Dalla rassegna stampa Cinema

Religulous, dal regista di Borat una bella risata contro le religioni

… Il duo Maher e Cohen fa così emergere in tutta la sua inquietante tragicità la fusione tra fede e patria, tra cristianesimo e nazionalismo, base coriacea per lo scontro annoso tra darwinismo scientifico e fede religiosa…

Torino
Come sta scritto su molti scatoloni da imballaggio: “attenzione, maneggiare con cura”. Religulous , evento infrasettimanale fuori concorso del 26esimo Torino Film Festival, va approcciato con serenità d’animo e sincerità di spirito: pena una nuova jihad, o crociata, o bordata di razzi israeliani sui territori occupati. Perché in Religulous si analizzano razionalmente i presupposti faceti delle principali religioni presenti sul territorio americano, fino a sviscerarne le incongruenze storiche a suon di pernacchie.
Il regista Larry Charles, già autore dell’irriverente Borat , si affida alla presenza in scena del comico Bill Maher (che si dichiara un non credente, cattolico da parte di madre ed ebreo di padre) per scandagliare e confermare la tesi che soggiace all’intera pellicola: la religione cristiana, quella ebraica e quella musulmana sono pericolose fiabe piene di invenzioni per i più fessacchiotti e, ancor di più, miti che incitano a barbare guerre sante. Maher e Charles, videocamera e microfono in spalla, iniziano un percorso on the road che attraversa gli Stati Uniti e non solo. Le armi sono il sarcasmo e le confutazioni logiche. Gli obiettivi i più disparati angoli e luoghi di proselitismo improvvisato della grande madre America. Si inizia dalla Truckers Chapel a Raleigh, North Carolina, dove Maher si intrufola in un container trasformato in chiesetta, rischiando di farsi picchiare da un obeso credente («se metti in dubbio il mio dio, vuol dire che cerchi rogne»); poi si passa al reverendo Cummings, un ex musulmano di colore zeppo di bracciali e anelli d’oro che vende la rivelazione in dvd e pensa che Gesù «vestisse bene come me»; fino al predicatore della Florida, Jose Louis Miranda: «sono Cristo fatto uomo perché discendo direttamente da lui e sua moglie: chi non crede in me è un miserabile». Ogni volta Maher entra nei tempietti, negli uffici, nei retrobottega di questi menagrami martellandoli con una raffica di questioni che mettono in discussione la veridicità storica dei testi sacri e la loro paurosa inattualità: dalle immagini bibliche del profeta Giona inghiottito da un grosso pesce, al serpente che tentò Adamo ed Eva, fino alla sezione “miracoli” tout court. Tanto che di fronte al senatore democratico dell’Arkansas Pryor, fervente evangelista, Maher chiede proprio: «Ma chi ci comanda politicamente crede in queste stupidaggini?», e Pryor risponde: «Non bisogna fare test d’intelligenza per diventare senatori». Maher incita al dubbio, alla riflessione logica, alla confutazione storica, ma di fronte si trova il muro del fanatismo religioso, della fede cieca, e non è un bel vedere e sentire. Il duo Maher e Cohen fa così emergere in tutta la sua inquietante tragicità la fusione tra fede e patria, tra cristianesimo e nazionalismo, base coriacea per lo scontro annoso tra darwinismo scientifico e fede religiosa, vulnus peculiare di una società americana che ancora si crede eletta dal signore.
Religulous finché si avventura nell’affresco folkloristico degli Stati Uniti e delle mille folli declinazioni del credo, rimane opera divertente ed illuminante. Poi quando sconfina nel pamphlet onnicomprensivo, nella presunzione di farsi documento storico inoppugnabile diventa merce della stessa pasta dei soggetti e degli oggetti contestati. Colpa dello stile Michael Moore che, nel tempo, pare aver generato solo disgraziati epigoni. Il duo di Religulous appena si trova in impasse dialettica, si affida alle sovraimpressioni, alle freccette per indicare l’idiota di turno o ancor peggio a mirabolanti soluzioni di montaggio accostando silenzi, ghigni, contraddittorietà: come ad esempio l’interloquire di un imam agli attentati sanguinosi dei kamikaze. Espedienti peregrini che quasi cento anni fa Kulesov ed Ejzenstejn ci avevano insegnato quali possibilità persuasive avessero. In questo modo promuovendo una causa all’apparenza più logica e razionale rispetto ad altre si fomenta solo violente ed inutili polemiche. Non c’è bisogno di riscrivere il senso delle parole degli intervistati con le tecniche artificiali del cinema. Specularmente, la deriva retorica è dietro l’angolo. E alla bella e buona causa dell’agnosticismo, per la quale facciamo il tifo, Religulous così bene, in fondo, non fa. Peccato. Anzi, amen.

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