Dalla rassegna stampa Cinema

Charlize, colpe e delitti «Nel film la mia vita»

La superstar in concorso con «The burning plain» Ed è duello con Kim Basinger nel ruolo della madre

VENEZIA — Un melodramma d’amore e morte, passioni e ossessioni. E’ The burning plain che segna il debutto nella regia dello scrittore e sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga. «E’ la vita – dice la protagonista Charlize Theron — in tutta la sua complessità e le sue zone grigie a generare azioni e reazioni che non sempre si possono giudicare solo razionalmente o su un piano etico ». Charlize è la star del giorno al Lido: si concede un bagno di folla di oltre un quarto d’ora, è accolta con un tifo da stadio da parte di fan in attesa da lunghe ore.
Sembravano fatti per incontrarsi Arriaga, lo scrittore che ama le scomposizioni del tempo, tra
flash back dal passato al futuro (e ha il senso ora tragico ora felice delle casualità del destino) e Charlize. Ossia l’attrice premio Oscar, dalla bellezza solare, che nasconde nella forza delle sue interpretazioni e nel suo passato di ragazza nata in Sudafrica (e segnata dall’uccisione del padre alcolista e violento da parte della madre) zone di inquiete ombre da realistico melò. Entrambi sembrano amare situazioni e personaggi estremi. Insieme hanno girato in villaggi riarsi e sperduti nel Nuovo Messico o nell’Oregon. Nel film ci sono tre ritratti di donna interpretati dalla madre Kim Basinger, dalla figlia adolescente (Jennifer Lawrence), che poi diventa una giovane (la Theron) in fuga dal passato pieno di ferite e sensi di colpa. Tessono quello che Charlize definisce: «Il mistero della vita fatto di azioni e reazioni, pietà e violenza, sofferenza e fughe». Aggiunge: «Il senso del paesaggio con tutte le sue violenze naturali e una prospettiva cosmica del fato ha una importanza fondamentale nell’intreccio della storia».
Arriaga ricorda di essersi formato sul cinema italiano: «Per tre pesos passavo le giornate a vedere film: De Sica, Antonioni e le commedie vere e veraci con Lando Buzzanca ». Cita Sofocle e Shakespeare per spiegare «la sottile linea che divide la felicità dal dolore». Charlize invece dichiara: «Ci deve sempre essere qualcosa che mi riporta alle mie verità nei personaggi che scelgo». Spiega: «Ho voluto, e sono anche produttrice esecutiva della pellicola, diventare Silvia, che, dietro una nuova identità, resta incapace di liberarsi dal passato. Il mio personaggio è colpevole anche per aver provocato la morte della madre e del suo amante e di aver abbandonato la figlia avuta dal secondogenito dell’odiato uomo che aveva scardinato la sua famiglia, generando uno scandalo». Delitti in famiglia. Come è effettivamente avvenuto nel caso della star hollywoodiana.
Entrambi citano anche scrittori come Faulkner e Steinbeck, e i loro romanzi, che proprio come The burning plain sono sempre ambientati su sfondi rurali dell’America. E hanno parole d’elogio per l’assente Kim Basinger, che sul set a Las Cruces in New Mexico, aveva dichiarato: «Non ho certo avuto timore a 50 anni passati di rimettere in gioco il mio corpo di donna matura in una storia che scava nella vita di una moglie e madre. Si può non voler rinunciare a una passione capace di regalare felicità e alti prezzi».
Dice Charlize: «Le cittadine di confine tra il Messico e l’America rivelano anche mondi diversi. A volte basta spostarsi di poche miglia per confrontarsi con realtà opposte. Non ho mai timore dell’apparente banalità del melodramma e degli scambi tra esseri umani: sono pronta a viverli, da donna e da attrice. Sebbene ambientato in una realtà diversa, sono certa che l’Italia saprà sentire questa storia in tutta la sua forza viscerale». Il film, che batte bandiera americana, ma ancora non ha una distribuzione per gli Usa, sarà lanciato in Italia a novembre dalla Medusa.

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