Dalla rassegna stampa Cinema

Dalí-mania al cinema - Il genio è uno e trino

… Little Ashes («Piccole ceneri»), una coproduzione anglo-spagnola diretta da Paul Morrison. È una pellicola scabrosa ma l’unica che gode del beneplacito della Fundación Gala-Dalí,… «L’amicizia tra il pittore e il poeta diventò molto intima e Dalí dichiarò che cercarono di …

Dilaga la febbre Dalí. Quest’anno arriveranno al cinema ben tre film sulla vita del geniale pittore catalano Salvador Domingo Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol (1904-1989), interpretati da Robert Pattinson, Al Pacino e Antonio Banderas. Non solo: altre due star di Hollywood indosseranno in seguito i panni dell’inventore del metodo paranoico-critico: Peter O’Toole e Johnny Depp.
Il primo film ad arrivare sugli schermi, ad aprile, sarà Little Ashes («Piccole ceneri»), una coproduzione anglo-spagnola diretta da Paul Morrison. È una pellicola scabrosa ma l’unica che gode del beneplacito della Fundación Gala-Dalí, proprietaria del copyright sulle opere del poliedrico artista di Figueras. Ambientato nella Madrid degli anni Venti, il film racconta i rapporti tra Dalí, l’immenso poeta (e noto omosessuale) Federico García Lorca e il regista Luis Buñuel, che si giovò della collaborazione del pittore per la sceneggiatura dei suoi capolavori Le chien andalou e L’age d’or. Costato appena tre milioni di euro e girato quasi tutto a Barcellona, il film è interpretato, nella parte di Dalí, dall’inglese Pattinson, il Cedric Diggory della saga di Harry Potter e il vampiro di Twilight. Lo spagnolo Javier Beltrán, un ottimo attore teatrale, veste i panni di Lorca e il britannico Matthew McNulty quelli di Buñuel.
«L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che trionfi un brutto film su Dalí. Negli ultimi anni sei anni abbiamo rifiutato undici copioni», mette le mani avanti Joan Manuel Sevillano, gerente della Fundación che possiede (ed espone) in Catalogna la bellezza di 400 quadri del genio surrealista. «L’amicizia tra il pittore e il poeta diventò molto intima e Dalí dichiarò che cercarono di mantenere la loro relazione gay», sottolinea la sceneggiatrice, Philippa Goslett. «No problem» dalla Fondazione per la liaison rosa tra Lorca e Dalí, d’altronde documentata dalla copiosissima corrispondenza tra i due geni. «Non è nostra intenzione censurare però vegliamo perché si tratti la figura di Dalí in modo rispettoso e senza invenzioni», spiega Sevillano.
Tutt’altra storia con il secondo lungometraggio in arrivo, Dalí & I: the surreal story del regista statunitense Andrew Niccol (quello di The Truman show), che dovrebbe essere presentato al festival di Cannes del maggio prossimo. Tanto che Sevillano è volato a Los Angeles per dissuadere Al Pacino dall’interpretare Dalí, ma inutilmente. La ragione? Il film è basato sull’omonimo libro del mercante d’arte belga Stan Lauryssens (querelato dalla Fundación), secondo cui il 75 per cento dei quadri attribuiti al maestro sono falsi, dipinti in uno studio segreto di Portlligat e poi venduti con il consenso del pittore, che li firmava per pagare il suo lussuosissimo tenore di vita. E nel libro ci sono anche altre «rivelazioni» stupefacenti e contestate: per esempio, i celeberrimi, curatissimi baffi di Dalí sarebbero stati posticci.
Viaggia invece sul velluto il terzo film, titolo semplicemente Dalí, interpretato dall’ex chico-Almodóvar Antonio Banderas e diretto da Simon West (Laura Croft: Tomb Raider). «Quando West mi ha proposto la parte, ho rifiutato – racconta il sex symbol latino -. Però, dopo aver fatto un provino truccato, mi sono ricreduto. So tutto su Dalí, lo vidi in tivù da piccolo. Mi sembrava un incrocio tra mago Merlino e un pittore». Il copione punta i riflettori sugli otto anni in cui il pittore e la moglie Gala vissero negli Stati Uniti per sfuggire alla Seconda guerra mondiale in Europa. E sostiene la tesi che Dalí conquistò gli Usa e il mondo con il sesso, il peccato e il surrealismo.
Intanto, scaldano i motori per la parte anche O’Toole e Depp che, anche regista, sta cercando un copione. Insomma, «tutti vogliono essere Dalí», sintetizza compiaciuto El País.

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