Dalla rassegna stampa Cinema

Il cinema italiano - Quarto festival a Como

Quando un documentario può essere arte e quando la realtà, portata sullo schermo, è più affascinante della fantasia

Como – Quando un documentario può essere arte e quando la realtà, portata sullo schermo, è più affascinante della fantasia. Potrebbero essere questa le chiave migliore per presentare il film in programma stasera al festival Il cinema italiano – Quarto festival a Como: Below sea level, affascinante documentario girato da Gianfranco Rosi a Slab City, una terra di nessuno nel cuore del deserto californiano, a tre ore di macchina da Los Angeles, dove vivono individui che si tengono ai margini della società, senza luce elettrica e acqua corrente, senza governo né polizia.

Vite ai margini
Quattro anni della vita di queste persone che il regista, immediatamente segnalatosi come uno dei nomi più interessanti emersi in Italia, ha trascorso immerso in questa realtà quasi incredibile. Rosi sarà il docente di un workshop ideato dal direttore della Biennale Cinema Marco Müller, che verrà illustrato prima della proiezione: si svolgerà alla Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana di Trevano dal 16 al 28 febbraio, intitolato Il significato della verità nel documentario e il desiderio di drammatizzare l’ordinario. Secondo Müller, che solo un’influenza ha trattenuto dal partecipare all’evento comasco (ma non è detto che non intervenga prima della fine della rassegna) «Il documentario, con la sua struttura narrativa, diventa uno strumento di racconto trasparente e invisibile, dove l’operatore scompare, e i protagonisti delle storie diventano interpreti indiscussi a cavallo tra consapevolezza e istantanea. Una delle finalità potrebbe essere quella di insegnare loro a filmare le Alpi come Rosi filma il deserto, riuscendo a rendere estraneo anche un ambiente, un contesto o un paesaggio apparentemente familiare». La scelta didattica è caduta proprio su Rosi, vincitore della sezione Orizzonti della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia proprio con Below sea level, che «del suo ultimo film documentario è stato regista, direttore della fotografia e fonico.
Si tratta di un professionista in grado di proporre un modo diverso di fare documentario: ha realizzato uno dei pochi film che fanno vedere come si possa far sparire così bene la videocamera, che diventa necessario introdurre degli artifici per ricordare che c’è qualcuno che gira». Il festival che si è aperto sotto i migliori auspici con l’istrionismo e la simpatia di Alessio Boni e la bellezza e la modestia di Lavinia Longhi. Il primo si è dilungato con gli studenti della scuola cine-video Dreamers, che si occupano degli aspetti logistici della manifestazione, sottolineando come, oggi «sia necessario inventarsi un mestiere e in ambito cinematografico, ma non solo, per tutto quanto riguarda le riprese video, c’è bisogno di professionalità multiple quali saranno le vostre, capaci di filmare, montare, dare le giuste luci…».

Salvatores ai ragazzi
Ieri sera, invece, la serata è stata tutta per Ambra Angiolini che ha sfidato le nevi e ha sfoderato tutta la sua simpatia per presentare Bianco e nero, una conferma delle sue doti di attrice dopo l’esordio ‘adulto’ (dopo alcune fiction) con Ferzan Ozpetek in Saturno contro.
In mattinata di oggi appuntamento per le scolaresche con Io non ho paura, romanzo di Niccolò Ammanniti adattato allo schermo da un Gabriele Salvatores in gran forma, alle 18 seconda pellicola in concorso: Riparo di Marco Simon Puccioni che sarà presente alla proiezione.

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