Dalla rassegna stampa Cinema

Claudia Cardinale "I miei settant´anni vissuti con l´energia di una ventenne"

… Non ho mai voluto vivere in America, ma avevo amici, ero legata a Burt Lancaster e a Rock Hudson. Con lui uscivo spesso, farmi vedere con lui era un modo di contrastare i pregiudizi cattivi sulla sua omosessualità»…

La voce

Domani la festa con i figli, Squitieri e pochi amici: “Non amo i compleanni” L´attrice sta per tornare sugli schermi con il remake francese di “I soliti ignoti”

È stato Federico Fellini, il genio, a “restituirmela” Non volle che in “Otto e mezzo” fossi doppiata dovevo essere Claudia
Vedo le rughe, i segni del tempo. Ma non mi rendono malinconica mi riconosco e basta E non amo i “ritocchi”
Ho avuto fortuna, ho lavorato con i grandi E il cinema mi ha permesso di vivere una vita ricca di occasioni

Una cena a casa di Gilles Jacob, il presidente del festival di Cannes, pochi amici, i figli, Pasquale Squitieri, suo compagno da 35 anni. Tutto qui per i settant´anni di Claudia Cardinale, che cadono domani. Ma, dice lei, «per me è anche troppo, non mi sono mai piaciuti i compleanni, non amo le scadenze. Certo che nessuno è felice del tempo che passa, ma è vero che per me settant´anni non hanno un significato particolare, non li sento addosso. Da tre, quattro anni continuo a girare per il mondo, non mi rendo conto dell´età, ho dentro un´energia pazzesca, da ventenne. Eppure, guardandomi allo specchio, vedo le rughe: i segni del tempo e della vita ci sono tutti, ma non mi rendono malinconica, mi riconosco e basta. Non ho mai voluto ritocchi e aiuti della chirurgia plastica, non sopporto il rischio di guardarmi e non capire bene chi sono».
Claudia Cardinale è al telefono da Parigi, con la sua voce ruvida e calda, oggi inconfondibile, un tempo negata sullo schermo perché agli inizi della carriera la ritenevano “poco cinematografica, non impostata e con leggero accento francese. «È stato Fellini, il genio, a “restituirmela”, non volle che in Otto e mezzo fossi doppiata. La ragazza che facevo si chiamava Claudia, per lui ero io e dovevo esserlo fino in fondo», dice evocando uno dei tanti ricordi che affiorano scomposti in una conversazione che lei vorrebbe solo sul presente. Sugli impegni con l´Unesco, come ambasciatrice per le donne e per l´ambiente, i viaggi in Africa «dai quali torno sconvolta, ma imparo ad apprezzare la vita». Sul lavoro, l´ultima commedia girata, Cherce fiancé tous frais payés, Il filo, il film che girerà in Tunisia tra breve – «una storia molto attuale: faccio una donna borghese che sposa un rivoluzionario musulmano» – il progetto del remake per la tv francese di I soliti ignoti con l´amico Jacques Perrin», della gioia di poter lavorare con Gianni Amelio che «mi ha chiesto di partecipare a Il primo uomo, il film che farà su Albert Camus, in cui sarò la madre dello scrittore, una donna semplice, analfabeta, ma di grande forza».
La forza è una qualità che le appartiene, che le ha permesso di attraversare le fasi difficili della sua vita senza arrendersi mai. «Sono stata molto fortunata, ho cominciato a lavorare nel momento d´oro del cinema italiano, ho lavorato con i più grandi. Il cinema mi ha permesso di crescere, di vivere una vita bella e ricca di occasioni». Tutto è cominciato per un colpo di vento: «Avevo 15 anni, a scuola partecipai a un documentario su Tunisi, avevo il volto coperto dal velo ma nell´ultima inquadratura un colpo di vento ha scoperto la mia faccia e qualcuno l´ha notata».
E pensare che con la sua timidezza scontrosa, all´inizio si era rifiutata al cinema per due volte. «Quando vinsi il concorso di più bella italiana di Tunisi, il premio era un invito alla Mostra di Venezia. Ci andai con mia madre, ma scappai dopo due giorni. Qualcuno telefonò a mio padre, mi convinsero a frequentare il Centro Sperimentale, ma non ci stavo bene, dopo un po´ sono ritornata a casa, a Tunisi. Volevo studiare, volevo fare l´insegnante nel deserto».
Finché è arrivato Franco Cristaldi. Se la vita della Cardinale si dividesse in capitoli, con Cristaldi comincerebbe il secondo, “la diva”. Con I soliti ignoti di Monicelli comincia una carriera intensa, tre, quattro film all´anno nel miglior cinema italiano degli anni ‘60 e ‘70. «Vivevo di lavoro, ero controllata e protetta, segretaria, autista, Rolls Royce, accompagnatore fisso: le mie giornate erano tutte organizzate». Cristaldi è stato anche suo marito. Un grande amore? «Come si fa a dirlo? Penso di sì, con lui sono stato sotto contratto per 17 anni». A quel periodo appartiene l´esordio nel cinema Usa, che «ho avuto modo di ricordare poco tempo fa a Milano, dove la United Artists, ha celebrato 99 anni di attività. Con loro avevo fatto La pantera rosa con David Niven, un grande signore. Ha fatto anche Il figlio della pantera rosa, la madre di Benigni, altro genio. Non ho mai voluto vivere in America, ma avevo amici, ero legata a Burt Lancaster e a Rock Hudson. Con lui uscivo spesso, farmi vedere con lui era un modo di contrastare i pregiudizi cattivi sulla sua omosessualità».
Il terzo capitolo comincia nel ‘74, il film I guappi, l´incontro con Squitieri, «la scoperta della libertà. Pasquale mi ha affascinato con la sua cultura e la sua forza, mi piacciono gli uomini forti, mi piace la lotta, litigare e poi fare pace. Con Franco non era così». Non fu una scelta facile, Cristaldi era il presidente dei produttori, per il mondo del cinema era una follia la scelta di Claudia, anche per via dello “scandalo” di Patrick, il figlio che aveva avuto a 17 anni e che decise di riconoscere dopo che per anni era conosciuto come fratello. «Non potevo più vivere nella menzogna, non è stato facile, mi ha aiutato l´amore per la verità. Poi la cosa buffa è stata che Patrick ha avuto una bambina, Lucilla, nel periodo in cui nasceva mia figlia Claudine: nonna e madre nello stesso tempo», ricorda divertita. «Pasquale è l´uomo della mia vita, il rapporto importante», dice e se in un´intervista lui ha dichiarato di avere altri rapporti supponendo la reciprocità, lei nega risoluta: «Mai, non l´ho mai tradito. Chirac? La stampa pettegola ci ha provato, ma era pura invenzione. Sarò antica, ma sono così».

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