Dalla rassegna stampa Cinema

TRIBECA Parla Woody Allen, il suo film apre il festival con «Whatever Works»

Una spassosa America laica che manda in tilt la morale … L’incontro del padre, repubblicano gentleman sudista, col complicato mondo dei matrimoni gay, ad esempio, da luogo al seguente scambio col futuro amante: «Anche mia moglie mi ha lasciato». «Come si chiamava?». «Norman». «Tua moglie …

NEW YORK
«Anche se un uomo nero è alla casa bianca, un nero sulle strade di New York non riesce ancora a fermare un taxi». Parla Boris Yellnikoff, fisico «pentito», misantropo e ateo militante in apertura di Whatever Works con cui Woody Allen torna a calcare i marciapiedi di Manhattan e nello stile delle sue nevrosi migliori.
Nel film, che ha aperto il festival di Tribeca, Allen riprende la sua autoreferente e compulsiva meditazione esistenziale aggiornata all’America obamiana. Protagonista è Boris Yellnikoff, un fisico della Columbia, brillante quanto amareggiato, che in apertura della storia rompe con la moglie di trent’anni e con la comoda esistenza di professionista accademico di mid-town per diventare filosofo da marciapiede a tempo pieno, passando le giornate nei giardinetti del Village ad insegnare a giocare a scacchi a bambini che vitupera senza pietà. Il resto del tempo lo trascorre a perorare la sua visione scettica e pessimista del cosmo e dell’umanità coi compagni di discussioni al bar.
L’intelletto superiore per lui è un peso, una croce che porta con forti rimostranze, specie nei confronti dei cretini e «minus sabens» che intasano la città e il resto del pianeta. Una di queste ha le leggiadre sembianze di una ex-reginetta di bellezza, Melody St. Anne Celestine, nome appropriatamente southern gothic di Evan Rachel Wood (Thirteen, Across the Universe, Wrestler) che sostituisce qui Scarlett Johansson nei panni della bionda e ventenne musa alleniana. Appena arrivata nella grande città dalla provincia sudista, Melody supplica l’ospitalità di Yellnikoff con grandi occhi azzurri e uno spesso accento del Mississippi. Controvoglia Yellnikoff la prende in casa dando luogo ad una strana coppia: lei ingenua Candide alla scoperta di un nuovo meraviglioso mondo di caustica disillusione, lui geniale nello sprezzo quanto patetico nelle fobie.
Le nozze fra i due siglano l’equilibrio cosmico fra amaro empirismo e solare ottimismo nonché fra metropoli cosmopolita e America profonda, sferzata senza pietà da Yellnikoff/ Allen. È solo l’inizio perché dalle viscere retrograde del paese arriveranno prima la madre religiosa e piccolo borghese di Melody (Hope Davis) e poi suo padre conservatore membro della National Rifle Association (l’associazione per il porto d’armi), innescando una farsa spassosa sui divari morali e intellettuali delle Americhe divise dalle «culture wars».
L’Allen ai tempi di Obama si prodiga in una commedia quasi goldoniana delle maniere, godendo a trascinare a New York i brandelli di America «verace» per redimerli con repentine conversioni al temuto «umanesimo laico» (mamma diventa artista concettuale e bigama, papà sfoga la passione che in Mississippi doveva sublimare coi fucili, con un bell’uomo incontrato al bar). E torna alla farsa marxiana ( di Groucho & fratelli), al gusto retrò delle battute di avanspettacolo jewish da borscht belt. L’incontro del padre, repubblicano gentleman sudista, col complicato mondo dei matrimoni gay, ad esempio, da luogo al seguente scambio col futuro amante: «Anche mia moglie mi ha lasciato». «Come si chiamava?». «Norman». «Tua moglie era un uomo? Ma allora sei omosessuale». «Convinto». «Ma siete contro dio!». «Dio è gay». «Com’è possibile? Ha a creato il mondo, la natura, tutto ciò che c’è di bello». «Appunto, è un arredatore».
L’America integralista, religiosa e bigotta insomma convertita nella Babilonia laica e morale di Allen. «Era questo il pretesto per la commedia – ci dice Allen incontrato a New York – portare cioè personaggi superstiziosi e prevenuti , che a New York sarebbero considerati assoluti barbari, in un mondo che loro invece giudicano orribilmente ateo, comunista e decadente. Per mostrare che dopo aver provato un nuovo stile di vita, magari potevano adottarlo».
«Avrebbe pensato di fare un film così un paio di anni fa?», chiediamo a Allen. «In realtà sarebbe stato persino più efficace sotto la soffocante malevolenza del regime di Bush, sarebbe stato un affondo più affilato. Dopo le lezione di Obama, mi sembrava invece di infierire troppo».
Una preoccupazione evidentemente superata come mostra la scena dei bigotti al museo delle cere, in adorazione davanti alle statue di Bush e Reagan ma anche di papa Woijtila e Donald Trump («Non potevi sposare lui?» dice mamma alla figlia ribelle), che rappresenta la categoria dei finanzieri senza scrupoli.
Alter ego di Allen è qui Larry David, altro praticante della commedia nevrotica nella variante prima narcisista della serie Seinfeld (creata a quattro mani con Larry Charles, regista di Borat) e poi in quella ossessiva e nichilista della serie cult Curb Your Enthusiasm (per Hbo). «David è in grado di interpretare un misantropo arrabbiato e in qualche modo di rimanere simpatico. Ha l’abilità quasi da Groucho Marx di insultare le persone. Il mio personaggio è diverso, è sempre una vittima, uno che viene rincorso. Larry invece è uno che rincorre, anche quando è caustico ti piace. Se facessi io quella parte risulterei solo antipatico. Io, cioè il mio personaggio costruito nei diversi film, deriva da da Chaplin o da Bob Hope: sono dei codardi, si cacciano sempre nei guai, è la cosa che mi riesce meglio. Mentre Larry è perfetto per un altro tipo di mia scrittura» dice Allen.
Il titolo, Whatever Works – si traduce grosso modo «Qualunque cosa funzioni» – è la conclusione pragmatica raggiunta da Yellnikoff e dagli altri personaggi al termine del film. «Per me – dice ancora Allen – è una questione di buon senso. Se non fai male a nessuno è giusto che adotti una qualunque soluzione. La cosa importante è che sia la più adatta a risolvere il tuo problema. Che si tratti della relazione con la tua fidanzata o del collasso dell’economia degli Stati Uniti, è giusto avere la calma e l’apertura mentale che permettono di arrivare alla soluzione più anticonvenzionale, e inconsueta, purché funzioni, purché risponda alle tue esigenze». «É la cosa migliore che possiamo fare vivendo in questo tremendo miasma esistenziale senza uscita e senza speranza, per lenire la nostra sofferenza». «Magari basta anche vedere un film divertente?». «Beh, questo regala un’ ora e mezzo di distrazione dalla realtà».

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