Dalla rassegna stampa Cinema

Quando Tullio Kezich “ricorda” Dirk Bogarde, Thomas Mann e Gustav Mahler

… Kezich ci viene a dire che Bogarde era “apertamente omosessuale”; ma “apertamente” per chi? Per i suoi amici, può darsi, giacché l’attore inglese, che nulla aveva degli outing di Pasolini o Visconti (regista che peraltro lo diresse in ruoli magistrali), era uomo estremamente …

“L’incontro tra critica e cattiva memoria”

Chiunque abbia cognizione delle opinioni cinematografiche di Tullio Kezich sa che nel petto del venerabile leone alberga sempre il cuore del critico militante: il quale, se da una parte rivaluta taluni cinepanettoni, dall’altra non cambia opinione riguardo a capolavori della storia del cinema quali “Via col vento” e “Il Dottor Zivago”, entrambi, per lui, “polpettoni” o pietre miliari della commedia all’italiana firmate Risi e Monicelli, definite “comicarolate”.Kezich ha anche, evidentemente, annosi odi personali: tale è il caso dell’intera, o quasi, produzione britannica, dai pensosi, o almeno ben fatti, film bellici, all’epocale duello del 1972 tra Laurence Olivier e Michael Caine ne “Gli insospettabili”, ancora affossato dal critico parlando del remake “Sleuth”, dove Caine interpreta il ruolo già di Olivier, avendo per antagonista Jude Law. Potremmo sperare, se non altro, che Kezich, data l’esperienza, possa illuminarci su episodi e retroscena di fatti e persone indimenticabili; e invece, come non rimanere interdetti leggendo uno dei suoi recenti interventi, apparso sull’ultimo numero di novembre del “Magazine” del “Corsera”?Nella rubrica “Biglietto da visita” dal titolo “Il Mahler oscuro di Visconti”, il roccioso critico prende le mosse da una recensione pubblicata dall’autorevolissimo “Tls” (ovvero il “Times literary supplement”, Kezich non scioglie la sigla) riguardo “Ever, Dirk”, l’epistolario del grande attore Dirk Bogarde da poco uscito nelle librerie inglesi. L’eminente firma di cui stiamo dando conto riferisce che non ha letto il libro; ma forse non ha neanche letto bene l’articolo del “Tls”, o, almeno, non lo integra come ci si aspetterebbe da chi fa mostra da circa quaranta anni di sapere tutto sul cinema e addentellati. Intanto Kezich ci viene a dire che Bogarde era “apertamente omosessuale”; ma “apertamente” per chi? Per i suoi amici, può darsi, giacché l’attore inglese, che nulla aveva degli outing di Pasolini o Visconti (regista che peraltro lo diresse in ruoli magistrali), era uomo estremamente riservato: si sapeva della sua relazione con Capucine, la cui eleganza ed inquietante bellezza ricordavano singolarmente i tratti caratteristici di Charlotte Rampling, che proprio con Bogarde formò una coppia memorabile ne “Il portiere di notte”; invero si accennava, nell’ambiente, a qualcosa di più che una semplice amicizia con il suo agente, Anthony Forwood. In realtà, dei gusti di Bogarde, si è parlato “apertamente” solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1999, confermati in tono pacatamente signorile da suo fratello in un’intervista del 2004.Sir Dirk Bogarde era il prodotto di un certo tipo di educazione inglese, che stimava altamente di cattivo gusto l’imporre al prossimo la propria vita privata. Nato nel 1920 (e non nel 1921 come riporta Kezich: mai fidarsi ciecamente di Wikipedia) da un padre di origine nobiliare olandese, Ulrik Van der Bogaerde, stimato critico d’arte del “Times”, e da una sensibile attrice teatrale, si arruolò allo scoppio della seconda guerra mondiale nel prestigioso Queen’s Royal Regiment; partecipò allo sbarco in Normandia e raggiunse, giovanissimo, il grado di maggiore per meriti sul campo. Ma l’esperienza che lo segnò indelebilmente fu quando, agli ordini del feld-maresciallo Montgomery, aprì il lager di Bergen Belsen: l’interpretazione dell’ufficiale delle SS nel già citato “Portiere di notte” rappresentò per Bogarde, trent’anni dopo, una catarsi. A partire dal 1977 inaugurò, parallelamente con il cinema, una fortunata stagione di romanziere. Ma è il prosieguo dell’articolo che lascia più perplessi. In una serie di “de relato” per così dire “en abime”, Kezich riporta che Bogarde seppe da Visconti che Thomas Mann avrebbe incontrato Gustav Mahler in lacrime perché infatuato senza speranza di un tredicenne conosciuto a Venezia: da qui l’idea dello scrittore tedesco per “Morte a Venezia”; pare incredibile, ma Kezich sembrerebbe ignorare la genesi di tale romanzo breve, oramai accertata da anni. Nel 2001, il saggista e scrittore scozzese Gilbert Adair pubblicò l’ormai famoso “The Real Tadzio”, dove rivelò, in base a testimonianze, che nel 1911 Mann (e non Mahler), in vacanza al Lido di Venezia con la moglie, fu folgorato da un undicenne polacco – divenuto quattordicenne nel libro, edito nel 1912 -, Wladyslaw dei baroni Moeses detto Wladzio e Adzio. Nel 1971 uscì il film di Visconti interpretato da Bogarde; l’ormai anziano Moeses lo vide a Parigi, e ricordò il signore tedesco, Mann appunto, che tanti anni prima, al Lido, lo guardava con insistenza (d’altronde, in famiglia, dell’episodio se ne era parlato): Moeses riferì alla figlia di essere stato infastidito dall’atteggiamento di Tadzio nel film, civettuolo e non insensibile agli sguardi dell’ammiratore. Per completezza d’informazione riportiamo che la vicenda dell’undicenne polacco fu riferita, cautamente, alla stampa tedesca nel 1965 da un traduttore di Thomas Mann, Andrzej Dolegowski.

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