Dalla rassegna stampa Cinema

Sundance - Giovani macho, sempre in crisi

Buddy comedy dall’andamento scoppiettante, «Humpday» di Lynn Shelton sbarca al Sundance raccontando gli «ultimi fuochi» dei due amici protagonisti e le loro vite irrisolte.

Meno ammiccante «Brief Interviews with Hideous Men» di John Kraskinski, ovvero l’universo maschile rappresentato in una serie di interviste, mentre Ashton Kutcher è uno spiantato gigolo per mature signore in «Spread», diretto da David Mckenzie

PARKCITY
Giovane, bianco, maschio e in crisi. Se c’è un filo rosso che collega -attraverso le diverse sezioni- parecchi dei film visti al Sundance finora potrebbe essere proprio quello. Forse è perché l’effetto del successo delle commedie maschiocentriche di Judd Apatow è traboccato anche nel cinema indipendente. Oppure perché, come diceva lunedì il presidente della Focus Features, James Schamus, (sorprendentemente) il cinema indipendente americano rimane un’industria composta all’ 85% di maschi bianchi di mezza età.
Il primo film sul tema in concorso è stato Humpday, delle regista di Seattle Lynn Shelton. Curiosamente, la premessa è la stessa di Old Joy, di Kelly Reichardt (ambientato anche lui nei boschi del Nordovest): gli «ultimi fuochi» di due migliori amici prima che le loro vite prendano direzioni diverse -stabilmente sposato con figli uno, ancora irrisolto, perennemente on the road l’altro. Solo che al tono elegiaco, al paesaggio silvestre e alla sceneggiatura sparsa di Reichardt si sostituiscono una serie di fitti duelli verbali (improvvisati su un canovaccio preciso di scene) e una mise en scene stretta sul volto dei personaggi. Ben (Mark Duplass) e Anna (Alycia Delmore) si godono un matrimonio in apparenza rilassato e ideale. Stanno cercando di avere un figlio quando, nel cuore della notte piomba da loro Andrew (Joshua Leonard), il vecchio amico del college che immediatamente trascina Ben in una notte di boheme saffico/artistica. Dalla nuvole di marijuana e dai fumi dell’alcol emerge l’idea di un porno amatoriale da presentare a un festival underground. Il trucco per vincere il primo premio sarebbe quello di filmare l’amplesso di due maschi etero (Ben e Andrew). Da quest’ipotesi, Shelton trae una serie di divertentissimi scambi tra i due amici, tra marito e moglie e una scena notturna annaffiata di tequila tra Anna e Andrew. Tra le schermaglie, Anna emerge come un faro di ragione e di humor nella nebbia di pruderie, machismo, infantilismo e nozioni preconcette dei due che -in questo riff estremo su tutte le buddy comedy della storia- passano gli ultimi venti minuti di film (di notevole comicità fisica) soli in una stanza con una telecamera a cercare di capire come venire fuori da quel pasticcio. Il che fa dello 0 budget e 0 star Humpday un chick flick (film «per signorine») molto migliore di Bride Wars e affini. Sempre in concorso, ma articolato in una struttura artificialmente sfrangiata e volutamente poco ammiccante è Brief Interviews With Hideous Men, di John Kraskinki (che nella versione Usa di the Office interpreta il mite Jim Halpert), tratto dall’omonimo libro di David Foster Wallace, un’esplorazione sulla natura maschile condotta attraverso una serie di interviste. Per dare un filo conduttore al suo film, sullo sfondo di un noto college della East Coat (Brown University, dove ha studiato anche lui e già messo in scena dei reading del testo di Wallace), Krazinski introduce il personaggio di una studentessa (Julianne Nicholson -che sembra Jean Seberg in Fino all’ultimo respiro) che, abbandonata senza spiegazioni dal fidanzato, cura il cuore spezzato inventandosi un progetto di studio sulla natura dell’uomo. Oltre a Nicholson e allo stesso Krazisnki, nel film anche Timothy Hutton, Ben Shenkhan, Max Minghella, Lou Taylor Pucci e Chris Messina.
Ambisce invece a un cocktail tra American Gigolo e Shampoo il film Spread, di David Mckenzie, con Ashton Kutcher -tra le urla di gioia delle spettatrici di mezz’età in sala- spiantato seduttore tra i fasti di Hollywood. L’aria leggera come una piuma, l’andamento da pantera, Nikki seduce ricchissime donne più vecchie di lui (per esempio Anne Heche) per farsi mantenere e ragazze della sua età per sport. Fino a che un giorno non incontra una barista che sta giocando al suo stesso gioco. Mackenzie non è Schrader, non ha la giocosità decadente/barocca della Hollywood vista da Al Ashby o l’implacabile sguardo «morale» di un Bret Easton Ellis (dal cui libro Informers veremo un film qui a Sundance tra qualche giorno), ma il film non è male. Di derivazione dichiaratamente apatoviana la commedia romantic Adventurland (come Spread nella sezione premiere), dell’ex discepolo di Soderbergh -e regista dell’ottimo demenziale Superbad. Il plot non ha nulla di nuovo -ragazzino studioso/imbranato si innamora per la prima volta, e di una ragazza più spregiudicata di lui. Ma Mottola -un regista più aggraziato e visualmente raffinato di Apatow- ambienta il tutto nell’arco di un’estate passata a lavorare in un vecchio parco giochi della Pennsylvania (di proprietà dei due di Saturday Night Live Bill Hader and Kristin Wiig).

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