Dalla rassegna stampa Cinema

Scatenata Meryl tra amori e canzoni

La Streep mattatrice in “Mamma mia!”, la fiaba con le canzoni degli Abba, riflessione sul ?68

All´inizio Mamma mia! Sembra proprio un film fessacchiotto, con quello scenario da cartolina e tremendamente pittoresco, le facezie da musical antidiluviano, le stucchevoli canzoncine. Poi, pur restando fedele alle convenzioni e allo scenario di una fiaba musicale (e al musical di successo da cui il film è tratto, con le canzoni degli Abba) che per statuto non brilla per verosimiglianza, il film pian piano cresce di spessore. Donna (Streep) dopo una giovinezza ribelle e vivace si è ritirata sull´isoletta greca dove, da sola, ha faticato a tirare su un albergo e una figlia, Sophie, ora ventenne. La quale, alla vigilia delle nozze e dopo aver appreso dal diario di mamma letto di nascosto che proprio lì, vent´anni prima, Donna visse una dopo l´altra tre grandi storie di libero amore, spedisce tre lettere di invito al matrimonio ai tre uomini sconosciuti. Sperando così di poter sapere finalmente chi è il padre mai conosciuto. Ne deriva, vagamente goldoniana e sempre attraverso gli intermezzi cantati e ballati, una sequenza di scontri e riconoscimenti, agnizioni che si rivelano false piste, equivoci, spiegazioni, nostalgici tuffi nel passato, che contiene in sé e secondo le modalità dello spettacolo leggero e brillante il confronto tra due generazioni.
In fondo lo stesso tipo di operazione che stava nascosta tra le pieghe di un altro spettacolo hollywoodiano uscito sui nostri schermi solo qualche settimana fa, The Rocker. Da una parte la generazione dei genitori convinta di aver cambiato il mondo e tutta fiera di un passato giovanile ribelle e anticonformista, dall´altra quella dei figli che sono invece ingabbiati nelle regole sociali, rinunciatari, privi di grandi ambizioni. Per dire però che le cose non stanno proprio così rozzamente. Il film lo dice indagando nei risvolti delle rispettive motivazioni, scelte, comportamenti, aspettative – della mamma e della figlia: la prima forse è semplicemente fuggita da ciò che rivendica orgogliosamente di aver rifiutato, la seconda forse si sta accingendo a un passo che non è lei a volere ma sua madre – sciogliendo infine il nodo in un colpo di scena che ribalta la situazione. E sullo stesso scenario da favola s´insinua il dubbio: non esistono luoghi felici per definizione, specialmente se sono rifugio dalle scelte adulte (Donna) o destino subìto (Sophie).
Meryl Streep domina la scena come una regina incontrastata e i tre partner maschili, i “tre padri” che sono accorsi alle nozze dalle loro rispettive e lontanissime vite perché non hanno mai dimenticato e hanno sempre continuato a rimpiangere ciò che da giovani vissero lì, sembrano adattarsi docilmente e volentieri a un compito un po´ ornamentale. Curioso che, qui come anche in The Rocker, la dialettica tra passato “eroico” e presente grigio non faccia più canonico riferimento ai mitici anni 60 o ai turbolenti 70, ma a vent´anni fa. Cioè agli anni 80. Ma non erano stati il peggio del peggio? E´ proprio vero che tutto è relativo.

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