Dalla rassegna stampa Cinema

«Of time and the city» di Terence Davies.

…Terence Davies, classe ’45, l’inglese dall’umorismo perfetto, poetico e sognatore che girò venti anni fa Distant voices still lives ci accompagna con il suo cinema in un posto non più aperto al pubblico. Il passato. …

Cannes

Un altro «giurassico», Terence Davies, classe ’45, l’inglese dall’umorismo perfetto, poetico e sognatore che girò venti anni fa Distant voices still lives ci accompagna con il suo cinema in un posto non più aperto al pubblico. Il passato. Liverpool, la sua città nel film della selezione ufficiale Of time and city. Colonna sonora tra Brahms e i Beatles, citazioni, poesie, aforismi, voce fuori campo andante con ritmo, Davies inanella fotogrammi in bianco e nero della città, quella della sua infanzia-adolescenza, prende a bersaglio la corona e la chiesa e viaggia tra le bellezze architettoniche, le statue e le spiagge di una «vacanza a buon mercato» per la gente di Liverpool.
Stonano le vesti arabescate del papa e della regina con gli striminziti abitucci di donne e bambini del dopoguerra, e gli alveari di cemento con il sontuoso paesaggio urbano. Nostalgia che ripulisce dalle atrocità della storia, niente lotte dei portuali, dei lavoratori neri al centro di un’ondata razzista negli anni ’50, niente scontri sindacali. Forse il bambino Terence non ricorda o non vide com’era la sua città se non in questa sinfonia dove i colori si accendono come segnali di allarme. È arrivata la modernità. E se i famosi quattro all’inizio non erano che un fenomeno locale, Davies già allora preferiva la musica classica… così fa ballare un gruppo di teenager scatenati con accompagnamento di violini. Giochi di memoria ma anche di sarcasmo per la sua perdita. Raccontare il Novecento è un leit-motiv dei film di Cannes 61, ma come nel cinese Jia Zhang Ke di 24 City la nostalgia è anche un’arma critica per il presente, la sapienza della fabbrica contro il cinismo dell’attualità, il sacrificio di sé contro il sacrificio degli altri per il proprio benessere. L’esperienza dei «vecchi» la racconta anche Raymond Depardon nel suo canto contadino La vie moderne, testimonianze di centenari tra le pecore dell’Occitania, ultima chance per leggere l’oggi, che domani è già un ricordo.

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