Dalla rassegna stampa Cinema

Guardare la vita «ad occhi aperti».

È questo, in fondo il mestiere di regista. È questo che dice di sé Ferzan Ozpetek, il cineasta italo-turco di «Harem Suaré», «Le fate ignoranti» e «Saturno contro», nel bel libro che gli ha dedicato Laura Delli Colli …

È questo, in fondo il mestiere di regista. È questo che dice di sé Ferzan Ozpetek, il cineasta italo-turco di «Harem Suaré», «Le fate ignoranti» e «Saturno contro», nel bel libro che gli ha dedicato Laura Delli Colli in occasione della retrospettiva e dell’omaggio organizzati a dicembre scorso al Moma di New York: «Saper vedere è quello che conta. Vedere e ricordare. Ma soprattutto sapere leggere negli occhi di chi ti sta intorno. Io voglio vivere con gli occhi aperti. E in piena luce».
Ferzan, del resto, in turco significa «la prima luce dell’alba e l’ultima prima del tramonto», e se c’è una cosa di cui tener conto, nella vita, è per il regista proprio quell’insieme di piccoli particolari significanti, di leggere coincidenze che tracciano o modificano senza volontà apparente i percorsi di ciascuno.
Spiega, Ozpetek: «Voglio provare tutto. Fermandomi, però, sempre un attimo prima di perdermi». Racconta che senza il cinema avrebbe fatto l’artista, il pittore sulle tracce di Picasso e Magritte, o forse il cuoco, perché «amici, sesso, gusto, tavola, buon cibo», tutto si mescola. Non a caso, nei suoi film c’è sempre almeno una scena ambientata in cucina, che spesso è la sua cucina, nella sua casa romana di fronte al gazometro. Non a caso, i suoi film nascono sempre intorno alla tavola, tra una parola e l’altra, tra un piatto e l’altro, dall’intreccio di memorie e sapori.
Accompagnando il libro (edito da Mondadori) in giro per l’Italia in un tour promozionale, come in genere si fa con i film, oggi il regista sarà a Napoli, con l’autrice, alla Feltrinelli di piazza dei Martiri alle 18.
Un’occasione per raccontarsi all’indomani di un compleanno importante, i cinquant’anni, e per raccontare i prossimi progetti, l’inaugurazione del Festival del cinema europeo di Lecce, ad esempio, che gli riserva una retrospettiva, e la preparazione del nuovo film, che presto comincerà a girare proprio da quelle parti. S’intitola «Mine vaganti» e racconterà con i toni della commedia agrodolce, i preferiti di Ozpetek, la storia di due fratelli interpretati dalla meglio gioventù del cinema italiano, Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi. Al loro fianco, la più premiata delle giovani attrici, Alba Rorhwacher. Che storia sarà è presto per dirlo. Ma dopo le atmosfere cupe e forti di «Un giorno perfetto», il film tratto dal romanzo di Melania Mazzucco visto alla Mostra di Venezia, il regista ha più volte detto di aver voglia di tornare sul set usando i toni a lui più congeniali, «ridendo e scherzando» con gli amici attori.
Pochi autori di cinema hanno con i loro interpreti la stessa empatia di Ozpetek. «Gli attori sono creature di un’altra Terra, non si devono capire, bisogna amarli e basta… Le attrici, vorrei che dopo ogni film restassero sempre nella mia vita» confessa lui nelle pagine di «Ad occhi aperti» elencandole tutte con affetto, da Margherita Buy a Valeria Golino, da Stefania Sandrelli a Isabella Ferrari, da Ambra Angiolini a Serra Yilmaz, l’amica di sempre. E nel futuro, chi vorrebbe in un suo film? «Forse Toni Servillo, tragicomico, un attore di assoluta lievità anche quando recita per tre ore su un palcoscenico teatrale. E, certo, Sergio Castellitto. Che è bravissimo».

24/3/2009

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