Dalla rassegna stampa Cinema

La lezione di Meryl e le coppie di fatto

… I tre uomini, che si conoscono nell’occasione, non esprimono rivalità e, benché uno di loro (il banchiere) dimostri una preferenza maggiore per i ragazzi che per l’altro sesso, non c’è nessuna sotterranea attrazione omosessuale tra loro…

Di “Mamma mia”, di Meryl Streep e della sua compagnia di giro è già stato scritto tutto il bene possibile. In particolare, quanto giovi all’umore delle signore, che se la sono messa via e scoprono che la si può ritirar fuori, e delle fanciulle in fiore che sognano le nozze comme il faut. Ma questo musical travolgente, che piace “senza se e senza ma”, fa pensare in modo inaspettato soprattutto per quanto riguarda i maschi, protagonisti in fondo minori della vicenda.
Mentre si sta preparando alle nozze, la ragazza Sophie, figlia di DonnaMeryl e di un padre rimasto ignoto per le imprevedibili circostanze della vita, legge il diario della mamma, scopre di avere tre potenziali candidati ad accompagnarla all’altare e li invita alla cerimonia per scoprire chi sia il caro papà, di cui ha sempre avvertito la mancanza. Un fatto del genere non accade con frequenza, anche se il presupposto — l’incertezza della paternità biologica — è proverbiale. Ma ciò che colpisce è la facilità con la quale tutti noi l’accettiamo, complici certo le canzoni degli Abba e la strabordante simpatia degli interpreti. La paternità multipla non scatena drammi della gelosia né processi al passato. Merito certo della figura di Meryl, che aveva gestito la tripla liason senza cedere a inutili confidenze e che, poi, si era tirata su la figlia da sola, senza nulla chiedere a nessuno. Ma il dettaglio curioso, che viene accettato dal pubblico nella felicità del film, è la pacifica condivisione della paternità da parte di tre uomini che non esigono monopoli degli affetti a posteriori. Un terzo di paternità va bene a tutti, e tutti e tre si schierano pieni di gioia dietro la giovanissima coppia e davanti al prete, prima stupito e poi compiaciuto e compiacente. I tre uomini, che si conoscono nell’occasione, non esprimono rivalità e, benché uno di loro (il banchiere) dimostri una preferenza maggiore per i ragazzi che per l’altro sesso, non c’è nessuna sotterranea attrazione omosessuale tra loro.
Questa è l’epoca delle prediche papali contro le coppie di fatto e le nuove forme di famiglia, che i giornali prendono sul serio, pur sapendo che chi parla ex cathedra non ha personale esperienza dell’amore. Ed è anche l’epoca in cui si strombazza come una gran cosa il maestro unico, dimenticando che, se erano state esigenze sindacali a portare da uno a tre i maestri elementari, ora sono le esigenze del bilancio pubblico (e non ragioni pedagogiche, false ieri come oggi) a dettare il percorso inverso. L’adesione del pubblico alla storia di “Mamma mia” ci dice che la vita è più grande di come ce la presentano i preti e i ministri.

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