Dalla rassegna stampa Cinema

"Isola Nuda" oggi in concorso al GLBT Festival di Torino

Nel 1939 quarantasei omosessuali catanesi venivano arrestati e dopo umilianti ispezioni corporali, incatenati come criminali, venivano spediti al confino sull’isola di Ustica mentre in tutta l’Italia un crescente numero di omosessuali veniva mandato in varie località di confino….

Nel 1939 quarantasei omosessuali catanesi venivano arrestati e dopo umilianti ispezioni corporali, incatenati come criminali, venivano spediti al confino sull’isola di Ustica mentre in tutta l’Italia un crescente numero di omosessuali veniva mandato in varie località di confino. Quest’episodio storico è oggetto de L’isola nuda documentario (54 minuti) della palermitana Debora Inguglia autrice del soggetto assieme a Diego Della Volpe, produzione Silvia Scerrino per Visionaria (in collaborazione con la Regione Siciliana Dipartimento Regionale dei Beni Culturali, Ambientali e della Educazione Permanente, Sicilia Film Commission) oggi in concorso al GLBT Festival di Torino. La Inguglia ha conseguito la laurea in Film e Video presso il London College of Communication. Ha al suo attivo una serie di cortometraggi realizzati sia in Inghilterra che in Italia. Isola Nuda, è stato presentato in anteprima al National Film Theatre di Londra nel 2007. La regista sta lavorando alla sceneggiatura del suo primo lungometraggio.
Strana idea fare un documentario su questo argomento (già oggetto del libro di di Goretti e Giartosio uscito un paio d’anni fa «La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia Fascista»). Strana, se le discriminazioni sociali in generale non fossero sempre dietro l’angolo. Dunque è giusto ricordare questa pagina triste e vergognosa della storia recente. Ma la Inguglia va oltre la testimonianza per raccontare la prigionia come metafora di libertà.
«Isola Nuda – riferisce la Inguglia da Londra dove vive – si sviluppa intersecando i racconti e la vita di un anziano omosessuale catanese del quartiere di San Berillo, che pur non avendo vissuto l’esperienza del confino, ci riporta con i suoi ricordi ad un tempo in cui l’omosessuale veniva percepito e si percepiva egli stesso come “femmina”, e i ricordi degli abitanti di Ustica dove approdarono parecchi degli omosessuali confinati e in cui, oltre alle prevedibili reazioni di chiusura e rifiuto degli isolani, ci sono stati raccontati anche vari episodi di quasi- integrazione e “scambio”».
Nel documentario non ci sono attori. Come ha reso le figure di questi detenuti?
«Il fatto storico si pone come incipit di una riflessione. Ogni Storia è interpretazione di un passato che non appartiene al presente e che nel caso dei personaggi di “Isola Nuda” va rivelandosi come racconto soggettivo, contraddittorio, tentativo di un discorso che finisce per degenarare in una parodia del senso e della Storia stessa. Si è voluto portare lo spettatore attraverso un processo di esplorazione di una vicenda passata in cui la testimonianza si pone come domanda».
Quale relazione col libro di Goretti e Giartosio?
«Il libro è stato considerato in fase di ricerca. In ogni modo Isola Nuda pur avvalendosi dei racconti di personaggi-testimoni, va al di là della volontà di rappresentare fatti, luoghi e persone nel senso di un tentativo di attualizzazione del passato».
Perchè l’ha colpita la storia catanese ?
«Dalle nostre ricerche è risultato accanto alla preponderanza di omosessuali catanesi nelle liste dei confinati, anche l’ immagine di un variegato scenario più o meno clandestino, che in quegli anni caratterizzò parte della vita della città».
Lo stile narrativo come può definirsi?
«Rappresentazione fortemente visuale e capace di portare sullo schermo la dimensione più intima dei suoi protagonisti. Il piano sequenza insieme a un uso della luce che, seppure in uno stile naturalistico, enfatizza l’interiorità dei personaggi sono i mezzi chiave di un approccio che punta sulla fotografia come essenziale canale di comunicazione».

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