Dalla rassegna stampa Cinema

Il bacio vietato dei cowboy Censura Rai, sale la protesta

Il caso Scene d’amore tagliate da «Brokeback Mountain», il film Leone d’oro 2005 e Oscar
La protesta L’Arcigay scrive a Marano, Petruccioli e alla Vigilanza: «Censure da anni 50»

Filo rosso – Guardando lontano

… Villari chiama Rai, ed eccoci alla modernità. Nella loro incommensurabile distanza dalla realtà i dirigenti Rai hanno pensato di mandare in onda su RaiDue, a notte, «I segreti di Brokeback Mountain» (3 Oscar, 4 Golden globe, un Leone d’oro) epurato delle scene cruciali di intimità fra i due cowboy protagonisti. Niente baci fra uomini, niente confessioni, nessuna parola esplicita. Una prudenza censoria che trasforma il bellissimo pluripremiato film in un documentario sulla montagna, per altro in larga parte incomprensibile. È che si sono sbagliati, dicono adesso. Avevano la versione «da prima serata»: quella per minorenni. E però il film lo hanno trasmesso di notte. Siamo tutti minorenni per la Rai. L’amore molesto disturba, all’ombra di San Pietro. Allora tanto valeva cambiare programma, no? Non resistono al compromesso…

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Il bacio vietato dei cowboy

Censura Rai, sale la protesta

Curioso fenomeno di sparizione in casa Rai: dal film «I segreti di Brokeback Mountain», andato in onda ieri l’altro, sono scomparse alcune scene. Guarda caso, quelle dove due uomini facevano l’amore…
La chiamano «sindrome della forbice selvaggia». Il Verbo è tagliare, costi quello che costi: anche il senso del ridicolo. Prendete lo sconcerto degli spettatori che ieri l’altro sera erano sintonizzati su Raidue – dove sono abituati a vedere e rivedere le terga della modella argentina Belen Rodriguez riprese da ogni più fantasiosa angolatura – per guardarsi I segreti di Brokeback Mountain, che ebbe il Leone d’Oro a Venezia nonché tre premi Oscar e quattro Golden Globe, con protagonista il compianto Heath Ledger: le scene più o meno omoerotiche del film – un amplesso appena accennato, un bacio e qualche effusione – non c’erano. Scomparse. Svanite nel nulla, in modo tale da rendere il film praticamente incomprensibile: perché la moglie del rude bovaro rimane tanto sconvolta, visto che l’effusione con il compare – grazie alle sforbiciate di Viale Mazzini – non si vedono? E poi che mai ci sarà stato da negare al pubblico italiano – così puro, così candido – visto che nella suddetta scena dell’amplesso non si vede assolutamente niente, non un frammento di nudo, organi genitali nemmeno a parlarne?
La cosa non poteva passare inosservata, visto che svariate centinaia di migliaia di persone hanno visto il film alla sua uscita nelle sale italiane, tre anni fa. Ha fatto subito sentire la sua voce l’Arcigay, che ha rivolto una nota ufficiale al direttore di rete Antonio Marano e al presidente Claudio Petruccioli chiedendo loro conto di quello che l’associazione definisce «una censura anni ‘50» e investendo della questione anche la Commissione di Vigilanza Rai «perché il servizio pubblico radiotelevisivo non può in alcun modo favorire l’omofobia dilagante». È d’accordo l’Aduc (associazione diritti utenti e consumatori), che parla di una «censura indegna», mentre l’onorevole Franco Grillini, presidente di Gaynet, mette l’accento sul fatto che sia voluto «trasformare un grande amore omosessuale in una semplice amicizia fra uomini, e questo la dice lunga sull’attuale clima culturale». L’autoritarismo è alle porte, conclude il deputato.
E la Rai? Qui si è scatenato immediatamente il grande scaricabarile. Marano – direttore del secondo canale per grazia leghista – ha fatto sapere all’ex deputato Vladimir Luxuria, vincitore dell’Isola dei famosi, che Raidue non c’entra nulla e che, anzi, il film sarà ritrasmesso al più presto in versione integrale. Sentiamo Luxuria: «Ho sentito Marano per chiedergli cos’era successo. Lui mi ha detto che il taglio non è dipeso assolutamente dalla rete ma che il film è arrivato a Raidue già tagliato, probabilmente da Rai Cinema. Per questo Marano ha preso l’impegno di rimandarlo in onda integrale. Anche perché far vedere un film che ha vinto il Leone d’oro a Venezia e svariati premi Oscar con quei tagli è come far veder la Gioconda senza testa».

CASUALITÀ SOSPETTE

Degna di un film di Totò la reazione ufficiale della Rai. «Una serie di casualità», scrive Viale Mazzini, avrebbe impedito la messa in onda della versione originale della pellicola. «Per un’eventuale trasmissione senza vincoli di orario, è stato chiesto alla società Bim, che l’ha distribuito nelle sale, il visto censura. In seguito a tale richiesta, il distributore ha consegnato la copia che aveva ottenuto il visto, mentre non è stato sollecitato l’invio contestuale della versione integrale. Pertanto, quando Raidue ha deciso di trasmettere il film ha ritenuto di utilizzare la versione integrale non verificando sul terminale che la versione in possesso della Rai era quella che aveva ottenuto il visto censura per la trasmissione senza vincoli di orario». Insomma, due sono i casi: o censori o pasticcioni, non se n’esce.
Quando uscì, Brokeback Mountain venne distribuito in Italia con il divieto ai minori di 14 anni. Con una revisione ministeriale del 22 maggio 2007 quel divieto fu però fu eliminato, grazie proprio ad alcuni tagli che ne permettevano la vendita dei diritti a Rai Cinema. Chissà perché nei magazzini la copia integrale non c’era, nessuno l’aveva mai chiesta alla Bim e dunque l’operatore di Raidue ha utilizzato l’unica disponibile. Questa, abbiamo detto, è la spiegazione «ufficiale»: il buon Kafka l’avrebbe apprezzata. Assai.

ROBERTO BRUNELLI

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LA SCENA TAGLIATA

«Nel tardo pomeriggio, col brontolio del tuono, comparve il vecchio furgoncino verde, sempre quello, e vide Jack scenderne, il cappello frusto spinto all’indietro. Una scossa rovente attraversò Ennis che un attimo dopo fu sul pianerottolo chiudendosi la porta alle spalle. Jack faceva gli scalini a due a due. Si afferrarono per le spalle, si abbracciarono poderosamente, togliendosi il fiato, dicendo figlio di puttana, figlio di puttana; poi, e liscio come la chiave giusta che muove i perni della serratura, le bocche si unirono, e con forza, i grossi denti di Jack a far uscire sangue, il suo cappello che cadeva a terra, l’ispido delle barbe a raschiare, fiotti di saliva, e la porta che si apriva e Alma che guardava per qualche istante le spalle tese di Ennis e richiudeva l’uscio, e loro ancora avvinti, petto, inguine, cosce, gambe ad aderire, montandosi reciprocamente sui piedi fino a che si lasciarono per respirare ed Ennis, poco portato alle tenerezze, disse quello che diceva ai suoi cavalli e alle figlie: “Piccolo mio”».
(tratto da «I segreti di Brokeback Mountain» di Annie Proulx, ed. Baldini Castoldi Dalai)

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Mancuso, Costa, Giulietti:

«Trattano gli italiani come bimbi o minorati»

La rabbia delle comunità omosessuali, la rabbia di intellettuali, le reazioni di chi si occupa di televisione ed editoria: parlano Aurelio Mancuso dell’Arcigay, l’attrice Lella Costa e il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti.
Un’offesa alla comunità omosessuale, un insulto all’intelligenza degli italiani, una violazione alla libertà d’espressione artistica. Da qualsiasi parte la si guardi, la censura del pluriosannato Brokeback Mountain di Ang Lee dipinge un pessimo ritratto della nostra televisione di Stato.
«Forse pensavano che nessuno se ne sarebbe accorto o che nessuno avrebbe alzato la voce per protestare» ipotizza il presidente nazionale dell’Arcigay Aurelio Mancuso, il primo ad aver denunciato il caso di un servizio pubblico televisivo che «non può in alcun modo favorire l’omofobia dilagante in questo paese». Ma che non aveva fatto i conti con «un’opinione pubblica gay attentissima e pronta a reagire» come dimostrano le iniziative di mobilitazione organizzate in tutta Italia per sostenere la proposta francese di una moratoria Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. Anzi, «l’Arcigay di questi tempi deve assolvere un ruolo improprio in difesa dei diritti civili e della laicità. Un ruolo che la politica troppo spesso dimentica di svolgere» è l’amara conclusione di Mancuso.
La faccenda, inutile dirlo, va ben oltre l’elementare principio di non discriminazione. «Come si sono permessi di tagliare l’opera di un grande regista? Come si sono permessi di stabilire che cosa siamo in grado di vedere e di scegliere?» si chiede Lella Costa. «Questo episodio di censura è umiliante ed offensivo per tutti i cittadini italiani, che continuano ad essere trattati come minorenni e minorati, bambini dell’asilo incapaci d’intendere e di volere». Con esiti che spesso sfiorano il ridicolo, come quello di una rete che incorona un transessuale nel suo reality più seguito ma che oscura un bacio tra due uomini. «Stiamo ancora ad Achille e Patroclo grandi amici, stiamo ancora sotto la tutela culturale del Vaticano», sbotta l’attrice. «Ma il guaio vero è che c’è sempre qualcuno più papista del papa. Ce l’ha dimostrato anche la finanziaria di Tremonti: è bastata una telefonata perché i tagli alla scuola cattolica sparissero come d’incanto».
Probabilmente nessuno s’è preso la briga di telefonare per intervenire sulla programmazione di Rai2, qualcuno ha provveduto comunque. Magari, come affermato ieri da Viale Mazzini, in veste di disguidi casuali. «Chissà come mai le casualità capitano sempre su tematiche scomode o sgradite e mai sulle volgarità e pornografie dei sentimenti che si vedono in prima serata. Sembrano casualità ad orologeria» commenta sarcastico Giuseppe Giulietti, fondatore dell’associazione per la difesa della libertà d’espressione e d’informazione Articolo21. «È davvero allucinante, non si capisce perché Rai2 abbia deciso di mandarlo in onda così. Non stiamo parlando di un filmetto qualsiasi inserito nella programmazione notturna, ma di un film molto conosciuto, amato dalla critica e dal pubblico». Qualsiasi apprezzamento di merito, comunque è superfluo: «La censura è sempre un’operazione improvvida, gli italiani non hanno bisogno di un tutore», conclude Giulietti.

LUIGINA VENTURELLI

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«Noi avevamo la versione da prima serata»

«Sono due le versioni dei film che si comprano dal distributore: una integrale e l’altra derubricata. Cioè con i tagli di censura per la messa in onda in prima serata se la pellicola in sala ha avuto un divieto. I Segreti di Brokeback Mountain era uscito con divieto ai 14, la versione tagliata è dovuta a quello». Caterina D’Amico, ai vertici di RaiCinema, spiega così, «tecnicamente» il caso di censura su Raidue che ha fatto tuonare la comunità gay. Non sarebbe stato verificato, infatti, quale versione avesse mandato la Bim, la distribuzione da cui RaiCinema ha comprato i diritti. «Mesi fa è successo qualcosa di simile anche per La bestia nel cuore di Cristina Comencini – e verificata la copia acquistata dalla Cattleya, ci siamo accorti che era in quella che ne mancava un pezzo». GA.G.

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