aveva bisogno di rinascere con una nuova costituzione, non poteva guardarsi indietro, erano troppo forti le ferite. Ora la democrazia è adulta, è il momento di farlo, di ritrovare e affrontare la memoria. C´è una legge, si chiama “legge della memoria”, spero che i socialisti la applichino seriamente, come hanno promesso in campagna elettorale».
Per Penelope Cruz «è stato un film faticoso, come sempre con Pedro, più di sempre perché Lena è tante donne, una figlia addolorata per il padre, un´amante annoiata, un´attrice pessima che diventa brava, una donna che vive il grande amore. Ma con Pedro ci sono lunghe prove prima delle riprese. E la gioia di lavorare con lui supera la fatica». Anche perché, spiega Almodóvar, «sul set le mie indicazioni sono precise e, malgrado la mia timidezza, recito tutte le parti. Una volta ho persino fatto un cunnilinguo per mostrare all´attore come doveva fare».
Los abrazos rotos è anche una dichiarazione d´amore al cinema. «Ho sentito il bisogno di farlo come se lo sentissi in pericolo, ora che le sale perdono spettatori. C´è un omaggio alla voce di Jeanne Moreau, uno spezzone di “Viaggio in Italia” con Ingrid Bergman, una citazione di Tonino Guerra, grande autore del neorealismo, un omaggio al noir con il triangolo Martel-Lena-Mateo, c´è il film nel film». E se “Chicas y maletas” con le sue sequenze esilaranti viene da un suo film, «non è per autocompiacimento, ma Donne sull´orlo… è la commedia che sentivo perfetta da contrapporre ai drammi del film. E mi ha riportato i miei primi personaggi come fantasmi del passato, ho sognato tutte le mie attrici, Banderas che mi sorrideva. Fantasmi simpatici per fortuna. Forse significa che dovrò ritrovare la leggerezza per scrivere una commedia».

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