Dalla rassegna stampa Teatro

«Didone, nudo con il suo dolore»

L’attore di Negrar interpreta un trans in crisi. «Senza vestiti né imbarazzo» …«Didone è un transessuale, che si racconta nel suo bagno prima di uscire sulla strada a lavorare, ed è protagonista di questa storia scritta per durare 25 minuti, come la puntata di una soap opera, ripetuta in …

Nicolò Todeschini in scena a Napoli: «Sarebbe bello se Verona accogliesse questo spettacolo senza pregiudizi»

«Mi dimentico in fretta di essere nudo perché mentre recito il flusso di sensazioni è talmente forte che la mia nudità è l’ultima fonte di imbarazzo ». Nicolò Todeschini ha 25 anni ed è nato e cresciuto a Negrar, da dove manca da sei anni perché subito dopo la maturità è andato a realizzare il suo sogno: diventare attore. «Sono andato alla scuola dello Stabile di Torino perché a Verona non c’erano realtà di quel livello – spiega – e ho recitato in molte opere di Ronconi e Avogadro e l’anno scorso ho preso parte al “100% Furioso” della coppia di autori e registi Stefano Ricci e Gianni Forte». Anche in quello spettacolo, Nicolò recitava senza veli come in «Wunderkammer soap» opera per camera da bagno in cui è nudo.
«Didone è un transessuale, che si racconta nel suo bagno prima di uscire sulla strada a lavorare, ed è protagonista di questa storia scritta per durare 25 minuti, come la puntata di una soap opera, ripetuta in loop in un bagno privato per pochi spettatori alla volta».
Ispirato alle opere di Marlowe, il testo è stato fino ad oggi messo in scena a Roma, nei bagni del teatro India, e a Genova in un bagno pubblico. E sarà a Napoli il 31 marzo al Volver Cafè. «Affrontiamo un tema delicato ma con grande umanità – assicura Didone si prepara per uscire e il pubblico la segue da vicino, una situazione molto intima, in uno spazio piccolo dove è facile lasciarsi investire dalla emozioni e dove il contatto tra attore e pubblico è ineludibile e necessario ».
E se per Nicolò l’imbarazzo della nudità è subito superato, anche per gli spettatori «dopo pochi minuti diventa tutto naturale e il dramma d’amore e abbandono raccontato da Didone assale tutto e tutti, si ha la sensazione di scrutare da vicino l’intimità di una persona. Io sento il pubblico e non posso ignorarlo ».
Una perfomance intensa. «Essere Didone è estremamente faticoso – ammette Todeschini – la drammaturgia di base è molto forte, è un flusso di immagini creato dai registi e in questa griglia io posso capire cosa è necessario in base al pubblico e allo spazio». A Nicolò non dispiacerebbe portare questa opera a Verona: «Ne sarei orgoglioso e sarebbe un bel gesto da parte della città che potrebbe accoglierla con dei pregiudizi, come accade ovunque, ma si rivelerebbero subito infondati perché qui trionfa il valore del teatro ».

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