Dalla rassegna stampa Cinema

Dal film di Ang Lee tagliato perfino il bacio

I tagli a “Brokeback Mountain”. Il direttore di Raidue incolpa Rai cinema: ma il problema è l’ombra del Cupolone su viale Mazzini

Un errore? Aspettiamo di rivederlo integrale

Questa volta Marano non può furbescamente tirarsi fuori, tantomeno l’intera Rai può cavarsela con un “scusate ci siamo sbagliati”. Qualcuno ricorderà che la pellicola in Italia ha già subito l’attenzione della censura, che ha permesso la sua proiezione nelle sale in versione integra, vietandola ai minori di 14 anni. Una pruderie, che non mancammo di denunciare, ma che comunque ha permesso ad un pubblico vastissimo di visionare la storia nella sua interezza. Allora, perché Rai Cinema ha sforbiciato un’opera cinematografica, che tra l’altro ha vinto il premio italiano più importante al mondo, senza che nessuno lo sapesse? Chi ha armato quella mano? Per favore nomi e cognomi!
Tutta questa vicenda è parossistica ed inquietante, perché a leggere il comunicato ufficiale Rai c’è da rimanere basiti! Infatti per il servizio pubblico si è trattato di «una serie di casualità che hanno impedito la messa in onda della versione originale». Poi viale Mazzini si perde in una serie di passaggi di versioni censurate e non della pellicola e il risultato, alla fine, è che viene trasmessa quella censurata, senza che nessuno abbia compreso la gravità dell’atto. Possiamo credere a questa dantesca ricostruzione? La diffidenza anima i nostri pensieri, comunque attendiamo il risultato concreto, ovvero che al più presto la pellicola sia ritrasmessa nella sua versione originale.
Ma vogliamo affondare il coltello nella piaga e rilevare come su Rai Due sono trasmesse serie televisive come Brothers & Sisters , dove la coppia gay si bacia in continuazione in prima serata. Dunque si è trattato di un caso di schizofrenia? No. Sapientemente si sceglie di mandare in onda ciò che non può allarmare certi ambienti, e si colpisce solo quando l’opera culturale (ben diversa dal telefilm) può esser percepita come manifesto politico, come reale assunzione di una tematica, come condivisione di un dramma vissuto a causa dello stigma sociale rispetto alla propria condizione. Il bacetto ci può pure stare, anzi ormai visto che è dispensato in diverse fiction è inevitabile farlo passare, ma una scena dove s’intuisce un rapporto sessuale tra due uomini è improponibile.
Non siamo ingenui, sappiamo come si muovono le censure preventive in ambito di servizio pubblico Rai, quali lobby potentissime, mascherate da sedicenti associazioni di genitori e così via, riescono ad imprimere un certo percorso culturale, sotto l’occhio attento e benevolo d’Oltretevere. Le scuse a denti stretti per un supposto errore di comunicazione interna Rai ci lasciano indifferenti. D’altronde l’andazzo è generale e, quando si lasciano oceani di vuoto, c’è chi con poco li riempe. Di questo le varie sinistre italiane sono responsabili, ma è inutile accanirsi ulteriormente. Tornando a viale Mazzini e alle macchiavelliche spiegazioni possiamo evidenziare che chi ha in testa un determinato progetto culturale coerentemente lo persegue e una delle tattiche migliori è quella di prendere per sfinimento i propri avversari, cercando di assestare duri colpi, salvo poi tornare indietro quando si è esagarato.
Non ci faremo impressionare e anzi, come sta accadendo in questi giorni, dove in decine di città Arcigay sta organizzando sit-in, fiaccolate, azioni dirette contro la presa di posizione vaticana sulla depenalizzazione del reato d’omosessualità, tutto ciò ci può rendere più coesi, più consapevoli del ruolo quasi improprio che stiamo assumendo nel paese. Come Davide (ancora non attrezzati di fionda) ci confrontiamo con un gigante potente, dalle enormi risorse finanziarie, sociali, culturali.
E’ quel gigante, che tra le tante tradizioni che vuole mantenere annovera la preminenza maschile eterosessuale, a dettare la morale, cadenzare i tempi, concedere qualche piccolo spiraglio, per non apparire troppo truce, ma è ben saldo nel conservare nell’arretratezza e nella paura una paese, di cui si stenta ormai a vedere il volto civile.

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