Dalla rassegna stampa Cinema

L´Iran non è un paese per transessuali

Nella sezione Orizzonti il sorprendente “Tedium” del regista Bahman Motamedian

La ragazza costretta a licenziarsi dal lavoro perché non si trucca, non ha un fidanzato, gira in motorino: è poco femminile. Il ragazzo che torna in famiglia dopo quattro anni e poiché ha i capelli lunghi, gli occhi truccati, cosmetici, vestiti e veli da donna nel bagaglio, la madre lo chiude a chiave finché «non tornerai uomo». Sono un paio delle storie di vita raccontate dal regista iraniano Bahman Motamedian nel film a sorpresa di Orizzonti Tedium. Vite di transessuali che hanno in comune il rifiuto da parte della famiglia, la derisione, la difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro, la condanna come pervertiti, il destino di guadagnarsi da vivere prostituendosi. Ritrovano il sorriso e un po´ di serenità solo quando escono dalla solitudine e, in gruppo, si confrontano sul piacere di vestirsi al femminile e di truccarsi, sul desiderio di essere guardati da qualcuno dello stesso sesso e sul sogno di essere abbracciati, scelti, amati.
Fare un film sui transessuali in Iran «è un´impresa particolarmente difficile, una sfida, mi sono sentito più un combattente che un cineasta», dice Motamedian nelle note di regia. «Ho dovuto stare attento a non cadere nella trappola degli slogan politici e nello stesso tempo mostrare gli aspetti più complessi della società in cui vivo». Il film si sofferma sull´atteggiamento della società nei confronti del «diverso» e, dice il regista, «tutto è reso più complicato dal fatto che in Iran è molto forte la cultura tradizionale». Forse la frase più incisiva sulla cultura iraniana, la pronuncia guardando in macchina uno degli intervistati: «In un altro paese avrei fatto l´operazione per cambiare sesso. Ma qui che ci guadagnerei a raggiungere gli stessi diritti di mia madre e mia sorella?».
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