Dalla rassegna stampa Teatro

I fratelli coltelli di Bouchard non parlano ma si picchiano

…Sono diversissimi, il più piccolo è un commesso senza ambizioni, il grande un uomo semplice, un falegname, il terzo è colto, si occupa di arte, ed è omosessuale. …

Tre fratelli che non si vedono da anni si ritrovano per il matrimonio del più giovane. Mentre viaggiano in macchina, hanno un incidente e restano bloccati nella foresta, nello stesso luogo dove il padre, esattamente quindici anni prima, è morto in circostanze misteriose.
Strane coincidenze guidano la trama di Il sentiero dei passi pericolosi, “tragedia stradale” scritta nel 1998 da Michel Marc Bouchard, classe 1958, capofila del nuovo, vitalissimo teatro del Québec. L´autore canadese è solito scandagliare con lucidità e precisione i silenzi dell´inferno famigliare, e qui li traduce in uno spietato confronto tra fratelli che nell´allestimento prodotto dal Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e firmato da Tommaso Tuzzoli, trentenne di talento, in scena all´Out Off ‘ si trasforma in una partita di boxe.
A torso nudo, immersi in una scena vuota illuminata da luci che disegnano ferite e ricordi sulla loro pelle, i tre giovani attori Andrea Capaldi, Andrea Manzalini, Silvio Laviano sono impegnati in un corpo a corpo verbale e fisico senza esclusione di colpi. Una messinscena originale e potente, che ha impressionato la critica: «Ho fatto boxe a lungo – racconta Tuzzoli, napoletano, qui alla sua seconda regia dopo essere stato per anni assistente di Antonio Latella – e mi è sembrato il modo giusto per poter rendere concreto l´estremo duello di parole del testo. Perché Ambroise, Carl e Victor sono fratelli ma non si parlano. Sono diversissimi, il più piccolo è un commesso senza ambizioni, il grande un uomo semplice, un falegname, il terzo è colto, si occupa di arte, ed è omosessuale. Non si vedevano da tre anni, dal funerale della madre. Sono abituati a dimenticare e a non guardare in faccia la vita, i loro pezzi di verità emergono a fatica. Ma dopo l´incidente iniziano a dirsi tutto quello che non hanno mai avuto il coraggio di dirsi».
Muri quotidiani che nascondono una tragedia e una colpa del passato, la responsabilità nella fine del padre «che Bouchard svela pian piano, con continui déjà vu, lanciando degli indizi che scioglie solo alla fine. La sua è una partitura musicale scandita da pause e sospensioni che collocano i personaggi in uno spazio misterioso, tra la vita e la morte. Nel testo aleggia un alone di morte, ma questi corpi lottano, tentano fino alla fine di restare vivi. Come nel pugilato, attraverso la violenza si arriva alla franchezza di un corpo disarmato, che abbassa la guardia, sincero».

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