Dalla rassegna stampa Cinema

I film o si trasmettono per intero o non si trasmettono.

…Non ha senso comprare i diritti per farli vedere al pubblico e poi censurarli e rispondere con la scusa che si è trattato di un “errore tecnico”. La Rai, cioè, avrebbe acquistato una copia che era stata proibita ai minori di 14 anni. Il tutto suona grottesco, peggiore perfino dell’ammissione di …

I film o si trasmettono per intero o non si trasmettono. Non ha senso comprare i diritti per farli vedere al pubblico e poi censurarli e rispondere con la scusa che si è trattato di un “errore tecnico”. La Rai, cioè, avrebbe acquistato una copia che era stata proibita ai minori di 14 anni. Il tutto suona grottesco, peggiore perfino dell’ammissione di censura; aggiunge la presa in giro. A quell’ora di notte e su RaiDue “Brockeback mountain” non poteva certo corrompere bambini che si presume non debbano essere davanti alla tv, in una famiglia normale. Non poteva sconvolgere un pubblico adulto avvezzo a ben altre volgarità in tv. Per di più si trattava non di un film pecoreccio o violento, ma di un film premiato con l’Oscar e prima ancora come migliore opera a Venezia per la sensibilità e l’emozione che sa destare.

Chi si è assunto la responsabilità di censurare le sole scene che potevano sembrare in qualche modo compromettenti per un certo tipo di morale? Pare non si trovi un responsabile se non quello che ha commesso “l’errore tecnico” e per rimediare la Rai dovrà ritrasmettere il film in versione integrale. Così aggiunge la beffa al danno. Tempi duri per i custodi della pubblica morale, non sanno che pesci pigliare. Tra l’arte riconosciuta e premiata e l’integralismo invocato, finiscono col mettere i mutandoni a tutti, anche i cow boy (che, in verità, per tutto il film non se le sono mai tolte). Forse gli stessi censori non avrebbero mosso un dito per scene di sesso etero, anche esplicite. Si vede molta più volgarità a ogni ora, troppe trasmissioni ostentano culi e tette con la scusa più diversa. Nei reality non si nasconde niente, eppure la censura è intervenuta una sola volta: per una bestemmia.

Il film censurato su RaiDue non presenta scene volgari, i due protagonisti sono sempre copertissimi e c’è molto rispetto nel raccontare e una vena di malinconia. Si tratta, come è noto, di un’amicizia omosessuale tra due guardiani di pecore nella provincia americana intollerante degli Anni Sessanta. Il taglio del censore (un bacio non insistito tra i due) paradossalmente finisce per enfatizzare quell’omosessualità che vuole nascondere.

Nel film l’omosessualità è punita: uno dei protagonisti è ammazzato a botte proprio per la sua diversità, l’altro si appresta a un futuro di solitudine. Il regista non vuole mai esaltare l’omosessualità, quanto condannare l’omofobia. Il censore ha fatto un’operazione preventiva senza nemmeno calcolare bene le conseguenze. Ci vuole fantasia a far passare questo amore omosessuale per virile cameratismo tra cow boy. Quasi che lo sfondo western scelto dal regista suonasse come offesa al machismo di John Wayne e di tanti altri.

Chi ha paura dei cow boy gay? A molti è venuto il sospetto che il censore si sia spaventato dopo le ultime dichiarazioni del Vaticano in materia di omosessualità: la richiesta di non depenalizzare il reato di omosessualità che persiste in 91 diversi paesi e in dieci prevede addirittura la pena di morte. Qualcuno ha pensato che forse in certi ambienti non avrebbero gradito e si è dato da fare con zelo per cancellare il più possibile le immagini ritenute compromettenti. Ma la Rai non ha questi compiti, ha regole da rispettare e tra queste non esiste la censura preventiva. Chi decide cosa farci vedere o no? E, per favore, basta con la barzelletta dell’errore tecnico.

11/12/2008

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