Dalla rassegna stampa Cinema

Nel deserto dove svernano i senzatetto

Il documentario dell´italiano Gianfranco Rosi “Below sea level” girato nei pressi di Los Angeles … il travestito Cindy, veterano del Vietnam che ha avuto sei mogli e due figli, e che vive lì facendo la parrucchiera, pulita, cortese, mai ubriaca…

Una comunità di seimila pensionati sotto il livello del mare

Ci si aggira smarriti tra finzione e realtà. E non è sempre facile distinguere l´una dall´altra. Esci dal Pranzo di Ferragosto di Di Gregorio (finzione) e pensi di essere stato in casa di un amica di tua nonna. Poi irrompi in Below sea level di Gianfranco Rosi (documentario, in Orizzonti) e ti dici: però, che attori straordinari ha trovato. Perché non pare possibile che in un deserto a quaranta metri sotto il livello del mare, a tre ore d´auto da Los Angeles quasi ai confini con il Messico, viva accampata una comunità di senzatetto, scoppiatoni, anarchici individualisti, poeti, ubriaconi, senza luce né acqua corrente. In roulotte, vecchi autobus e anche automobili svernano più di seimila pensionati (ne approfittano per andare in Messico a fare cure mediche a buon mercato); ma, quando in Canada torna il caldo, «sotto il livello del mare» rimangono in meno di dieci. «Dove, al cinema, finisce la finzione e inizia il documentario? Potremmo discuterne per mesi» dice Rosi, alla sua opera prima, ma già autore di corti. In quella sgangherata comunità il regista ha vissuto per quattro anni: due-tre mesi alla volta, in un camper.
Si è guadagnato la fiducia di tutti. Il primo che ha incontrato è stato Insane Wayne, Wayne il pazzo. E poi tutti gli altri ai quali, pian piano, con discrezione, lascia raccontare la storia: Ken che vive in un vecchio autobus e ha scelto quella vita perché nella commedia umana non vuol trovare posto; la super borghese Lily, che pratica la medicina cinese, fuggita lì perché il marito le ha tolto il figlio (l´unica che vorrebbe tornare indietro); Mike che scrive canzoni e ha perso la figlia in un incidente d´auto; Carol, compagna di Wayne, il cui figlio si è preso nel cuore la pallottola a lei destinata; il travestito Cindy, veterano del Vietnam che ha avuto sei mogli e due figli, e che vive lì facendo la parrucchiera, pulita, cortese, mai ubriaca; Sterling che non è del gruppo, ma che li frequenta tutti quando con il suo furgone porta loro l´acqua potabile. Straordinario il lavoro del montatore, Jacopo Quadri: Rosi gli ha messo davanti 120 ore di girato e insieme hanno scelto il ritmo del film.
All´inizio si ride di quegli eccentrici mattacchioni, poi le storie si mettono a fuoco e allora c´è davvero poco da ridere. «Se dessi le 120 ore a 120 montatori verrebbero fuori 120 film tutti diversi» dice Rosi che per il suo emozionante documentario non ha ancora trovato un distributore italiano.

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