Dalla rassegna stampa Teatro

Bassani, j'accuse - Anni '30, Ferrara spietata contro un medico omosex

Eliseo Solo oggi «Gli occhiali d’oro» con De Francovich diretto da Maccarinelli Il testo fu portato sullo schermo da Noiret e da Valeria Golino. Ingresso libero

Roma – Piccolo capolavoro della letteratura italiana del Novecento, «Gli occhiali d’oro» di Giorgio Bassani, l’autore de «Il giardino dei Finzi Contini» di cui tutti ricordano l’edizione cinematografica firmata da Vittorio De Sica con Dominique Sanda, è stato adattato da Tullio Kezich in forma di melologo musicato da Alberto Caruso e diretto da Piero Maccarinelli, in scena oggi alle 20.45 all’Eliseo per una serata unica. A restituire qui il protagonista del racconto di Bassani sarà Massimo De Francovich che incarna un medico otorinolaringoiatra, inserito nella realtà ferrarese del periodo compreso fra gli anni Trenta e i Quaranta. La vicenda dello stimato professionista Athos Fadigati che riesce a nascondere la sua omosessualità fino a quando la passione per un uomo di nome Eraldo non lo spinge a dichiarare e a vivere apertamente il suo rapporto è analizzata non risparmiando alcuna critica alla società ipocrita dell’epoca, intenta a far prosperare i propri interessi mentre lo spettro del nazismo e delle leggi razziali tormentavano le famiglie ebree di Ferrara. Lo scandalo che attanaglia una figura rispettabile, dilaniata fra la libera espressione della sua vera natura e un’immagine pubblica da difendere e infine costretta a scegliere un violento, doloroso e per nulla catartico sacrificio di sé, attraverso la scelta del suicidio, è lo specchio di un ambiente claustrofobico e persecutorio, in grado di rivelarsi una sorta di microcosmo di una nazione arretrata e meschina. Già diventato una pellicola italo-francese del 1987 con Philippe Noiret, Rupert Everett, Valeria Golino, Roberto Herlitzka e Riccardo Diana, questo resoconto sul dramma della diversità in un contesto borghese in cui convenienza e perbenismo condannano l’individuo alla solitudine, se non addirittura alla disperazione, conferma lo sguardo lucido dello scrittore ferrarese che mantiene a distanza di tempo una forte attualità. La consapevolezza interpretativa e il vigore intimo di un attore come De Francovich, passato nella sua carriera da Svevo a O’Neill, da Kraus a Eliot, lavorando con registi come De Lullo, Zeffirelli e Ronconi, garantiscono tutta la pregnanza di un ruolo giocato sulle sfumature interiori. La partecipazione è a ingresso libero fino a esaurimento posti.

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