Dalla rassegna stampa Cinema

Il gay democratico del film anti-Povia piace ai cattolici

Diverso da chi? Parla Grillini, consulente del lavoro di Carteni, lodato da Arcigay e con il placet per il circuito parrocchiale. Luca, candidato sindaco Pd, diventa padre «ma resta omosessuale».

Sui titoli di coda di Diverso da chi? figura il nome di Franco Grillini, già due volte deputato deputato Ds, oggi presidente di GayNet. Nel 2003 fu consultato dallo sceneggiatore Fabio Bonifacci, che rivela: «Non volevo che il film fosse usato per attacchi strumentali, così gli chiesi qualche suggerimento».
Ci sono voluti cinque anni per fare il film, che esce venerdì in 300 copie. Lo firma l’esordiente Umberto Carteni, nel cast Luca Argentero, Claudia Gerini e Filippo Nigro. È la storia di un gay trentacinquenne, Piero, regolarmente accasato con l’amato Remo, che si ritrova per un gioco della sorte candidato sindaco in una città del Nordest. Ma il Pd non si fida, così gli affianca la cattolica Adele, «la furia centrista», nella speranza di battere il candidato leghista. Sergio e Adele, costretti a convivere per ragion di partito, sulle prime si odiano, poi tra i due scatta una scintilla, finiscono a letto, ci scappa anche un figlio. Sarà solo una sbandata?
Grillini, l’Arcigay parla di “freschezza della sceneggiatura” e “di graffiante ironia”. E va bene. Ma anche l’Ente cattolico dello Spettacolo definisce il film “complesso / brillante”, lodando il modo in cui affronta “un tema delicato, difficile e rischioso senza farne pretesto per lanciare proclami o messaggi”.
Però. Non me l’aspettavo proprio. Ogni giudizio aperto che viene da un’istituzione cattolica va preso con soddisfazione. La valutazione pastorale è ancora più interessante perché “Diverso da chi?” tocca un tema che di solita scatena reazioni furibonde: un figlio allevato da una coppia gay e da una donna single, per quanto devota e cattolica. Curioso, positivo.
Che cosa raccomandò a Bonifacci quel giorno del 2003?
Di non raccontare la storia di un gay convertito. Dà molto fastidio. Fu una chiacchierata amabile, tra bolognesi. “Sai, io sono eterosessuale”, esordì. “Non preoccuparti, nessuno è perfetto”, risposi citando Billy Wilder. Parlammo della mia vicenda di omosessuale in politica. La prima volta da candidato, alle provinciali, risale al 1985. Sono esperto in materia. Il cinismo della politica può essere enorme, i due funzionari del Pd che si vedono nel film sono perfetti, azzeccati. Non voglio fare la vittima, ma per noi è stato davvero difficile stare nei partiti: siamo stati più sopportati che supportati. Per la serie: “State lì coi vostri diritti civili, e non rompete le palle”.
Temeva un finale alla Povia?
Della canzone di Povia, posta che quella storia abbia un fondamento e non sia una furbata di marketing, la cosa più sgradevole riguarda lo psicologismo anni Trenta usato per spiegare l’omosessualità di Luca. Qui invece Luca (Argentero) resta gay. Vede, ancora oggi in Italia la paternità e la maternità gay è la più difficile da mandare giù. L’adozione è un tabù negato agli omosessuali, così quando desideriamo un figlio lo facciamo. O con una maternità surrogata o mettendoci d’accordo con una coppia lesbica.
Piero è un gay militante, un simbolo, partecipa alle primarie per testimoniare “il diritto alla diversità”. Ma poi finisce tra le braccia di Claudia Gerini. Succede spesso al cinema. Ricorderà Rupert Everett e Madonna in “Sai che c’è di nuovo?”. Neanche un minimo fastidio?
Guardi, non è mica vietato ai gay andare a letto con una donna. Io sono stato etero fino a 27 anni, mi sono dato parecchio da fare. Del film mi piace proprio il rifiuto del politically correct. Lui si innamora pure della “furia centrista”. Del resto, esiste una relazione storica tra gay maschi e donne etero. Per molte donne il gay dai modi gentili, che esprime un’amicizia disinteressata, col quale puoi parlare di sesso, sarebbe l’uomo perfetto. Peccato che è gay. Nel film la Gerini è repressa, viene travolta dalla tempesta ormonale perché non tromba da tre anni. Nella realtà accade, ma raramente, anche per ragioni tecniche: non ti tira nemmeno col Viagra. Se si parla di bisessualità, invece, può succedere di tutto.
Quanto incide la comunità gay nel successo di un film?
Incide, eccome. Nei film di Ozpetek è evidente. Ma forse è “Milk” il metro di misura. È il film che tutti noi siamo andati a vedere, subito. Naturalmente in Italia la questione omosessuale si pone in modo diverso. Qui non abbiamo la “città rifugio”, come Parigi e Londra, cioè la massa critica che serve per mantenere librerie e locali gay. Da noi c’è una omosessualità sparpagliata, il mercato gay funziona se un prodotto è molto pubblicizzato in tv, se il gay velato si mischia al pubblico normale.

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