Dalla rassegna stampa Cinema

“Un mondo a colori”

“Mamma mia!”, il film tratto dal musical inglese

“Mamma mia!” giunge sui nostri schermi a ricolorare di rosa e turchese un momento grigio e nero di una crisi che fatica a rialzare gli umori del mondo. La commedia è tratta dal musical inglese la cui prima fu nel 1999, seguito da rappresentazioni (oltre 20 produzioni) in tutti gli Usa, in Europa, in Australia e in Asia. Nato negli anni ’80 da un’idea della produttrice Judy Cramer, che lavorava ad un progetto sugli Abba con i due componenti della band, Benny Andersson e Bjorn Ulvaeus, il musical e il film vedono la luce dai testi di Catherine Johnson e dalla regia di Phyllida Lloyd. Distribuito in 170 Paesi, 30 milioni di spettatori per un pubblico intergenerazionale, inglese da cima a fondo, così come gli Abba che, benché svedesi, hanno da sempre ottenuto il loro maggiore successo nel Regno Unito; il film è stato prodotto dalla società di Tom Hanks e Gary Goetzman, la Playtone. Un cast d’eccezione: la protagonista, Meryl Streep, oltre ad avere una stupenda voce, già rivelata in “Radio America” di Robert Altman, dà fondo ad un’energia e un’autoironia sorprendenti, rivelando una vis comica (e fisica) inaspettata; non le è da meno l’eccentrica e bravissima Christine Baranski, né Pierce Brosnan, stonato come una campana, ma divertente per la sua ingessata britannicità e il suo giocare con l’imperterrito sguardo da fotoromanzo. Stellan Karksgaard e Colin Firth sono all’altezza del tono da cartolina che implica il libretto e la regia, mentre la musica degli Abba non fa da colonna sonora ma, reinterpretata dagli attori, s’infiltra nella trama, riportando ad una chiave grottesca, ironica e popolare la vicenda melodrammatica, come fu nel capolavoro di Alain Resnais del 1997, “On connait la chanson”. La storia è “Filumena Marturano” al contrario, a dire il vero poco credibile nell’era del Dna: sul finire degli anni ’70 una giovane ragazza (Meryl Streep) concepisce una figlia (Amanda Seyfred) sull’isola greca di Kolokairi da uno dei suoi tre flirt estivi, senza sapere chi dei tre è il padre della nascitura. Venti anni dopo, sua figlia, cresciuta sull’isola dove la madre gestisce camere per turisti, dopo aver letto di nascosto il diario segreto della madre, invita segretamente alle sue nozze i tre papabili padri sull’isola per scoprire finalmente l’identità paterna. L’arrivo dei tre alla veglia delle nozze dà luogo a situazioni da commedia degli equivoci, mentre le due migliori amiche della madre della sposa, giunte anch’esse per la cerimonia, diventano lo spunto per rievocare in alcune delle migliori scene musicali del film gli anni di gioventù perduti, ma manifestatamene goduti. Il politicamente corretto irrigidisce a tratti lo schema e leva un po’ di tenuta al finale: la giovane ventenne non si sposerà più, perché a vent’anni si deve vedere il mondo (più credibile la spinta emotiva della giovane lungo tutto l’arco del film a desiderare la famiglia che non ha avuto), non vuole più sapere chi è il padre, perché ritiene che la sua identità sia dentro di sé (un elogio alle famiglie monomaterne), i padri pure, sono contenti così, un po’ padri un po’ no, ma poi tutto torna secondo i solidi principi vittoriani quando Pierce Brosnan, l’unico marito disponibile fra i tre ex amanti (degli altri due, uno, Stellan Karksgaard, è un impenitente; l’altro, Colin Firth, per rispetto alle quote rosa delle major, è prevedibilmente gay), farà una donna onesta della ex ragazza madre sedotta e abbandonata venti anni prima, infilandole la fede al dito.

Manca, dunque, qualche spregiudicatezza dai luoghi comuni odierni a garantire l’irriverenza necessaria alle grandi commedie; irriverenza di cui non lesinano altri film vicini a “Mamma Mia!”: da “Le Nozze di Muriel” di JP Hogan, del 1994, primo fra tutti a cogliere le possibilità cinematografiche della musica degli Abba (la scena delle amiche che ballano le hit degli svedesi in lycra e paillettes è ripresa del tutto da quella del film di Hogan); “The Snapper” di Stephen Frears, del 1993, in cui una ragazza incinta ignora chi è il padre del bambino, perché troppo ubriaca la sera del concepimento; e l’australiano “Il matrimonio è un affare di famiglia” (2007) di Cherie Nowlan, dove Brenda Blethyn (che avrebbe tenuto testa alla Streep in questo film) interpreta magistralmente una madre incapace d’invecchiare e di lasciare andare il figlio. Riferimenti e correttezze politiche a parte, “Mamma Mia!” brilla di una regia stupenda, i piani sequenza, i colori e il ritmo del film sono allegri e coinvolgenti, il corpo di ballo e gli attori di sfondo di eccezionale professionalità e perfezionismo; mentre, su tutti, plana Meryl Streep, con un sex appeal, una presenza e una voracità interpretativa che resteranno nella storia del cinema americano.

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