Dalla rassegna stampa Cinema

Il disertore di Hollywood - Fuga dall'Iraq: il cinema trasforma in un vero eroe il sergente che rifiutò la guerra

…Stop-Loss (presto sugli schermi italiani) ha segnato il ritorno dietro la cinepresa dopo nove anni di Kimberly Peirce, la regista di Boys don’t cry, rivelazione agli Oscar 2000…

Il caso «Stop-Loss» di Kimberly Peirce porta sullo schermo l’inquietudine di tanti soldati americani. Ryan Phillippe protagonista

LOS ANGELES — Tra tanti personaggi da fumetto si aggirano nel cinema americano alcuni uomini veri che raccontano le lacerazioni provocate dalla guerra in Iraq, le difficoltà del ritorno a casa. È il caso di Stop-Loss, basato sulla storia vera del sergente Brandon Hughey, il primo «disertore» del conflitto iracheno, interpretato da Ryan Phillippe.
Stop-Loss (presto sugli schermi italiani) ha segnato il ritorno dietro la cinepresa dopo nove anni di Kimberly Peirce, la regista di Boys don’t cry, rivelazione agli Oscar 2000. Il film ha catturato l’attenzione degli studenti dei college e della generazione di YouTube che da tre mesi trasmette spezzoni della pellicola e i video dei soldati con i quali inizia il racconto. Kimberly ha deciso di dirigerlo dopo che suo fratello 18enne era partito per l’Iraq e dice: «Sulla Rete la pellicola ha provocato forum e dibattiti. Ricevo centinaia di messaggi: “È un film vero perché affronta il ritorno a casa da Bagdad e il dramma di una o più generazioni”».
Spiega la Peirce: « Stop-Loss era diventato una autentica esigenza non solo per la decisione di mio fratello di andare in Iraq. Volevo raccontare i problemi della guerra visti dagli occhi di chi decide di viverla e poi di evitarla. Sono centinaia i soldati in Usa che, come il mio protagonista originario del Texas, quando ricevono l’ordine di tornare in Iraq, rifiutano di partire e sono costretti a vivere come fuggiaschi. Diventano «Awol» ( absent without official leave) un marchio da disertori che li segna per sempre. E molti di loro, al ritorno, si scoprono incapaci di affrontare la vita quotidiana».
La regista ha avviato la preparazione della pellicola con interviste a famiglie devastate dalla «casualità» della guerra. «L’ho concluso pensando che il protagonista è un outsider. Ryan Phillippe è stato l’attore ideale per l’interpretazione di una virile vulnerabilità, che mi ricorda quella di un giovane Paul Newman». Ryan ha ricevuto critiche ottime e dice d’aver vissuto con totale adesione il ruolo di Brandon King: «Il mio sergente, dopo ben due round in Iraq, desidera solo un ritorno alla vita civile. Viene accolto dalla sua cittadina come un eroe, con una parata, ma poco dopo riceve l’ordine di ripartire per la guerra. E’ una vittima dello stop-loss (il ritorno obbligatorio nelle zone di combattimento), un abuso su tanti giovani. Ho parlato con decine di loro e le reazioni sono spesso contrastanti. Un sergente per esempio, anche se in un’azione ha perso un arto, mi ha detto: “Sono ormai pacifista, ma voglio tornare in Iraq per la mia truppa, che è ancora là”».
Kimberly Peirce sin dal 2003 ha iniziato a lavorare al copione di quello che pensava sarebbe diventato un documentario. Poi è stata scelta la formula del film. I flash back dei combattimenti sono stati in gran parte girati in Marocco, uno durante il Ramadan. Spiega il protagonista: «Mi sentivo male all’idea della finzione in un quartiere con tanti bambini. La guerra in Iraq ha coinvolto ormai tanti giovani. Molti soldati veri sono sullo sfondo delle sequenze perché hanno chiesto di partecipare».
Che cosa, negli incontri con loro, l’ha colpita? «Mi hanno detto in coro: “Se cerchi di riprendere le strade che percorrevi prima della guerra, non ne sei più capace: ti sembra che non portino più da nessuna parte”. Io ho anche “vissuto” profondamente il film per la storia militare della mia famiglia: mio nonno è stato in prima linea durante la Seconda Guerra Mondiale, mio padre era nella Navy durante il conflitto in Vietnam.
Quando seppi che Clint Eastwood aveva intenzione di girare il film Flags of Our Fathers
gli scrissi per dirgli quando per me fosse importante ottenere una parte. Ebbi il ruolo, lo feci mio dalla parte dei soldati, come in Stop-Loss.
Solo che in questa guerra non c’è più onore, non ci sono ideali».
Sul set Ryan ha conosciuto l’attrice australiana Abbie Cornish (ora impegnata nel nuovo film di Jane Campion sull’amore tra il poeta John Keats e Fanny Brawne). Sembra che l’attrice sia all’origine della separazione da Reese Witherspoon. Ma Ryan è disposto solo a parlare del film. «Il tempo libero — dichiara — è per i miei due figli. Spero che non debbano vivere alcuna guerra. Anche se dopo il Vietnam i miei genitori auguravano lo stesso futuro a me e alle mie tre sorelle. Eppure non è stato così».
Giovanna Grassi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.