Dalla rassegna stampa Cinema

Salvatore Samperi, morto ieri a 65 anni

È inevitabile che Salvatore Samperi, morto ieri a 65 anni, venga ricordato soprattutto per due film come «Grazie zia» e «Malizia»…

È inevitabile che Salvatore Samperi, morto ieri a 65 anni, venga ricordato soprattutto per due film come «Grazie zia» e «Malizia». Due opere di culto dell’erotismo italiano che però, sotto certi aspetti, sono state per l’autore la classica «croce e delizia», fonte di riconoscimenti e successo, ma anche marchio che semplificava la sua personalità e in qualche modo gli precludeva altre strade espressive. Eppure sono stati, quei due titoli, film di rottura che crearono sconcerto sia nell’Italia più bigotta e conservatrice che negli ambienti più progressisti. Ma solo dopo un po’ di anni sarebbero stati riconosciuti la reale forza trasgressiva e il valore anche politico di due vicende che sfidavano i tabù della borghesia. Nato a Padova nel 1944, Samperi fece giovanissimo il suo apprendistato come segretario di edizione in alcuni film di Marco Ferreri ed esordì dietro la macchina da presa proprio con «Grazie, zia» (1968) che, in piena contestazione, prendeva coraggiosamente le distanze dal cinema militante di impegno politico-ideologico per raccontare, sulla scia de «I pugni in tasca» di Bellocchio, il disfacimento della borghesia e dei suoi valori attraverso il rapporto di morbosa attrazione che nasce tra il rampollo di una famiglia di industriali e la sensuale zia dottoressa. Le pulsioni sessuali e il senso di morte s’intrecciano in un dramma attraversato dal magnetico erotismo di Lisa Gastoni. «Malizia» sarebbe arrivato nel 1973, ma adeguandosi ad un cinema che nei primi anni ’70 stava imponendo la via italiana ai generi, Samperi realizzò altri film come «Cuore di mamma» (1969), «Uccidete il vitello grasso e arrostitelo», «Un’anguilla da 300 milioni», «Beati i ricchi». L’impatto commerciale di «Malizia» fu maggiore di «Grazie, zia», soprattutto per la conturbante presenza della sconosciuta Laura Antonelli, splendidamente fotografata da Vittorio Storaro che contribuì a trasformare la giovane attrice in una prepotente icona erotica che segnò la nascita di un filone per molti anni imitato. Tira aria alla Brancati nella storia ambientata a Catania negli anni ’50 di un commerciante che, rimasto vedovo, vorrebbe sposare una procace cameriera ma deve fare i conti con i voyeurismi e le voglie alimentati dalla sua presenza tra i ragazzi di casa, in particolare in quello interpretato da Alessandro Momo. La coppia Antonelli-Momo fu riproposta con successo l’anno dopo in «Peccato veniale». Dopo aver tentato con esito incerto la strada della satira antimilitarista con «Sturmtruppen» (che ebbe un seguito nel 1982), Samperi tornò ai temi e alle ambientazioni erotiche che gli erano più congeniali. Arrivarono quindi «Scandalo» (1976), dominato anche questo dalla dirompente presenza di Lisa Gastoni, «Nené» (1977), «Ernesto» (1978) elegante dramma omosessuale da Saba, «Liquirizia» (1979), l’anticlericale e antiborghese «Casta e pura» (1981) ancora con la Antonelli. Negli anni ’80 l’autore esaurisce l’ispirazione e la capacità di rigenerare quel filone erotico-voyeurismo che aveva lanciato, come testimoniano i deludenti «Fotografando Patrizia» (1984), «La bonne» (1986) e «Malizia 2000» (1991), triste congedo dal cinema con l’anodino seguito del suo più grande successo. Degli ultimi anni sono le fiction come «Madame» (2004), con Nancy Brilli, e «L’onore e il rispetto» del 2006.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.