Dalla rassegna stampa Cinema

«El Niño Pez», nuovo film di Lucia Puenzo

… El niño Pez, è un film libero, che usa più «generi» per straniarli con segni eccentrici: leggende, conflitti, ambiguità. Sul filo di una rivolta segreta, il cui primo luogo di elaborazione sono le famiglie, nucleo fondante del paese, poetica comune nella generazione trentenne di registe …

BERLINO

Il contrario di quanto accade in El niño Pez, il Bimbo Pesce, secondo film di Lucia Puenzo – ricordate l’ermafrodita di XXY? – da un romanzo della stessa regista. Anche questa è una storia d’amore tra due ragazze cresciute insieme, una argentina, l’altra paraguagia. La prima famiglia dell’alta borghesia, il padre un noto giudice che ci tiene a sembrare aperto. Pure se qualcosa non funziona, il figlio sta in campagna per non farsi di eroina e la figlia ruba goielli e quadri in casa. Lala ama Guayì (sono Inés Efron e Mariela Vitale tutte e due molto intense), la cameriera cresciuta insieme a lei, che sogna di cantare in guaranì, lingua antichissima, (e ufficiale del Paraguay), passato rimosso e di dolore. Le due progettano di fuggire e di comprare una casa in Paraguay, sul lago Ypoà, coi soldi dei furti. Guayì ama però anche gli uomini, Lalà è gelosa ma accetta. Finchè non la trova a fare sesso col padre, che considera la ragazza come «una di famiglia» quindi niente di strano, no? E anche una proprietà perché in questo amore disperato e estremista c’è fortissimo il peso delle classi. Lala è ricca e protetta comunque, anche se è lei a rubare o a ammazzare suo padre, non le accadrà nulla. La colpevole perfetta è la cameriera, che Lala scoprirà ha avuto un bimbo, quel bimbo-pesce di cui parla sempre, incinta a tredici anni forse dell’amatissimo padre divo delle telenovelas… …Solo che a differenza dei personaggi di Lucrecia Martel, fortemente radicati nella palude del proprio privilegio, la borghese Lalà di Lucia Puenzo è determinata e pronta soprattutto a rinunciare i suoi privilegi.
È un film strano questo El niño Pez, nel Panorama come il precedente, che viaggia tra Argentina e Paraguay, dentro il tabù di tutta l’America latina, l’ancestrale e impossibile relazione tra bianchi e indios che le ragazze sfidano. Un’argentina e un’india, i guarani sono emarginati ovunque in America latina, specie in Brasile, ha forse più impatto che lo scontro ricco/povero. Ma Lucia Puenzo nella trama di questa relazione non risparmia le classi del potere argentine, che si proteggono con la loro ricchezza, corrotte nel profondo, e ovunque, le istituzioni come le persone. Girato vicino ai personaggi, alle ragazze specialmente, con gli interni delle case, pieni di memorie, che sono elementi narrativi, El niño Pez, è un film libero, che usa più «generi» per straniarli con segni eccentrici: leggende, conflitti, ambiguità. Sul filo di una rivolta segreta, il cui primo luogo di elaborazione sono le famiglie, nucleo fondante del paese, poetica comune nella generazione trentenne di registe argentine (penso ai film di Albertina Carri). Una dichiarazione di distanza anche dal cinema dei padri, verso immaginari non codificabili, e vitali, che per questo sanno guardare la memoria senza esserne soffocati.

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