Dalla rassegna stampa Cinema

CANNES Sesso esplicito nel filippino «Serbis»

Fellatio sullo schermo – Raccontando i vizi segreti di una famiglia la cinepresa di Mendoza è «neorealista»

CONCORSO

È dal 1984 che le Filippine non avevano un film in gara per la Palma d’Oro e adesso arriva Serbis (che vuol dire «servizio») di Brillante Mendoza, bizzarra e tagliente film drammatico che racconta la storia dei Pineda. Una famiglia che tira avanti gestendo un vecchio cinema di periferia con i cartellone film porno. Casa e bottega, come si dice, dato che i Pineda abitano nello stesso edificio che ospita la sala a luci rosse. Mamma Nanay Flor, la figlia Nayda, il cognato Lando e la figlia adottata Jewel fanno i turni al botteghino e al punto ristoro. I nipoti Alan e Ronald si dividono i compiti di attaccare e dipingere i cartelloni e di proiettare la pellicola. Nanay sta aspettando la sentenza contro il marito, accusato di bigamia, che dovrebbe essere emessa a giorni. In questo contesto, si svolge la storia con l’occhio della cinepresa che scruta la vita di ogni componente della famiglia durante la routine quotidiana. Vizi segreti e pratiche domestiche, rapporti economici e sessuali. Ecco, proproprio su quest’ultimo aspetto la pellicola di Mendoza rischia di far saltare sulla sedia più di uno spettatore: a uno sguardo ravvicinato, infatti, sembra che certe pratiche siano proprio reali. Insomma, da film porno. Con fellatio che forse non sono così da fiction… Vuoi vedere che Mendoza si è messo a rileggere il neorealismo a luci rosse?

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