Dalla rassegna stampa Libri

Barbara Rendina, quando l'amore è semplice

… Attraverso la narrazione di un sentimento nella sua quotidianità la Rendina scardina lo schema invalso: «volevo mostrare a un pubblico eterosessuale la normalità di un rapporto omosessuale e di una quotidianità del sentimento che non è per forza un male, un’abitudine che infine logora, …

La vulgata ci insegna quanto l’amore sia difficile, tragico, e quanto sia romantico un sentimento contrastato, la passione che strugge e dispera. Di esempi di questo genere ne sono pieni i film e le canzoni, ma anche l’alta letteratura dagli Amori ridicoli di Kundera alla poesia dei maudits. Così, se ti capita per le mani il libro di Barbara Rendina, L’amore è semplice, pensi che sia uno scherzo, o l’autrice -una giovane ragazza torinese, vent’otto anni, insegnante precaria come laurea in lettere impone- sia del tutto uscita di testa. «Ero stanca dello stereotipo dell’amore travagliato ad ogni costo, come se solo quello possa essere amore, e anche dello cliché del gay che, quando non è rappresentato in modo macchiettistico, è sempre descritto come sofferente per ciò che non può dire o ciò che non può avere». Già, perché l’amore di cui si racconta nel libro è quello tra due donne e lo stereotipo da superare è quindi doppio. Attraverso la narrazione di un sentimento nella sua quotidianità la Rendina scardina lo schema invalso: «volevo mostrare a un pubblico eterosessuale la normalità di un rapporto omosessuale e di una quotidianità del sentimento che non è per forza un male, un’abitudine che infine logora, come troppo spesso si è portati a pensare». Non c’è nulla di banale nella semplicità: «siamo noi che ci complichiamo tanto le cose creandoci aspettative cariche di preoccupazioni e negatività».

Il romanzo si struttura per scansioni temporali, ogni capitolo presenta un’evoluzione del sentimento, dalla scoperta (scoperta dell’altro ma anche, per una delle protagoniste, scoperta dell’omosessualità) ai timori dei primi incontri, fino al coming out con le rispettive famiglie. «Anche il coming out è in genere ritenuto un evento traumatico, non dico che non possa essere problematico ma occorre dare una possibilità agli altri, far loro capire senza drammi. Può essere difficile per le famiglie apprendere l’omosessualità di un figlio per le aspettative che essi avevano su di lui, anche solo l’idea di vederlo sposato o di avere dei nipoti». Un’idea di semplicità a tutto tondo. Ciò che più colpisce è la delicatezza emotiva con cui questo libro ci porta a sorridere dei nostri timori, e in un racconto fatto di viaggi, incontri, la chitarra di Ani di Franco nelle cuffie dell’mp3, zaini da disfare, tempo che passa, l’amore si fa sempre più forte proprio perché è semplice.

Il libro ha costretto la scrittrice, «ma ad essere chiamata così devo ancora farci l’abitudine, aver pubblicato un libro non fa di me una scrittrice», ad assumersi le proprie responsabilità: «anche questa è una forma di coming out, andare in giro a presentare il romanzo mi ha costretto a parlarne e c’è, in certa misura, un sostrato autobiografico in quello che ho scritto. Ma se nessuno parla non ci sarà mai un cambiamento, un’evoluzione anche dell’immagine, che superi lo stereotipo. È un atto dovuto. Se vuoi migliorare le cose devi impegnarti in prima persona». Qualcuno potrà dire che non è per nulla facile, impegnarsi, amare, ma è questo il messaggio profondo della Rendina, un messaggio carico di positività: occorre comprendere il senso profondo delle cose, al di là delle paure e delle difficoltà, e allora davvero l’amore è semplice.

pubblicato su Futura, mensile della Scuola di Giornalismo di Torino, aprile 2009

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