Dalla rassegna stampa Teatro

TESTORI PARABOLA BLASFEMA D’AMORE

Da un romanzo del ’75 Malosti ricava l’affresco cupo di una passione proibita tra una suora e una ragazzina

Passio Laetitiae et …
Dal romanzo di Giovanni Testori, adattamento e regia di Valter Malosti
Con Laura Marinoni e Silvia Altrui
Milano, Teatro i fino al 18 gennaio

Fa impressione risentire, in tempi in cui trionfano gli sms, la lingua barocca, inventata, formidabile di Giovanni Testori. Soprattutto se riguarda, idealmente concludendoli, gli anni del «primo» Testori (che amiamo di più), inventore di un neorealismo lombardo, restituito per immagini e tipi folgoranti: «ciulanda» innamorati di Lauretta Masiero, soubrette peraltro idolatrata dal Nostro, ragazzi protervi sulle Kawasaki, le Marie Brasche, le Arialde, i Rocco… Quel mondo, insomma, che metteva in scena viscere e desideri anche estremi, che tanto affascinò, sia in teatro che in cinema, Luchino Visconti.

DESIDERIO TOTALE

In questi giorni si rappresenta, in un piccolo teatro di Milano dedicato alla ricerca, la sala «i» in via Gaudenzio Ferrari 11, Passio Laetitiae et Felicitatis, spettacolo derivato dall’omonimo romanzo del 1975, dove si racconta di un amore fra donne travolgente, sensuale, di un desiderio irrimediabile che non si ferma neppure davanti alla morte. Come definire altrimenti la passione che lega suor Felicita a una ragazzina, Letizia, ospite di un orfanotrofio, se non come la tentazione più grande all’inseguimento di quella felicità che la suora trova nell’amore incestuoso per il fratello e poi in quello totalizzante per la giovane?
È questo, del resto, il mondo in cui si muove Testori prima della cosiddetta «conversione» che tuttavia lascerà intatto il suo universo: è nella discesa agli inferi, nella scelta di una sessualità fuori da ogni regola che nasce l’amore più grande. E Felicita, che ucciderà Letizia dopo che le monache le hanno sorprese insieme, per poi uccidersi a sua volta, è l’emblema carnale e perfino eroico di questa scelta.

INNOCENTE SENSUALITÀ

Valter Malosti, non nuovo al mondo di Testori e da sempre attratto da un teatro che mescola il disagio più forte alla poesia, ha saputo cogliere con rara sensibilità il senso di questa storia d’amore che è anche una blasfema «parabola» situandola in una scena di sapore espressionista fra croci contorte, un crocefisso sullo sfondo e due bare/armadi da cui appaiono, di volta in volta, le due protagoniste quasi fossero invitate a un’ultima cena.
Fra scrosci d’acqua, lampi e tuoni e una struggente colonna sonora, Laura Marinoni disegna con bravura e immedesimazione il ribellismo di Felicita all’inseguimento di un amore che non si vergogna di chiamare ogni cosa con il suo nome, innocente nella sua sensualità e sorprende la Letizia di una giovanissima e per questo ancor più credibile Silvia Altrui.
Sono loro che portano sulle spalle questo spettacolo disperato e tenero che racconta senza infingimenti un amore omosessuale, per Testori sempre destinato al martirio, sia pure laico.

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