Dalla rassegna stampa Cinema

Foster l'antidiva: «Amo il cinema, ma che stress»

L’attrice, ieri in tv da Fazio, è in Italia per presentare «Alla scoperta dell’isola di Nim», in cui recita un ruolo brillante
«Due film all’anno stanno diventando troppi. Farò la produttrice. Il mio lavoro migliore? “Il silenzio degli innocenti”»

roma – Jodie Foster, tanto brava quanto ostica. Una vita passata in trincea, una famiglia ingombrante quanto la sua carriera, splendida e difficile. E lunghissima (recita dal 1972, dall’età di 10 anni, al cinema e in tv ancora prima). È difficile starle dietro, quanto farle la domanda giusta. Pone il veto su Olimpiadi, politica e sessualità.
Eppure si sa che difende i diritti umani, è una democratica convinta e dal 1993 convive con Cydney Bernard, produttrice conosciuta sul set di Sommersby. Insieme crescono due figli, nati da Jodie nel ’98 e nel 2001, di padre sconosciuto. «Sono spaventata dal poter diventare un’icona gay» ha detto, ma lo è già. Ha molte paure, eppure passa per essere una lady di ferro, fuori e dentro al set. Poi vedi la sua cinematografia e scopri che anche nell’ultimo film (Alla scoperta dell’isola di Nim, in 305 sale italiane da venerdì scorso), una commedia in cui lei è goffa e buffa, ha un carattere maniacale e pieno di piccoli e grandi terrori. «Ho interpretato molti ruoli che avevano a che fare con fobie, ansie e inquietudini, ma nella vita sono coraggiosa, – ha affermato l’attrice in un incontro con degli studenti organizzato dalla Festa del Cinema di Roma- l’unica paura vera e che mi rende nevrotica sono i negozi, lo shopping, dopo cinque minuti mi sento male e devo fuggire, anche se ho davvero bisogno di comprare qualcosa».
È decisa, non svicola le domande come molti suoi colleghi. O ti sbatte in faccia un rabbioso no comment oppure si apre. Il silenzio degli innocenti è il mio miglior film. Una sceneggiatura impeccabile, un feeling con Anthony Hopkins unico». Il peggiore? «Non lo dirò, magari non ve ne siete accorti. Ma in un film sono davvero pessima, è il mio solo rimpianto. Ma ero troppo giovane e senza un soldo». Vive i suoi film come una professione ma anche come un’esperienza di vita. «Mi affascina questo continua sopravvivenza emotiva. Ogni volta mi sembra di non farcela, ogni volta mi chiedo: e ora cosa affronterai? Chi diventerai?». È contenta del suo ultimo film. Un’opera leggera, in cui sorride spesso. «Finalmente una commedia, era da 15 anni, da Maverick, che la cercavo. È bello aver fatto qualcosa che posso mostrare ai miei figli. Per una volta potranno vedere la mamma in sala! La tempistica della commedia è molto diversa da quella del dramma. Il mio approccio a questo genere è molto istintivo, se lo razionalizzi troppo, alla fine, rischi che il risultato non sia granché». E se ieri si è aperta con il rassicurante Fabio Fazio a Che tempo che fa, nell’unica intervista mai concessa in uno studio televisivo, ha rivelato che ora si prenderà un periodo di pausa, dopo decenni, dalla recitazione.
«Negli ultimi dieci anni e soprattutto ora che ho dei bambini cerco di prendermi più tempo per me stessa tra un film e l’altro. Ho raggiunto diversi obiettivi e siccome il cinema pretende molto da me, mi ci vuole un po’ per riprendermi. Nell’ultimo anno ho girato due film, troppi – conclude Jodie (in verità si chiama Alicia Christian, il soprannome deriva dall’abbreviazione della compagna della madre Jo Dominique, per lei zia Jo D.). Per un po’ penso di non volere recitare e mi concentrerò, invece, su un progetto in cui impegnarmi sia come regista che come produttrice».

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