Dalla rassegna stampa Teatro

"Ploutos o della ricchezza", riscritto da Ricci & Forte il testo di Aristofane

Non perdete il Ploutos di Aristofane riscritto da Ricci & Forte e messo in scena da Massimo Popolizio al Tor Bella Monaca, con attori professionisti e gente della borgata. Spettacolo felicissimo che guarda smagato alla corsa dei miserabili verso la ricchezza. Il contesto sociale restituisce …

Da Il Messaggero

AL Tor Bella Monaca fino al 18 febbraio; il 20, 21 e 22 al Teatro Quarticciolo. Poi Venezia. Ci auguriamo, dati i valori che esprime, di vederlo all’Argentina, essendo il Teatro di Roma illuminato produttore dello spettacolo. Parliamo di Ploutos o della ricchezza, che Ricci & Forte hanno tratto da Aristofane creando un idioma particolare, misto di vernacolo capitolino, lingua latina, neologismi e gergo giovanile. Ottima drammaturgia che giostra con il verso e la rima senza per questo rinunciare a colpi di scena e ad aspri equilibrismi capaci di restituire tutto il vigore della borgata odierna in cui la satira greca è collocata. Un miracolo targato Michele Placido (direttore del Tor Bella Monaca) e attuato dalla mano felice di Massimo Popolizio, che firma la sua prima regia. Ben altro spazio sarebbe necessario per ritrarre quel che sta in palcoscenico. In sintesi, Popolizio impegna una decina di professionisti e venti abitanti del luogo, più la Banda Rustica (complesso musicale formato esclusivamente da indigeni) nella rappresentazione di un mito classico mai come ora vivo e pertinente. Ci sono i Superni che paiono uomini e viceversa; Plutone dio del quattrino che promette ricchezze a tutti in cambio della vista perduta; macellari e puttane irretiti dal miraggio del benessere che urlano l’elogio della roba; Mercurio sceso dall’Olimpo in foggia di un Enrico Montesano stizzoso e lamentevole, con le alucce da messaggero appiccicate agli anfibi; folle di miserabili, sciamannate e ardenti, che si lasciano turlupinare dal Potere; carrettate di impropèri, catini di pietà, voci di cielo e di grotta, risate e sghignazzi, l’ironia di Sora Povertà che trova un suo senso nel motivare il popolo al lavoro, alla speranza, al futuro. E ci sono il martello dell’autenticità e il maglio della bellezza contro le degenerazioni che affliggono il nostro illanguidito presente, ormai incapace di bestemmia come di santità, imbesuito dal Grande Fratello, tramortito dal Banale quotidiano. La regia non assolve e non condanna. Ride amarissimo. Ride ferale. Ride d’amore acceso. Encomio ad ogni interprete, a cominciare da Stefano Ambrogi (poderoso Carione), Stefano Alessandroni, Lino Guanciale, Alberto Onofrietti, Alfonso Veneroso… Standing ovation per Popolizio: sta fra Pasolini, Gorky, Ronconi e Brecht con un segno solo originale, sfiorando e citando, mai fotocopiando. Da non perdere.
R.S.

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da http://www.klpteatro.it/

Ploutos: la periferia romana di Ricci/Forte

Sabato 14 Febbraio 2009 09:01 Simone Pacini

Ploutos (photo: Serafino Amato)
Ci volevano Stefano Ricci e Gianni Forte – ‘enfants terribles’ della drammaturgia italiana – per riportare il dialetto romanesco a teatro. La loro riscrittura del “Pluto” di Aristofane potrebbe essere l’avvio, per la capitale, di una nuova fase drammaturgica: l’intelligente unione tra dialetto e teatro contemporaneo, così come è accaduto in Sicilia con Emma Dante e Vincenzo Pirrotta, ma non solo.

Il lavoro di Ricci/Forte sul testo del grande drammaturgo greco è originale: la riflessione, attualissima, sulla ricchezza viene trasportata da Atene al contesto proletario delle borgate romane del secondo dopoguerra. La scrittura tiene presente sia della lezione del Neorealismo che, soprattutto, dell’opera di Pier Paolo Pasolini e dei fratelli Citti, riuscendo comunque a vivere di linfa propria alternando il linguaggio di strada a quello aulico. I dialoghi, infatti, sono infarciti di espressioni sboccate ma anche di frasi colte tratte dal latino e dal francese. E non mancano certi esercizi di rima baciata, tipici dello stornello romano. Il risultato finale è un’operazione drammaturgica coerente e moderna, una lingua poetica personale che rende lo spettacolo adatto e fruibile a tutti.

Tutto questo si miscela alla perfezione con l’esperimento produttivo ideato dal Teatro di Roma: un progetto nato per i teatri di cintura (quelli della periferia romana) fortemente voluto dal consulente artistico Michele Placido. Il progetto mira a coinvolgere i cittadini di Tor Bella Monaca (sede del debutto) non solo come spettatori ma anche come attori (nel coro) e musicisti (grazie alla partecipazione della locale Banda Rustica). Cittadini di una periferia troppo spesso sui giornali locali per episodi di cronaca nera e quasi mai per avvenimenti culturali. L’augurio, quindi, è che questa sia una strada percorribile per portare il popolo dell’hinterland romano a teatro.

L’allestimento della satira greca è affidata a Massimo Popolizio, al suo esordio assoluto alla regia. L’attore genovese dimentica in qualche modo l’Aristofane “freddo” secondo il suo maestro Luca Ronconi (ricordiamo l’ottima interpretazione ne “Le Rane” al Piccolo di Milano qualche anno fa), proponendo uno spettacolo popolare “di borgata”. Tira fuori, così, la romanità acquisita, mettendo in scena una parola dopo l’altra, complice un cast ben assortito (su tutti segnaliamo Stefano Ambrogi che interpreta un Carione romano al 100%) e soprattutto l’argomento estremamente attuale: la povertà e la bramosia di denaro.
La messa in scena e la riscrittura lavorano entrambe su tre diversi tempi e ambienti storici: il tempo della scrittura è quello della Grecia antica, il tempo dell’ambientazione sono gli anni Cinquanta nei sobborghi romani, e il tempo della rappresentazione, che è quello della realtà odierna di Tor Bella Monaca e della periferia romana tutta. Affrontando da un lato la poetica della povertà, dall’altro la degenerazione del consumismo, si evidenziano molte analogie fra le tre differenti fasi.
Grazie a questo esperimento corale di teatro sociale, sia nella sua idea produttiva che nelle fasi di realizzazione e fruizione, la periferia riesce a parlare alla città; e lo fa a voce alta e con la consapevolezza delle proprie radici e del proprio bagaglio culturale. Il sindaco Gianni Alemanno – presente in sala – avrà sicuramente apprezzato.

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da http://www.seroxcult.com/

PLOUTOS, O DELLA RICCHEZZA

La ricchezza degli uomini a cui resta solo da pregare…

fino al 18 febbraio 2009 – Teatro Tor Bella Monaca – Roma

di Luigi Ciccaglione e Cecilia Nocella

A RUBA’ POCO SE VA IN GALERA, A RUBA’ TANTO…SE FA CARRIERA. Questa è una delle battute che rimangono impresse nella mente dello spettatore che assiste alla messa in scena di “Ploutos o della ricchezza” con cui l’attore Massimo Popolizio firma il suo esordio alla regia.

Il progetto nasce nella cornice del Teatro di Tor Bella Monaca, appartenete al circuito dei Teatri di Cintura, come risposta alla necessità di fare cultura nell’ intera città, coinvolgendo nella fase di produzione e nella sua evoluzione la periferia romana ed in prima persona i suoi abitanti.
E’ stato Michele Placido (Direttore del teatro) a volere fortemente che l’attore di formazione ronconiana si cimentasse con questo testo: ”Ho visto in lui la persona giusta…Del resto, anche Ploutos è un vecchio progetto di Ronconi, che Massimo, con l’aiuto dei riscrittori, ha “stravolto” in base alle nostre necessità”.
Lo spettacolo, in scena fino al 18 febbraio (seguirà una tournèe che approderà anche alla Biennale di Venezia), parte dalla commedia di Aristofane di cui Stefano Ricci e Gianni Forte creano una potente riscrittura contemporanea in dialetto romanesco che si sposa con la scelta di ambientare la vicenda nel dopoguerra italiano, nella speranza del boom economico.
“Il Dio Pluto – come dichiara Massimo Popolizio – accecato da Zeus in modo che non possa distinguere i giusti dagli ingiusti, viene intercettato da un uomo e dal suo servo i quali decidono di provare a ridargli la vista in modo che le ricchezze possano essere distribuite a tutti. Ma nel momento in cui Pluto riacquista la vista ecco apparire la povertà che ammonisce il popolo che dal momento in cui tutti diventeranno ricchi ci sarà la fine del mondo perché nessuno vorrà più lavorare.
La degenerazione politica, civile e culturale di Aristofane richiama il nostro presente, “alimentata dalla barbarie di una tv cialtrona”, lasciandoci un’unica certezza: quella di aver perso ogni innocenza.
E’ in questo contesto che la lingua dialettale si ritrova a coprire il ruolo cardine di questo spettacolo: è grazie al romanesco se l’attualità del testo originale trova ancor di più una simmetria con la realtà in cui è immerso lo spettatore di oggi. L’autenticità della lingua riporta a un’immediatezza resa ancor più forte dalla scelta registica di far recitare non solo 11 attori professionisti, ma anche 20 attori presi dalla strada, riportandoci ad atmosfere che rievocano la lezione pasoliniana e quella dei fratelli Citti.

Il risultato è uno spettacolo dalla dirompente comicità che fra un “Apollo TEICHITISI!” e una massima come “A stà coi cani impari a mozzicà!” riesce ad unire un adattamento del testo greco con innesti originali e cinici che ci riportano all’immediatezza della condizione sociale del nostro paese. Guardiamo:

“…gli avvocati nelle città,

i portavoce di partito! Finchè son poveri

so’ monumento d’onestà e fierezza

ninnando gl’interessi der popolo e dello Stato.

Una volta ricchi cor denaro pubblico

Diventano farabutti,

fanno guerra alle masse e tramano contro la democrazia”.

La regia è pulita e rapida, forse un po’ timida, appare completamente al servizio dell’ operazione drammaturgica e attoriale che forse proprio per questo acquista maggiore spessore.

La Povertà (Lino Guanciale) cerca in tutti i modi di convincere di essere nel giusto, di non deviare i suoi “adepti”, di migliorare la razza umana, condannandola alla magrezza dei tafani e non ad una opulenta obesità.

Sotto la pioggia una folla protetta da ombrelli neri, accompagna il rientro trionfante di un Pluto (Stefano Alessandroni) non più cieco, che decide di seppellire i potenti sotto il peso di un immensa defecazione d’oro, donando ricchezza ai disperati e stravolgendo così la realtà preesistente.

Ma la povertà è sempre in agguato e ci avvisa:

“…nun magnate troppo

Che poi ve puzza er fiato…”

Ploutos, o della ricchezza

da Aristofane

riscrittura Ricci/Forte

regia Massimo Popolizio

scene Paolo Ferrari

costumi Gianluca Sbicca

Teatro Tor Bella Monaca – dall’ 11 al 18 febbraio 2009

dal 10 al 14 febbraio ore 21.00 – il 15 ore 17.00 – 17 e 18 ore 21.00

via Bruno Cirino, angolo Duilio Cambellotti, Roma

06.2010579

[email protected]

http://www.teatrotobellamonaca.it/

Teatro Biblioteca Quarticciolo – 20, 21 e 22 febbraio 2009

Orari: 20 e 21 febbraio ore 21.00 – 22 febbraio ore 18.00

via Ostuni 8, Roma

06.45460705

[email protected]

http://www.teatrobibliotecaquarticciolo.it

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