Dalla rassegna stampa Cinema

Cowboy gay censurati. Rai: «Errore tecnico»

Proteste delle associazioni degli omosessuali per i tagli al film “Brokeback Mountain”. Raidue: «Replica integrale»

La polemica

ALLA COPPIA di cow boy omosessuali di “Brokeback Mountain” Raidue ha sottratto il primo amplesso notturno e un bacio appassionato. Che succede: a viale Mazzini è tornata di moda la censura? Di fronte alla versione mutilata mandata in onda lunedì in seconda serata, le associazioni e le comunità gay hanno alzato la voce e le proteste, ottenendo come risposta la giustificazione di un errore tecnico e la promessa solenne di una replica in versione integrale. Dunque: la legge non permette la trasmissione di film vietati ai minori di 14 anni (è questo il caso) prima delle 22,30, così che Raidue aveva chiesto una copia senza vincoli di orario nell’edizione che nel maggio del 2007 era ripassata in commissione ministeriale per ottenere un nulla osta privo di limitazioni ed evidentemente “purgata” di quelle due sequenze per la verità tutt’altro che generose in fatto di nudità e di esplicita crudezza, soprattutto se paragonate a scene di rapporti eterosessuali che l’opera firmata da Ang Lee contemplava anche nel suo contestato approdo al piccolo schermo.
Ma Raidue, così come la settimana prima per “Transamerica”, aveva scelto la collocazione del dopo le 22,30 e dunque non c’era affatto bisogno di allontanarsi dal film originale. Un pasticcio che il direttore di rete Antonio Marano ha spiegato direttamente a Vladimir Luxuria che gli aveva telefonato per chiedere conto della manomissione, anche sull’emozione delle recriminazioni lanciate da Aurelio Mancuso presidente di Arcigay e da Benedetto Della Vedova responsabile dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl.
I toni, prima del comunicato ufficiale della Rai, erano indignati, ricordando come l’emittente di Stato avesse deturpato la pellicola Leone d’Oro a Venezia 2005 oltre che gratificata da Oscar e da Golden Globe. Mancuso perorava l’intervento della Commissione di Vigilanza perché proprio viale Mazzini non favorisse «l’omofobia dilagante in questo paese», mentre Della Vedova rimarcava che se si fosse trattato di un atto censorio contro una relazione omosessuale allora si sarebbe usciti «dai confini del grottesco ed entreremmo in quelli dell’accanimento discriminatorio… È il caso che il presidente Petruccioli spieghi le scelte della concessionaria pubblica». Insomma, il clima era quello dell’ennesima bufera all’italiana che le motivazioni del “disguido” sembrano aver attenuato, grazie anche all’impegno di una nuova messa in onda che non lasci cadere, come giusto, neppure un fotogramma. Tanto rumore per nulla o quasi? Pare proprio di sì, anche se poi nessuno si scandalizza quando le tv tagliano i film per accorciarli a misura di palinsesto o li massacrano di scritte che invitano a partecipare ai provini per la scelta dei protagonisti dei reality show. Senza un’oncia di vergogna spicciola.

i precedenti al cinema

La censura al cinema scatena Da sempre polemiche sul piano del costume e su quello politico.
Il cinema italiano ha tre esempi illustri: dall’alto “La dolce vita” (1960) di Federico Fellini, “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci” (1972) e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975) di Pier Paolo Pasolini

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