Dalla rassegna stampa Teatro

LE MILLE BOLLE BLU L'amore diverso che vince sulle ipocrisie

… Uno barbiere l’altro importante avvocato, figli di padri a loro volta amici di infanzia per quanto separati dal censo e dal ruolo sociale, i due ragazzi hanno avuto il primo incontro erotico, violento quanto inaspettato, una sera che erano rimasti soli in barberia…

PALERMO
Arriva come un pugno uno spettacolo piccolo e privato, ma che pure urla di problemi brucianti e coinvolgenti, con l’intensità di un attore solo, Filippo Luna, che attorno a una sedia da barbiere scopre squarci inusitati sulla società siciliana e sul «privato» maschile. Le mille bolle blu prende da Mina la citazione temporale (il suo autore Salvatore Rizzo oltre che critico teatrale è un esperto di musica e Sanremo) per dare inizio al racconto di un amore che scopriremo alla fine essersi conservato lungo decine di anni.
È lo stesso protagonista a raccontarlo nel giorno del funerale dell’altro. Uno barbiere l’altro importante avvocato, figli di padri a loro volta amici di infanzia per quanto separati dal censo e dal ruolo sociale, i due ragazzi hanno avuto il primo incontro erotico, violento quanto inaspettato, una sera che erano rimasti soli in barberia. Da allora hanno continuato ad incontrarsi, in sedi di fortuna e poi più agevoli, conservando quel loro segreto, quasi un privilegio esclusivo. Tanto che ognuno dei due si è fatto all’esterno una vita «normale», con moglie e figli, con il dubbio appena se quel proprio esplosivo privato sia stato capito all’intorno. Il racconto del protagonista è tutto in prima persona, rivela particolari commoventi o esaltanti senza rifiutare l’ombra goduriosa del mélo, ma con un procedimento quasi fassbinderiano rinvia continuamente e senza prediche agli aspetti drammatici che nascono dall’attrito di tanta passione con ordinamenti e leggi arretrati. O magari semplicemente ipocriti, come certe consuetudini per cui i fiori portati da quell’amico così stretto, andranno a confondersi con le centinaia senza anima di altri conoscenti. O per l’ipocrita convenzione per cui la vedova ben conosciuta, tratterà il sopravvissuto barbiere con sufficienza, e con consapevolezza delle differenze sociali.
In un’ora però, è un intero universo ad emergere dal mare limaccioso dell’ipocrisia, tanto da far nascere il legittimo sospetto che quella situazione apparentemente al limite, sia in realtà piuttosto diffusa in società. Solo che non se ne parla, o non se ne «può» parlare, per le convenzioni intimidatorie imperanti. Filippo Luna, e il suo barbiere Nardino, giocano fino in fondo quella vitalità supplementare proveniente dall’esperienza segreta. Al suo racconto si ride oltre che emozionarsi, e lo fa anche il pubblico di tranquille signore e compassati signori che hanno affollato il teatro Montevergini nelle repliche dei giorni scorsi, dopo il debutto nell’ambito del Palermo Teatro Festival. Una esperienza questa di pochi anni, ma già forte del successo di pubblico e critica, che il direttore Alfio Scuderi ha deciso di continuare anche nel 2008, per quanto si sia interrotto completamente il contributo degli enti locali. A causa dell’azzeramento completo di ogni sovvenzione alla cultura causa deficit esorbitante. Ma qui si aprirebbe un altro drammatico e mortificante discorso.

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