Dalla rassegna stampa Cinema

L'onestà e la violenza secondo Schroeter

La pellicola racconta una sferzante parabola su potere e guerra ambientata nella ipotetica città di Santa Maria

Lo stile del maestro del Nuovo Cinema Tedesco è anticonvenzionale

VENEZIA – È stata accolta da qualche fischio la proiezione in anteprima per la stampa di «Nuit de chien» di Werner Schroeter, che passa in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Durante i 110 minuti della proiezione sono stati molti gli spettatori che hanno abbandonato la sala. Nella proiezione riservata ai giornalisti qualcuno ha anche provato a recuperare qualche minuto di sonno. Eppure il film ha convinto molti critici presenti e in conferenza stampa, il regista di origine tedesche, gli interpreti Pascal Greggory e, Amira Casar, lo sceneggiatore Gilles Taurand e il produttore Paulo Branco sono stati applauditi.

IL TEMA – L’onestà umana può trasformarsi in violenza. È questa la sintesi del film di Werner Schroeter. La sceneggiatura di «Nuit de chien» è tratta dall’omonimo romanzo del 1943 dello scrittore uruguaiano Juan Carlos Ometti, a sua volta ispirato a un episodio della guerra di Spagna. La pellicola di Schroeter racconta una sferzante parabola su potere e guerra ambientata nella immaginaria città di Santa Maria (nella realtà Porto). Nell’atmosfera apocalittica di una città in stato d’assedio, Ossorio (Greggory) deve affrontare il crudele capo della polizia politica. La sua città è devastata dalla violenza e lui non la riconosce più. È ossessionato da una donna, un fantasma femminile che non incontrerà mai ma che lo spingerà verso la metamorfosi da uomo onesto a delatore. Incontrerà anche una bambina, Vittoria (il cui nome è simbolico) di 11 anni, anche lei vittima di un’ossessione: quella per il padre. Condivideranno i loro fantasmi.

IL REGISTA – Lo stile del maestro del Nuovo Cinema Tedesco è anticonvenzionale. Aveva raccontato l’arte, la lirica («Poussières d’amour»), l’umanità marginale («Palermo oder Wolfsburg»), adesso ha diretto «Nuit de chien». La vicenda si svolge tutta in una notte. L’opera, come la chiama lui, è stata girata per 18 settimane dalle 18.30 della sera alle 6.30 della mattina e per questo, secondo il regista, si respira un’atmosfera magica. Anche la musica è fondamentale nel film: Wagner, Verdi e il fado. Werner Schroeter, presentatosi in conferenza con il solito cappello nero, ha spiegato che la scelta della musica è stata essenziale perché «fa parte della nostra cultura e io sono profondamente europeo». «Il film parla della violenza, della distruzione e del fallimento, dello ieri e dell’oggi. Ho scelto di girare nella città di Porto che nel film è Santa Maria – ha spiegato ancora Schroeter – perché era perfetta per ricreare una commistione tra antichità e modernità. La frase più forte di tutto il film – ha aggiunto – è “sono stato un uomo onesto”: sono tutti uomini onesti prima dell’apocalisse, come nella Germania prima del Terzo Reich, ma poi finiscono per distruggere se stessi e gli altri».

FUTURO VIVIBILE – Secondo Schroeter il protagonista, Ossorio, somiglia a un rivoluzionario come Che Guevara che, «man mano che la sua ossessione progredisce, perderà la coscienza sociale e l’equilibrio. Rimane l’interrogativo se sia ancora possibile costruire un futuro vivibile». La lingua del film di Schroeter è il francese, perché, ha spiegato lo stesso cineasta tedesco, «il francese conferisce sensualità e inoltre è una lingua molto intellettuale». Anche l’attrice Amira Casar ha sottolineato l’armonia che si è creata sul set. «C’erano attori dilettanti, portoghesi – ha spiegato -, ma Werner a saputo imporre un’atmosfera di poesia e di rigore. Ha voluto puntare in alto e noi siamo diventati come acrobati, pronti a entrare nel regno della poesia e ad essere manipolati». Il produttore Paulo Branco si è detto felice di questa avventura. Werner è andato al di là di tutte le mie aspettative. Ha fatto un opera fedele a Onetti – ha aggiunto –, per poi trascenderla».

02 settembre 2008

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