Dalla rassegna stampa Cinema

Facebook-film: un po’ d’amore e un po’ di lotta

Otto episodi sul social network più «pieno» della rete Si chiama «Feisbum»: per fuggire la tagliola delle royalties

L’idea già nel novembre 2008, nel momento del vero boom in Italia: ne è venuto un istant-movie. In uno dei «capitoli» un prof tenta l’abbordaggio con una tipa conosciuta sul web ma finisce per ritrovare una vecchia amica.

Si chiama Feisbum per evitare che Mark Zuckerberg, inventore dei sito internet più popolare del momento, si facesse pagare profumati diritti. Ma anche i sassi sanno benissimo che il film a episodi in uscita venerdì sugli schermi italiani, in 240 copie, parla di Facebook, il social network – il luogo d’incontro – più frequentato della rete. Stando ai dati dello stesso sito, Facebook ha 200 milioni di utenti in tutto il mondo e, pur essendo gratuito, è valutato 16 miliardi di dollari. Esiste dal febbraio 2004 e in 5 anni è divenuto il più utilizzato mezzo per contattare persone, scambiarsi informazioni, fare gossip… e politica, visto che quasi tutti i personaggi pubblici più importanti hanno un loro profilo. In America si sta preparando un film che sarà imperniato sulla figura del suddetto Zuckerberg, ma per una volta l’Italia è stata più veloce: il produttore Marco Scaffardi e il regista Serafino Murri (che dirige l’episodio finale) hanno cominciato a parlarne a novembre del 2008: «A dicembre erano pronti i soggetti – spiega Murri –, a metà dicembre abbiamo scelto gli altri registi, a fine dicembre sono state consegnate le sceneggiature, il 2 gennaio 2009 siamo entrati in pre-produzione, il 2 febbraio le 8 troupe hanno cominciato a girare gli 8 episodi, tutti rigorosamente in una settimana, e il 9 febbraio è iniziato il montaggio. È, volutamente, un instant-movie. L’idea stessa richiedeva un simile approccio. Non ci credeva nessuno nei luoghi di produzione ‘classici’, tipo Rai o Mediaset, tanto che Scaffardi, registrato l’interesse degli esercenti, ha fondato una società per distribuirlo in totale indipendenza. È stato realizzato senza un centesimo di finanziamento pubblico. L’unica fonte è stata la sponsorizzazione della Sony, per altro giusta in un film dove i computer sono continuamente in scena».

EFFETTI CARRAMBA

Serafino Murri è un cineasta e un critico, nessuno meglio di lui può spiegarci perché internet è il soggetto giusto per un film: «Io sono su Facebook dal 2006, ma ho cominciato a usarlo in modo intenso dal 2008. Ovvero, nel momento in cui gli utenti italiani sono passati da 680.000 (estate 2008) a 9 milioni (Natale dello stesso anno). Anche se nel ’68 avevo 2 anni, mi considero un ex sessantottino e Facebook mi sembra l’erede della piazza sessantottina. Almeno nell’uso migliore che si può farne, perché poi è pieno di gente che vuole rimorchiare, fare pettegolezzi o dare di se stessa un’idea diversa, migliore, rispetto alla realtà. Per non parlare di quello che chiamo ‘l’uso Carramba’, il ritrovare vecchi amici, compagni di scuola… Io, su Facebook, ho 1.250 ‘amici’ e per il 90% sono persone che conosco, come tutti i miei ex studenti. Ma c’è chi arriva a migliaia e migliaia. È un luogo dove si formano gruppi, forum, attività. Da qui, discende l’uso politico, sul quale però sono assai scettico: credo che far politica diventando ‘amico’ su Facebook di un leader o di un deputato sia un’illusione, esattamente come è illusorio il pensare, da parte degli stessi leader, di creare consenso».
L’episodio di Murri si intitola Angelo azzurro reloaded e mette in scena proprio un ex sessantottino, un prof (il sempre bravo Giorgio Colangeli) che tenta l’avventura con una strappona conosciuta in rete ma finisce per ritrovare una vecchia, vera amica: «Molti episodi del film girano intorno al sesso virtuale, mi piaceva raccontare una breve storia in cui, dal virtuale, si passa al reale».

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