Dalla rassegna stampa Cinema

"La verità è che non gli piaci abbastanza"

…La verità è che non gli piaci abbastanza dispensa massime, stereotipi, consigli e ammonizioni al pubblico delle «donne» – a patto che per donne si intenda un gruppetto di trentaequalcosa ossessionate dal trovarsi un uomo, da come tenerlo e, obbiettivo finale, come incastrarlo in un …

Come il temibile What Women Want e i recenti (altrettanto temibili) Women e La mia migliore nemica e altri capolavori del genere chick flick (letteralmente «film per pollastrelle» e cioè per l’audience femminile). La verità è che non gli piaci abbastanza dispensa massime, stereotipi, consigli e ammonizioni al pubblico delle «donne» – a patto che per donne si intenda un gruppetto di trentaequalcosa ossessionate dal trovarsi un uomo, da come tenerlo e, obbiettivo finale, come incastrarlo in un matrimonio. Un tempo i film con Pam Grier, Thelma and Louise, persino Silence of the Lambs… erano considerate chick flicks. Oggi la categoria si è molto ridotta. Se la commedia apatowiana ha prodotto, oltre che dei bei film e una nuova comicità americana, una tipologia maschile di esterno adolescente prono a mettersi in pasticci più o meno gravi e a rendersi ridicolo di fronte all’altro sesso, il successo di Sex and the City film e altre pellicole analoghe che lo hanno preceduto ha determinato un’invasione di donne allo stesso tempo aggressive e insicure, perennemente attorniate da amiche logorroiche come loro, inclini a esplodere in assordanti strilli d’eccitazione per qualsiasi cosa, a scoppiare in lacrime di fronte a un bicchiere di cattivo vino bianco e a concentrare tutta le proprie ambizioni nella cattura di un maschio passabile da addmesticare per sempre.
In particolare, il leit motiv di La verità è che non gli piaci abbastanza, diretto da Ken Kwapis (regista della serie tv e del recente Quattro amiche e un paio di jeans) è l’umiliazione. La più giovane e naive delle protagoniste, Gigi (Ginnifer Goodwin), per esempio trascorre gran parte del film davanti a un telefono rosa che rimane muto perché nessuno degli uomini che incontra a raffica, sempre visibilmente entusiasta (nonostante la scarsa qualità dell’interlocutore), è abbastanza interessato da richiamarla dopo il primo appuntamento. Quando Gigi decide di passare lei stessa all’azione, l’umiliazione diventa anche fisica, con le sue avance rifiutate in scene imbarazzanti. La situazione della poveretta migliora solo quando, invece dei rosei consigli delle amiche, inizia a seguire quelli più cinici di un barista (Justin Long)…. La vita non è più allegra per Scarlett Johansson, teoricamente la bad girl del film perché, senza un motivo, fa di tutto per sedurre un uomo sposato (Bradley Cooper) che alla fine la chiude in uno sgabuzzino dell’ufficio dove la lascia ad ascoltare un amplesso tra lui e sua moglie, consumato sulla scrivania. Da parte sua, la moglie – tutta ossa, tic nervosi e spigoli emozionali (sembra perché suo padre è morto di cancro ai polmoni) è il personaggio più ingrato mai interpretato da Jennifer Connelly. Nel gruppo, la più fortunata sembrerebbe Jennifer Aniston: da sette anni vive con un uomo visibilmente innamorato di lei (Ben Affleck). Ma, rivela a metà film, sono stati sette anni d’inferno perché lui non crede nel matrimonio e si rifiuta di sposarla. Quindi, dopo un rapido aut aut lo mette fuori di casa (per riportarli insieme, gli sceneggitori si riducono a infliggere un infarto al povero Kris Kristofferson). C’è solo una cosa peggio di un brutto chick flick come La verità è che non gli piaci abbastanza: i «prossimamente» dei brutti chick flicks che lo precedono al cinema. In uno, Sandra Bullock con capelli arancioni e degli orrendi stivali di vernice rossa insegue ovunque un uomo che non ne vuole sapere di lei. Nell’altro, un giovanotto si trova perseguitato dai fantasmi delle donne che ha sedotto abbandonato subito dopo.

Da Il Manifesto, 20 marzo 2009

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